12 ott 2014

Sior paron dalle belle brache bianche caccia le palanche.

(“la Repubblica” del 5 ottobre scorso)

Eugenio Scalfari insiste ed il titolo del suo editoriale è già un programma: “Sior paron dalle belle brache bianche caccia le palanche”.

Il contenuto verte, tra l’altro, sul fatto che il lavoratore- imprenditore ( nuova definizione di padrone attribuita  a Squinzi presidente di Confindustria ) avrebbe in azienda tutto il potere se l’art.18 dello statuto dei lavoratori fosse abolito (ndr: ma il governo non è su questa strada). Quindi siccome il potere comporta doveri, il lavoratore-imprenditore cacci le palanche (soldi) per fare funzionare l’impresa, mentre lo stato compensa i licenziati con sostegno economico, ed anche per la dignità perduta operando perché ci  sia altro lavoro.

Questa sintesi trova conferma nella chiusa dell’editoriale: “Caro Squinzi, lei dice a volte cose molto sensate e a volte – mi permetta di dirlo – alcune sciocchezze. I padroni ci sono sempre ed oggi semmai sono più forti e più ricchi di prima e questo è un punto sul quale lei di solito sorvola ma che rappresenta uno degli aspetti essenziali per risanare la struttura economica e politica di questo Paese”.

Michele Serra ne “L’amaca” riporta una buona notizia  che ha a che fare con lavoro e risparmio.

Milano sta sostituendo le tradizionali lampadine e i neon dell’illuminazione pubblica con i “led” che consentono di risparmiare il 50% di energia elettrica.

Il giornalista ricorda che sarebbe bello ed utile che i media cogliessero questi positivi cambiamenti mentre hanno luogo, così da stimolarne di analoghi anche in settori diversi.

E conclude: “Se è stato possibile sostituire milioni di lampadine con milioni di led, perché non immaginare  di poter sostituire milioni di titoli su zio Michele o sul matrimonio di Clooney con qualcosa di più moderno, funzionale e intelligente?”.

(“il Manifesto” 5.10.2014).

Paolo Berdini denuncia il rischio che gli immobili pubblici messi in vendita dallo Stato per fare cassa finiscano nelle mani della speculazione finanziaria, cioè degli stessi faccendieri che hanno provocato la crisi in cui ci dibattiamo.

Per evitare questa iattura il decreto “Sblocca Italia” in corso di approvazione dovrebbe occuparsene.

Magari, diciamo noi, estendendo la partecipazione alle gare di aggiudicazione con criteri selettivi in quanto a comprovata serietà, competenza, affidabilità dei concorrenti, e stabilendo criteri di utilizzo dei beni che li valorizzi in armonia con lo sviluppo del contesto in cui essi sono inseriti.

 

 

 

Partiti, tessere e democrazia.

I cittadini sono disamorati dalla politica perché ritengono che non li aiuti ad uscire dalle secche della crisi; votano poco più del 50% degli aventi diritto e sono rimasti pochi quelli che prendono la tessera del partito per cui votano.

Eccetto per i congressi perché prevale chi ne ha di più dalla sua parte. Conquistato il partito non si sa poi cosa farne perché conta sempre meno e nelle sue sedi ci vanno in pochi.

Non è pressappoco così che sentiamo dire e che vediamo scritto sui giornali?

E giù cifre e percentuali che dimostrano l’assunto!

Siccome della politica, cioè di qualcuno che ci aiuti a far diventare progetti le opinioni, c’è bisogno, se non è il partito ci sarà qualcos’altro che si presterà a farlo. Con nome e procedure magari diverse, sempre con metodo democratico, perché c’è di mezzo addirittura la Costituzione. (Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale).

Oppure ci si affida a chi ne sa di più per trarci d’impiccio? Come una cambiale in bianco?

Tutte  cose già sperimentate con risultati non buoni od anche pessimi.

La democrazia come metodo così come la conosciamo, è il meno peggio di quanto escogitato finora per vivere insieme in modo accettabile.

Essa presuppone che ciascun cittadino faccia la sua parte. Perchè essendo ciascuno di noi portatore di esigenze e problemi specifici, il nostro personale contributo è indispensabile perché le decisioni che si assumono siano le migliori possibili in quel dato momento.

Da qui non si scappa.

Se poi i partiti così come sono si rivelano non più idonei ad offrire il supporto necessario, tocca a noi cittadine e cittadini costruire una alternativa soddisfacente.

6 ott 2014

Samira.

Samira Saleh al-Nuami è stata torturata ed uccisa da estremisti ammantati da islamici che li ripudiano, a Masul in Iraq.

Avvocatessa attiva in difesa delle donne e delle minoranze, aveva criticato su internet  le violenze perpetrate dall’Isis ( che persegue in armi la costruzione di uno stato parodia del califfato), e la distruzione di edifici religiosi plurisecolari che richiamavano la tolleranza tra fedi diverse.

Portata via da casa sua e imprigionata con l’accusa di avere lasciato l’Islam, e di non essersi pentita (nemmeno sotto tortura!) di quanto scritto, è stata condannata a morte da suoi stessi aguzzini e fucilata sulla pubblica piazza.

Tutto è successo in pochi giorni, tra il 15 settembre ed oggi.

Il martirio di Samira ci dice drammaticamente quanto sia stretta ed aspra da quelle parti, la strada che porta alla tolleranza ed alla conquista dei diritti personali, civili e sociali delle diversità nella libertà.

 

 

 

La prima volta a Milano.

La prima volta a Milano fu all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, in occasione di un seminario che si teneva in un residence di mattino.

Arrivai nel tardo pomeriggio del giorno prima ed all’accoglienza fui oggetto di particolari attenzioni dell’addetto che mi chiese di cenare con lui: declinai l’invito adducendo cose da fare, e non diedi peso alla cosa.

Successivamente venne a bussare alla porta della mia cameretta insistendo ancora. Senza aprirgli dissi che sarei uscito rientrando tardi; così feci di lì a poco eludendolo.

Percorso a piedi un buon tratto cenai spartanamente al bar.

Ancora a passeggio senza meta gustando la Milano dei navigli, ormai in parte coperti.

Il rarefarsi dei passanti e l’infittirsi della nebbia mi indussero a tornare sui miei passi, senonché persi l’orientamento. In giro non anima viva, rade le auto, bar chiusi, nessuna cabina telefonica in vista.

Una figura umana sul bordo della strada intercetta la fioca luce d’un lampione: è una donna.

«Buona sera signorina»;

«Buonasera» mentre ancheggiando s’avvicina;

«Non vorrei infastidirla o importunarla»;

«Si figuri! »;

«Mi sono perso nel buio tra la nebbia; le posso chiedere di aiutarmi a ritrovare via….?»;

«Mi segua fino all’angolo, ormai non si vede oltre il proprio naso»;

Camminiamo fianco fianco per un centinaio di metri in silenzio.

«Ecco ora prosegua, alla prima svolti a destra e si trova nella via che cerca; ce la fa da solo?»;

«Penso proprio di sì, ma lei ha perso tempo; posso almeno offrirle un caffè o un punch al rum se troviamo un bar aperto?»;

«Conosco la zona, non ce ne sono di aperti a quest’ora, poi ho ancora da fare»;

«Allora molte grazie per la gentilezza e buona notte»;

«Di nulla, buona notte a lei».

 

Ambiente e fauna.

Negli animali non esiste la ferocia ma solo la funzione di contribuire all’equilibrio complessivo dell’ecosistema di cui sono parte.

Quindi come fa notare Michele Serra ne “L’amaca”(La Repubblica 28.9 scorso) “è una incauta stupidaggine“ affermare che i lupi sono pericolosi e possono esserlo anche per le persone in attesa del bus ad una fermata in zona agreste; semmai andando per boschi lo sono i cani randagi, le moto da cross e (molto raramente) i cinghiali.

Esiste invece il problema dei danni che i selvatici possono causare alle coltivazioni ed agli allevamenti di animali. Occorre perciò che gli Enti preposti li risarciscano sollecitamente ed affinino il loro meritorio operare, adottando le necessarie cautele per governare con intelligenza e misura la convivenza.

Per i rinoceronti le cose vanno peggio se non si adottano drastiche misure per la loro sopravvivenza. Secondo l’allarme lanciato  dalla star tv e ambientalista sudafricano Braam Malherbe entro il 2026 dovremo dare l’addio all’ultimo rinoceronte.

Infatti “il prezzo dei corni supera i 90mila dollari al chilo e migliaia  di esemplari sono uccisi ogni anno da bracconieri che i governi non fermano”.

E per farne che? direte voi; ma che diamine, per ricavarci farmaci reputati miracolosi e per costruire monili sfiziosi per quanti hanno tanti soldi e una quantità patologica di peli sullo stomaco!

(Notizie dal “Corriere della Sera” 29.9.2014).

 

Aborigeni.

Non voletemene ma si tratta del risarcimento ad un mio consanguineo con il quale è aperta una “querelle” circa gli stili di vita degli aborigeni, che egli addita come esempio cui rifarsi ancora oggi mentr’io li ritengo superati, semmai una testimonianza importante del passato quando sulla terra c’erano poche centinaia di milioni di abitanti , a fronte dei 7 miliardi attuali.

Mentre Sergej Yastrzhembskiy, regista russo già portavoce di Putin e paladino delle tribù in pericolo di estinzione che da anni gira il mondo fotografando queste popolazioni e sulle quali ha già scritto anche due libri, la pensa così.

“l’Africa è il continente che amo di più [….]. Qui c’è la rarissima possibilità di guardare la preistoria delle nostre abitudini e capire come si viveva nell’antichità. Basta dare un’occhiata a come vivono oggi i boscimani o i pigmei. Si possono osservare “in originale“ le fedi nate all’alba della civiltà, prima delle confessioni monoteiste. Sono credenze animistiche fatte di feticci e vodoo. Tutte queste ricchezze stanno per scomparire sotto la micidiale pressione del tempo e della globalizzazione.

Noi civilizzati avremmo molto da imparare da quei popoli. Parlo prima di tutto del loro contatto con la natura di cui si considerano parte integrante e la tutelano. È degna di lode anche la loro capacità di assicurarsi “il pane quotidiano” in condizioni climatiche spesso estreme, servendosi solo di mezzi di lavoro e di caccia che ci paiono tanto arcaici. Inoltre mi ispira un enorme rispetto il loro minimalismo nel consumare soltanto ciò che è strettamente necessario per vivere, e il loro senso di solidarietà con tutti i membri della comunità e il loro modo di educare i figli”. Che preparano ad una vita non facile con pratiche di iniziazione definite da regole non scritte, e prove che provocano anche shock fisici e psicologici.

Sobrietà, coesistenza con la natura rispettando la preminenza dell’insieme, educazione dei figli, relazionata alle odierne condizioni di vita, sono gli insegnamenti che mantengono intatta la loro validità ed a cui possiamo rifarci per tenere in ordine nostra madre Terra e quanto vi esiste, per tramandarla in condizioni accettabili a figli, nipoti e posteri.

 

Eugenio Scalfari, Diego Della Valle e Alan Friedman.

Eugenio Scalfari e Diego Della Valle.

Il primo (la Repubblica 28.9.2014): “I ricchi paghino, gli abbienti paghino, i padroni (con le loro brache bianche come cantavano le leghe contadine ai primi del Novecento) paghino e le disuguaglianze denunciate da Napolitano diminuiranno. Una politica di questo genere, quella sì ci darebbe la forza di indicare all’Europa il percorso futuro”.

Il secondo, Diego Della Valle (a La 7, “Otto e mezzo” la scorsa settimana) ha sparato ad alzo zero contro Renzi e il suo governo e contro imprenditori e ricchi che farebbero poco per il Paese, ed ha promesso una selezione adatta di persone da proporre al Presidente della Repubblica per sostituire il governo ed esperire così  più efficacemente gli obiettivi che egli ritiene confacenti agli interessi dei giovani, del lavoro, lavoratori e imprese e per uscire dalla crisi.

Alan Friedman (Corriere della Sera 29.9.2014) ritiene che Renzi meriti il beneficio del dubbio essendo “l’unico leader politico che si è mostrato disposto a rischiare di schiantarsi contro un muro pur di portare avanti una trasformazione dell’economia italiana e che in questo momento vanta un consenso popolare elevato. Nel bene o nel male Renzi incarna la voglia di discontinuità che è condivisa da milioni di italiani e che è anche una necessità per il bene del Paese”.

La sintesi ottimale è che chi ha i soldi li metta lasciando, come prescrive la Costituzione, che siano il governo ed il parlamento a disporre il loro utilizzo e la democrazia nel suo insieme a controllare che si realizzino gli obiettivi promessi, secondo equità e giustizia e con il lavoro ed i lavoratori protagonisti.

 

 

 

29 set 2014

Lavoro, clima e Scozia.

Il lavoro.

Il lavoro in Italia è considerato la priorità. Alla creazione di lavoro ed al suo rilancio sono destinate straordinarie attenzioni istituzionali e l’approvazione di nuovi strumenti legislativi.

Le risorse necessarie sono ricercate in risparmi di spesa della pubblica amministrazione, eliminando inefficienze, sollecitando imprenditività, ed attingendo dai fondi dell’Unione Europea.

C’è qualche timidezza a coinvolgere grandi ricchezze e la redditività di cospicui patrimoni, nonostante la Costituzione lo preveda espressamente e con criteri di progressività (art. 53).

È in corso un rilevante impegno del governo per la realizzazione di attese importanti riforme che aiutino tutti a vivere meglio, anche se tutto ciò può causare temporanei cali di consenso tra quanti preferiscono che le cose restino così.

Il recente dissenso tra governo e sindacati verte sui ruoli da svolgere nell’attuale inedita difficile situazione e nel contribuire a costruire le condizioni per il suo superamento.

Dal Parlamento si attende un impegno di qualità per migliorare e condurre in porto i supporti legislativi necessari. Con una nota di sano pragmatismo ad integrare gli importanti legittimi orientamenti ideali.

Il clima.

È un susseguirsi di iniziative popolari ed istituzionali a livello mondiale, tendenti a porre sotto controllo i rapidi e pericolosi mutamenti climatici per riportarli a compatibilità con gli equilibrii degli ecosistemi.

Aria, acqua, terreno agrario, fauna e flora, foreste, mari e oceani, ghiacciai sono gli elementi naturali vitali da salvaguardare.

Con sette miliardi di abitanti sulla terra ancora in aumento, non possiamo permetterci di lasciare al caso o all’avida discrezionalità di pochi l’utilizzo del Pianeta. Costruendo la pace giorno per giorno, elemento indispensabile per rendere possibile e duraturo tutto il resto.

La Scozia.

Nel recente referendum ha vinto soprattutto la democrazia, dopo la coraggiosa e leale decisione di tenerlo.

È prevalsa la volontà di stare uniti in un mondo complesso, nonostante le spinte a dividere anche attraverso la formazione di stati religiosi come il califfato!

Stare uniti salvaguardando le differenze che sono il lievito per lo sviluppo della società.

Paiono queste le lezioni da trarre dalla grande partecipazione degli elettori alla competizione (ammessi anche i giovanissimi) e dal suo esito.

18 set 2014

Sintetico, chiaro, ineccepibile.

L’associazione “Valle Belbo Pulita” con il suo presidente Gian Carlo Scarrone, ripresa da “La Stampa” 16.9 scorso, ha denunciato l’inquinamento del rio Tinella che sfocia nel torrente Belbo, così:

“È’ iniziata la vendemmia, il tempo in cui la natura ripaga le fatiche degli agricoltori delle nostre colline. La vendemmia è stata nel tempo dei tempi sempre un momento di festa per tutti: si pigiava l’uva coi piedi, si spillava il mosto, nella vigna anziani e giovani cantavano allegramente.

Ora tutto è cambiato, il rito della vendemmia è caduto in oblio. È subentrata la frenesia del raccolto e del conseguente profitto da ottenere anche a scapito della natura, della terra che ci dà i suoi preziosi prodotti, dell’acqua che ci purifica e ci ristora.

Il rio Tinella, il principale affluente del Belbo, in questi giorni sembra una fogna a cielo aperto. L’inquinamento, percepito anche solo con un’occhiata veloce, ha raggiunto un livello pericoloso per l’igiene pubblica.

Se non si provvede subito a sollecitare chi inquina ad assumere un comportamento corretto e a cambiare mentalità, ci vorranno azioni di bonifica molto costose e si rischieranno sanzioni pesanti da parte dell’Unione Europea”.

Sintetico, chiaro, ineccepibile.

Per dimostrare di meritarci il recente, ambito riconoscimento UNESCO, situazioni come questa devono essere sollecitamente risolte con la responsabile partecipazione di quanti cui compete. 

15 set 2014

Situazione subdola.

Le condizioni ambientali stanno peggiorando. Vediamo perché e come si potrebbe rimediare.

Con frequenza sempre maggiore si verificano eventi climatici straordinari con vittime umane e danni materiali: precipitazioni meteoriche concentrate ed elevate; uragani, inondazioni, riduzione di ghiacciai artici e loro scomparsa dalle nostre montagne, aumento patologico e generalizzato delle temperature medie: anche di 2°C, con punte da zone desertiche.

Negative ripercussioni su flora e fauna e sulla salute fisica e psichica delle persone e danni all’ecosistema (avanti di questo passo le vigne Unesco di Langa, Roero, Monferrato dovranno essere spostate più in alto di 100-150 metri perché le viti abbiano le temperature che le si addicono!).

Situazione subdola, perché tutto ciò viene percepito dai più nella sua reale gravità solo quando si verificano rilevanti danni al territorio, all’ambiente ed ai beni, opere e manufatti e muoiono persone; cioè a cose fatte senza che ci si possa difendere.

Perciò l’unica vera difesa è la prevenzione, che si attua poco e in modo inadeguato già a partire dalle piccole cose, come garantire la permanenza delle acque meteoriche “in situ”, dove cadono, il più possibile, disciplinando l’allontanamento dell’eccesso in condizioni di sicurezza. Cioè pulendo periodicamente gli alvei di tutti i corsi d’acqua.

Si aggiunga l’aumento elevatissimo delle polveri fini nell’aria che respiriamo, arrivate ormai alla media di 400 parti per milione, mentre la loro tollerabilità è meno di 100 parti.

Le cause sono i fumi e gas scaricati nell’atmosfera, come se fosse una pattumiera di capacità inesauribile.

Infine la recente notizia che la già elevata concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’aria, concausa di molte cose che non vanno, può ulteriormente aumentare perché gli oceani ne stanno assorbendo di meno; e potrebbero addirittura rilasciare metano ora “ingabbiato” in una molecola che rischia di scindersi a motivo dell’aumento della temperatura delle acque.

Quindi la prevenzione pur necessaria non è sufficiente.

Dobbiamo rivedere i nostri stili di vita che consumano troppa quantità e producono insufficiente qualità, portando l’ecosistema al collasso.

Occorre invertire il trend, la tendenza senza che la qualità della vita ne scapiti, anzi ci guadagni.

Lavorando tutti e distribuendo i frutti in modo equo. Riorientando l’economia al servizio delle persone e di tutto ciò che vive su nostra madre Terra.

Tutte cose alla nostra portata. Basta volerle fare.

 

10 set 2014

Due paginette.

Quanto possa valere l’utilizzo della fiducia al posto dell’eccesso di burocrazia In Italia è presto detto: non meno di un punto di Pil, cioè 15 miliardi di euro circa.

Ci sono arrivato ricordando il provvedimento Bassanini nella XIII^ legislatura (quella dell’Ulivo), di abolizione delle certificazioni sostituite dall’autocertificazione, che può essere considerato il precursore di altre decisioni che riguardino adempimenti formali diversi. Aiutati dall’ormai esteso sistema informatico.

Del resto agli adempimenti formali ed al loro controllo sono destinati decine di migliaia di pubblici dipendenti, compresi i molti adeguatamente professionalizzati disponibili ad utilizzare in modo più confacente le loro capacità purché posti nella condizione di poterlo fare. Assumendosi anche le responsabilità relative, adeguatamente assicurati verso terzi per contenziosi  inerenti l’espletamento dei loro compiti.

Queste considerazioni derivano dalla positiva esperienza effettuata nel corso di alcune legislature da amministratore di Enti pubblici e dalla pratica professionale che a vario titolo mi ha portato nel corso della vita in diretto e pregnante rapporto con queste realtà.

Controlli formali che arrivano ad individuare il pelo nell’uovo hanno raramente impedito il verificarsi di inadeguatezze, errori, eccessi, storture.

Anzi l’eccesso di adempimenti consente ai reprobi di nascondersi dietro per compiere atti non commendevoli se non riprovevoli.

Mentre l’ingegnoso, essenziale ed efficiente sistema di sollevamento dell’acqua per l’irrigazione da un alveo profondo, gestito da un consorzio il cui regolamento consta di due paginette, continua a funzionare bene da un secolo e mezzo circa, in virtù di consuetudini fiduciarie tra i soci che si tramandano nel tempo.

Del resto usi e consuetudini hanno ancora valore di norma cui attenersi ed alla quale rifarsi all’occorrenza.

Ben venga quindi un diverso e fiducioso rapporto tra cittadini e pubblici servizi e poteri; che oltre a farci risparmiare soldi ci consentirà di vivere più sereni, inducendoci magari ad estenderlo ad altri rapporti con imprevedibili e stimolanti risultati.

 

Tornare a scuola.

Santiddio, è da tempo noto che restano più facilmente senza lavoro le persone meno scolarizzare e/o che non aggiornano la loro professionalità.

Per stare al passo coi tempi occorre “tornare a scuola” di tanto in tanto; guardarsi intorno, capire come cambia il mondo e tenerne conto.

Rammentando l’utilità di buone conoscenze di base su cui innestare il nuovo che si manifesta.

A partire dagli anni ’60 del secolo scorso i giovani lavoratori queste cose le capirono così bene da mettere in piedi un movimento che indusse la scuola pubblica (preceduta da quella privata) a realizzare corsi di studio serali di ogni ordine e grado per rispondere ad una diffusa domanda in tale senso.

La definizione più appropriata che li contraddistinse fu “Lavoratori Studenti”. Un testo che essi leggevano: Alexandre Koyré - Dal mondo del pressappoco all’universo della precisione - Einaudi.

Essi realizzarono alcuni importanti obiettivi. Intanto l’esigenza-consapevolezza di dotare la propria esperienza di lavoro di un valido supporto teorico-scientifico che ne generalizzava l’utilizzo. Poi essere più inclini a cambiare lavoro, godendo di migliori retribuzioni e realizzando un “ascensore sociale”. Fornendo infine un approccio politico originale e un contributo per una economia fondata sul sapere diffuso al servizio del Paese. Si veda in proposito “I fuorilegge della scuola” a cura di Danilo Frassetto, edito dalla Provincia di Torino nel gennaio 1970.

Il governo guidato da Matteo Renzi, ben assortita compagine di giovani capaci e volenterosi con meno giovani esperti e competenti, si prefigge di migliorare dalla radice il servizio scolastico, come contributo per uscire dalla crisi e con l’intento di fornire alle giovani generazioni gli strumenti per capire la complessità e diventare protagonisti di un cambiamento che abbia alla base pace e libertà e si sviluppi nella giustizia ed equità.

Considerandoci dei privilegiati abitanti pro-tempore del pianeta Terra, l’unico con viventi finora noto nel cosmo del quale non conosciamo i limiti.

Responsabili dell’integrità vitale dei luoghi in cui abitiamo e del buon uso dei beni comuni: aria, acqua, terre fertili, foreste, ambiente, animali, minerali, fonti energetiche, prodotti del lavoro e dell’ingegno umano, arte, cultura, storia.

Che rendono bella la vita e piacevole viverla, facendo bene la nostra parte.

 

2 set 2014

Un sacco di cose buone.

Qualche tempo fa sono tornato a scuola per imparare l’uso essenziale del computer. Successivamente figli e nipoti mi hanno illustrato cosa si può fare col “Tablet”, aggeggio multiuso a tutto video, uno dei pochi oggetti che continuano a vendersi nonostante la crisi. Me ne hanno lasciato uno in comodato facendosi promettere che mi ci sarei cimentato.

L’ho fatto capendo che, anche in forza di questi strumenti, oggi si può sapere tutto di tutti in tempo reale, scoprendo anche cose ignote o dimenticate perfino su se stessi. E che tutto quanto si fa può essere divulgato altrettanto rapidamente: tanto di bene quanto di male.

Da qui la necessità di discernere tra quanto viaggia in rete.

Perché aumenta il peso e l’importanza degli atti personali, anche dei più minuti ed apparentemente di scarso significato.

Al punto che Mario Deraglio nella chiusa del suo editoriale su “La Stampa” del 28 agosto scorso afferma: “ decine di milioni di famiglie europee, con la somma delle loro decisioni, determinano in buona parte il clima economico”. E di conseguenza anche quello politico, mi permetto di aggiungere.

In definitiva gli atti personali generalizzati potranno fare la differenza, ed essere di guida per determinare il corso degli eventi.

Se prevarranno gli atti buoni si ragionerà di pace a livello planetario, non da imbelli ma forti perché consapevoli; di tolleranza, solidarietà, ospitalità, libertà, equità, giustizia, diversità come ricchezza e stimolo; del rispetto di madre Terra e della storia, esperienza e vita di ogni popolo con doveri e diritti condivisi.

Non sarà una passeggiata, ma la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” adottata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, rappresenta un buon punto di partenza.

Il tempo poi è dalla nostra parte.

Infatti il sole del sistema di cui la Terra è parte, ha in serbo energia per almeno 5 miliardi di anni ( Hubert Reeves. L’Universo spiegato ai miei nipoti. Dalai editore).

Ce n’è perciò a sufficienza per fare un sacco di cose buone.

28 ago 2014

Il solito scopone del pomeriggio sulla spiaggia.

Il solito scopone del pomeriggio sulla spiaggia andò buco a causa del vento che faceva volare le carte.

Ma i giocatori non se ne andarono per proprio conto com’era già successo, ma rimasero lì a discutere con alcuni giovani che s’erano aggiunti, della situazione dell’Italia, dell’Europa e del futuro, nel contesto nazionale che stenta a prendere atto che se vogliamo uscire dalla crisi bisogna cambiare quanto ci ha portati. E che ben poco resterà come prima se vogliamo che i giovani possano costruirsi un futuro più vicino possibile alle loro aspirazioni e capacità; gli anziani abbiano la certezza di condizioni dignitose dopo una vita di lavoro, e la generazione di mezzo disponga della continuità di lavoro per provvedere alle esigenze proprie e della famiglia ed arrivare ad una pensione decente, sia come dipendenti che come lavoratori autonomi.

Per fare tutto questo occorre lavorare insieme con il giusto dosaggio di esperienza, competenza, capacità e volontà di fare, con la sana e generosa propensione a rischiare che è propria dei giovani, per rimuovere incrostazioni, disfunzioni, inadeguatezze, ritardi che rendono l’agire quotidiano della macchina pubblica (ed anche privata) non efficiente nel funzionamento, non efficace per raggiungere gli obiettivi che ci si dà, non economica cioè troppo costosa.

Dei benefici che si ricaveranno trarranno giovamento tutti, ma in particolare la maggioranza che vive solo con il frutto del proprio lavoro, ora insopportabilmente tartassata se paragonata con il poco finora richiesto alla minoranza detentrice della grande ricchezza.

Il rilevante numero di giovani che ai vari livelli si sono assunti responsabilità politiche e di governo, insieme ai meno giovani che sanno il fatto loro ed hanno accettato di spendersi per aumentare consistenza e credibilità di quanto si sta facendo, insieme ai risultati ottenuti, lasciano intendere che siamo sulla strada giusta.

Ma il quid che può aiutare molto fino a fare la differenza, è dato dall’atteggiamento personale di ciascuno di noi che ovunque operi e comunque la pensi, sia improntato a ricercare e proporre soluzioni più adatte, migliori e fattibili di quelle avanzate, rivendicandole con senso di responsabilità e orgoglio.

Sia che ciò accada in un partito od organizzazione politica ovvero nel libero dibattito in altre sedi, ove il confronto è finalizzato a sintetizzare in proposta politica il meglio delle opinioni che si confrontano. 

 

Langhe, Roero e Monferrato.

L’intervento di Giovanni Vassallo su “La Stampa” del 26 agosto scorso entra con disincantata, competente proprietà nel vivo del problema di come far fruttare al meglio il riconoscimento Unesco di Patrimonio dell’Umanità di importanti porzioni di territorio vitato di Langhe, Roero e Monferrato con strutture ed attività connesse.

Proponendo di fare squadra, mettendoci il meglio di quanto già disponiamo e facendolo interagire, affinché l’offerta che ne scaturirà soddisfi un ventaglio di aspettative più ampio possibile, da mettere alla prova già con l’Expo 2015 ormai alle porte.

Sul presupposto già collaudato che le differenze esistenti possono e devono diventare pungolo, stimolo all’integrazione tra specifici che lavorano insieme per migliorarsi senza omologarsi, ma rimanendo tali per continuare a svolgere il loro ruolo nel tempo.

Mettendo via via a punto quanto la pratica suggerirà, progredendo nella collaborazione con gli indubitabili, tangibili vantaggi cui si perverrà e dei quali tutti potranno godere in proporzione dell’impegno profuso.

 

28 lug 2014

Furbate.

Perché Matteo Renzi ed il governo che presiede tengano parecchio alle riforme istituzionali e costituzionali e a rispettare i tempi promessi e programmati, è chiaro.

Si tratta di una sorta di sfida che la politica ha fatto su se stessa.

Infatti se la politica riesce a fare le cose che dipendono soprattutto da sé, cioè rispetto alle quali dispone del potere necessario e può esprimere la volontà per riuscirci, diventa credibile che si possa cimentare con successo con altri protagonisti  nelle riforme per il lavoro, della giustizia, fiscale ed altre per fare uscire l’Italia dalla palude in cui l’ha relegata la crisi economica e la sfiducia in se stessa.

Dando per scontato che nel corso del lavoro per compierle s’incontrino difficoltà ed ostacoli, per superare i quali occorre avvalersi del contributo di quanti sono disposti a fornirlo.

Tenendo conto che pur avvertendo da decenni la necessità di farle, sono falliti tutti i tentativi per porvi mano.

La differenza è che ora dobbiamo fare i conti con l’Unione Europea di cui dobbiamo osservare le regole che insieme ci siamo dati.

Che presuppongono un migliore e più razionale funzionamento dello Stato e delle sue istituzioni, ed un utilizzo delle risorse disponibili per creare lavoro e produrre beni e servizi di qualità.

Mentre prima si ricorreva alle “furbate” come l’inflazione anche del 20% per nascondere e rinviare la soluzione dei nodi che ora sono giunti al pettine.

Attualmente in Italia c’è disparità rilevante nella distribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro di tutti.

Infatti a una élite di super ricchi e un numero ragguardevole di più o meno ricchi, fa riscontro una moltitudine di persone, famiglie, imprese che se la cavano più o meno bene, o che stentano, o che addirittura non ce la fanno.

Una moderna società con queste eccessive, ingiuste differenze fatica a trovare la necessaria coesione per riprendersi e costruire insieme un futuro più equo e giusto.

Le riforme realizzano le condizioni per il loro superamento, confermando e rafforzando nel contempo il quadro democratico e costituzionale.

Concetti autorevolmente sottolineati ancora recentemente dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

 

Anche “L’opinione” tirerà un po’ il fiato; riprenderà dopo ferragosto. Auguri a tutti e arrivederci.

 

Asti Musica.

Massimo Cotto assessore nella Giunta comunale di Asti, è il direttore artistico di “Asti Musica”, importante evento che porta musica, cultura, attualità di qualità per 15 serate estive in luoghi della città ritenuti adatti per ospitarli.

I risultati ottenuti nelle passate 19 edizioni sono stati un crescendo di consensi, con la partecipazione di un rilevante numero di persone alle manifestazioni, concerti in particolare.

Lamentele per l’elevata sonorità della musica e gli schiamazzi del dopo serata si sono levate da abitanti del vicinato, nonostante l’adozione di provvedimenti per contenere il loro disagio.

In vista della ventesima edizione Massimo Cotto ha rilasciato una intervista (La Stampa 23 luglio) in cui a lamentarsi, non a torto, stavolta è lui.

Perché dopo essersi dannato l’anima per ottenere risultati impensabili dal punto di vista artistico, culturale e partecipativo, non è riuscito nella più modesta ma non meno importante impresa di convincere i riluttanti cittadini a rinunciare per qualche giorno ad un po’ del legittimo diritto alla privacy totale, e concedersi con molti altri notti estasianti spesso gratis.

E l’impietoso paragone di Cotto con il festival “Collisioni” che delizia Barolo e dintorni nell’Alta Langa, con i vignaioli intenti ad accogliere degnamente migliaia di ospiti, che solo per accedere ai luoghi pagano 10 euro, la dice lunga sul gap di consapevolezza che ci distanzia.

Così da lasciare intendere che “un minimo di intervento delle istituzioni” che egli nell’intervista dice di aspettarsi, sia proprio la richiesta di aiuto a colmarlo, soprattutto in vista del ruolo da protagonisti che insieme siamo chiamati a svolgere nella recita a soggetto cui l’Unesco chiama dopo il riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità.

 

24 lug 2014

Con un tratto di penna.

Mi riferisco all’articolo dei dipendenti della Camera di Commercio di Asti (La Stampa 18 luglio) preoccupati per le sorti dell’Ente e per la propria, a seguito delle voci di riduzione del loro numero.

Ho avuto modo di conoscerne i compiti ed il funzionamento in occasione del passaggio alle medesime del servizio già svolto dagli ufficiali metrici, in particolare per quanto riguarda il controllo dei nuovi contatori per l’acqua di cui m’occupai come parlamentare, per rispondere alle insoddisfatte esigenze manifestate invano nel tempo dai produttori.

Meritorio da parte dei dipendenti elencare in modo chiaro il lavoro prestato i servizi resi ed il loro costo, nonché lo svolgimento di impegnative attività non strettamente d’istituto, che per Asti hanno l’importante scopo di promuovere e valorizzare economia e turismo di qualità presenti sul territorio; tra le più note la Douja e le Sagre.

Il tutto in virtù della competente dedizione e professionalità del Personale, e con una imprenditività che si auspica di poter riscontrare quando si ha a che fare con i pubblici servizi.

E di evidenziare come la loro attività non pesi sul bilancio dello Stato che, anzi, se ne giova perfino.

Essere poi all’avanguardia per quanto concerne l’informatizzazione è ulteriore dimostrazione di lungimiranza e ottimismo con cui si guarda al futuro.

Vanificare questa realtà “con un tratto di penna” sembra in generale avventato.

In particolare per Asti mortificherebbe quanti ci hanno messo il cuore per fare il proprio dovere con risultati apprezzabili.

E dissiperebbe un bene prezioso come il capitale umano preparato e motivato da essi rappresentato.

I limiti della crescita.

La lettera al Direttore (La Stampa 18 luglio scorso) del sig. Lorenzo Gnavi Bertea tocca un punto dolente dell’economia globale con implicanze non da poco, che mi permetto di riassumere nel dilemma: i limiti della crescita quantitativa; lo sviluppo qualitativo infinito; cui ha già risposto in modo logico e competente l’autore della lettera.

Da parte mia solo alcune riflessioni stimolate dalla stringente attualità del tema.

Sul fatto che non si possa pensare ad un infinito sempre di più in una Terra fisicamente finita, limitata, si é già espresso nei primi anni sessanta del secolo scorso il Club di Roma con Aurelio Peccei autore de “I limiti della crescita”.

Il trascorrere del tempo ha solo confermato, dati alla mano, le intuizioni di allora.

Mentre si sta facendo strada la sempre più chiara e condivisa idea che si debba puntare sulla qualità, per uno sviluppo equo, solidale e duraturo che non rinunci al benessere ma lo fondi sulla presa d’atto della limitatezza oggettiva, fisica delle risorse non rinnovabili esistenti sulla Terra.

Penso all’acqua potabile limitata all’1% di tutta quella esistente e sempre la stessa da milioni d’anni; se tutti i 7 miliardi di persone che abitano il pianeta vi attingessero con gli stili di vita dei cosiddetti Stati sviluppati, saremmo già oggi al collasso.

Per non parlare delle cattive condizioni dell’aria e delle drammatiche conseguenze per il peggioramento delle condizioni di vita e dello stravolgimento delle condizioni meteoriche globali, costosissimi dal punto di vista umano ed economico. E del consumo anomalo del terreno coltivabile e l’avanzare della desertificazione.

Sulla ormai ridotta disponibilità di combustibili fossili non ci sono dubbi; così dicasi di alcuni minerali particolarmente importanti il cui consumo è aumentato a dismisura.

Il rimedio a tutto ciò non può che essere la qualità, cioè un bene immateriale infinito, frutto delle facoltà più evolute del genere umano come cervello e mente; finalizzata al benessere dei viventi, sulla base di valori e stili di vita nuovi che vi corrispondano e la sviluppino.

Utilizzando quanto rimane di risorse naturali non rinnovabili per preparare il nuovo; rinunciando intanto a quanto contraddice questo nuovo indirizzo, tra cui gli armamenti, e le attività inquinanti che recano pregiudizio ai viventi: genere umano, animali, vegetali; ovvero alterano gli equilibrii ecoambientali ed i ritmi naturali del pianeta.

 

14 lug 2014

Cambiare la logica di produzione, creare posti di lavoro, distribuire la catena del valore.

Una persona cara navigando in rete ha scovato un ragazzo torinese di 33 anni Tin Hang Liu, che ha inventato ed ora costruisce l’auto bricolage che si monta in un’ora, dopo averne acquistato i componenti versione tipo medio per 6000 euro franco domicilio acquirente.

Propulsione elettrica o ibrida, velocità massima 80 km/ora.

Nell’iniziativa che pubblicizza il mezzo, si legge che il giovane ha interrotto gli studi al Politecnico di Torino per dedicarsi a questa idea, condivisa e concretata con suo papà ed un ristretto gruppo di persone.

Pare che il veicolo abbia suscitato un interesse diffuso per la sua adattabilità ad usi diversi, tra cui perfino quello dei servizi militari.

Il concetto di fondo dell’inventore-costruttore sarebbe però più implicante: “cambiare la logica di produzione, creare posti di lavoro, distribuire la catena del valore”.

Accettando per vero quanto si legge, alcune riflessioni s’impongono.

È notorio che il Politecnico di Torino studi e sperimenti forme nuove di mobilità con un’attenzione particolare alla loro ecocompatibilità.

E che non tutto il frutto di questo impegno trovi sbocco nella realizzazione di prototipi e nella produzione di serie, anche per la ritrosia della case costruttrici ad essenzializzare e privilegiare la qualità ambientale, rispetto al piacere morfologico- estetico e godibilità in sé dell’oggetto.

Nonché alla riluttanza a spendere la loro credibilità nella produzione di un bene che deve ancora guadagnarsi la fiducia del mercato, a partire dal target particolare fai da te, cui è inizialmente proposto.

Quindi il giovane torinese con ascendenze orientali può avere coraggiosamente deciso di fungere da cavia consapevole per giungere là dove marchi affermati tergiversano.

Avendo egli tutto da guadagnare se l’iniziativa avrà successo come gli auguriamo.

E poco da perdere se dovesse rientrare al Politecnico anziché come inventore con qualcosa da insegnare, ancora come discente desideroso di apprendere.

 

Lavoro.

Chi è senza lavoro non può portare a casa il pane quotidiano e perde anche la dignità (Papa Francesco).

Se i giovani non hanno lavoro l’Italia non ha futuro. (Giorgio Napoletano, Presidente della Repubblica).

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”(art. 1 Costituzione).

Quindi se il lavoro manca a molti, troppi, alla pancia vuota s’aggiunge la perdita della dignità personale, dell’autostima; a sua volta l’Italia è senza futuro accettabile, e la Repubblica poggia su fondamenta labili, inadeguate.

Complessivamente una situazione difficile, ma è quella in cui ci troviamo.

Cosa serve per uscirne bene?

Una patrimoniale per prendere di petto i problemi che l’hanno determinata, la cui fattibilità ed esiti concreti sono però ora difficilmente prevedibili.

Oppure certosina, perseverante pazienza e determinazione per costruire le condizioni in cui i detentori di consistenti risorse finanziarie trovino conveniente investirle creando nuovi posti di lavoro, che da un calcolo a spanne costano mediamente 70-80 mila euro l’uno e ne occorrono più di 3 milioni.

Con parallela riduzione del debito pubblico dall’attuale 133% del Pil a meno del 120% nel giro di qualche anno.

Nell’insieme una impresa titanica ma possibile.

Per riuscirci occorre “spalmare” il da farsi su un numero di anni sufficienti a far sì che la cura non faccia morire il cavallo.

Ogni Italiano deve contribuire al raggiungimento degli obiettivi che ci si darà.

Nessuna persona, famiglia, impresa dev’essere lasciata in balia degli eventi.

Applicare con fermezza ed equità l’art. 53 della Costituzione:” Tutti sono tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Adottando con priorità provvedimenti che assecondino l’uscita dalla crisi con l’innesco di sviluppo nuovo.

In proposito qualcosa è già stato fatto e s’avvertono tenui segnali positivi dall’economia.

Ad esempio in Italia vanno nella giusta direzione alcune iniziative recenti tra cui il Piano straordinario per dare lavoro ai giovani, finanziato con il contributo del Fondo Sociale Europeo.

Mentre la Banca centrale europea ha stanziato 1000 miliardi di euro per le banche nazionali ad un tasso inferiore all’1%, obbligandole ad utilizzarli per prestiti a famiglie e imprese.

Cui s’aggiunge sul piano politico l’insistente, perdurante e motivata proposta del governo italiano di consentire deroghe per le spese orientate a realizzare sviluppo nuovo con innovazioni di processo e prodotto e scelte d’impresa di esportare e registrare brevetti che ne massimizzino l’efficacia.

Fornendo come Stato le necessarie garanzie che si fanno le riforme strutturali, affinché il sistema sia in grado di produrre presto i  risultati che si attendono e di continuarli nel tempo.

La certezza che si è sulla strada giusta si avrà con il miglioramento delle condizioni di vita e l’allontanamento dai posti di potere in Italia, Europa e Mondo di quanti hanno concorso a determinare la crisi, lucrandoci addirittura sopra.

8 lug 2014

Il Mondo è bello perché è vario.

Prima pagina de “La Stampa” del 2.7 scorso: Fermato Sarkozy, “voleva corrompere un magistrato”, “offrì un posto in cambio di notizie”.

Per l’ex presidente francese è un pessimo affare, che gli preclude anche il ritorno all’alta politica.

Per i francesi una delusione dall’uomo di destra in cui riconoscersi.

Un’ulteriore zeppa per la politica in generale che proprio tanto bene già non sta.

E questo capita di più a chi è o è stato in auge.

 

Ma pessime figure possono succedere anche iniziando l’esperienza di eurodeputato. Infatti nella prima sessione plenaria del nuovo parlamento dell’Unione Europea, l’inglese Farage e gli altri neoeletti dell’UKIP - cosiddetti euroscettici - di cui è leader, hanno ostentatamente voltato le spalle all’Assemblea e ai musicisti durante l’inno dell’UE, che è l’inno alla Gioia testo di Friedrich Schiller, musica capolavoro di Beethoven.

La ragione addotta per questa invereconda sceneggiata sarebbe che la musica di Beethoven “è stata usata da Hitler, Mao e altri killer della storia”.

Cosa non si dice e/o fa per pochi attimi di visibilità anche se di infima qualità.

 

Nel giro di qualche settimana la Costa Concordia sarà rimorchiata dall’isola del Giglio, dove si incagliò e rovesciò su un fianco, a Genova per essere smantellata. Il lavoro durerà 2 anni con 700 persone e un costo di 80 milioni di euro; cui se ne aggiungono 600 già spesi per ricuperare la nave e farla galleggiare: primo esempio del genere al mondo.

 

Luca Mercalli nel suo articolo su “La Stampa” del 2 luglio scorso richiama le conclusioni di un nuovo studio secondo cui, in assenza di azioni contro i cambiamenti climatici, “sono da attendersi nel corso di questo secolo perdite economiche per 190 miliardi di euro in Europa a causa di maggiori eventi meteo estremi, crisi nei raccolti agricoli, incendi boschivi, erosioni costiere, alluvioni ed emergenze sanitarie legate alla calura”.

Il Mondo è bello perché è vario. Mantenere questa varietà in equilibrio si può, se ciascuno se lo prefigge nel compimento dei suoi normali atti di vita quotidiana.

 

Sarà la fiducia ad avere la meglio.

Giorgio Faletti non c’è più. Se n’è andato in punta di piedi, con leggerezza. Poliedrico personaggio pubblico: attore, autore, cantante, scrittore; uomo alla mano.

Asti ne onora il vissuto ed il ricordo con la camera ardente al Teatro Alfieri e il lutto cittadino l’8 luglio giorno dei funerali.

Partecipiamo al dolore per la sua prematura scomparsa.

 

L’opinione

 

L’Istat e il CNEL (Consiglio nazionale economia e lavoro) hanno preparato il secondo rapporto sul benessere dei cittadini e sull’equità e coesione sociale.

La sociologa Chiara Saraceno ne ha scritto su “la Repubblica” del 29 giugno scorso.

In sintesi le cose starebbero così.

La crisi non ancora finita ha aumentato le disuguaglianze tra chi sta meglio e chi sta peggio e ne ha create di nuove.

La disoccupazione non è mai stata così alta (poco meno del 13%) e raggiunge il suo picco nel mezzogiorno dove c’è la percentuale maggiore di giovani che non studiano né lavorano (otre il 40%).

Il sud risulta anche svantaggiato nella qualità dei servizi sanitari.

Ai percettori di pensioni basse è stata mantenuta l’indicizzazione, cioè una difesa seppur parziale del potere di acquisto.

Sono aumentate le difficoltà per le donne che lavorano a causa della scarsità e maggiore onerosità dei servizi per i figli in età prescolare.

La solidarietà tra famiglie è la forma prevalente di aiuto cui si ricorre nel caso di bisogno.

Diminuisce la disponibilità a svolgere il volontariato, e la fiducia verso i partiti e le istituzioni politiche; mentre aumentano le esigenze dei cittadini di informarsi e discutere di politica.

Le conclusioni della sociologa è che il benessere esistente “sia fragile e poco giusto, quindi difficilmente sostenibile”.

Trasformare la sfiducia in coinvolgimento critico è la sfida per la politica ed il governo in particolare; ma anche per coloro le cui decisioni ed azioni sono rilevanti per la vita dei cittadini.

Chiosa mia.

Coinvolgimento critico che potrà avvalersi delle parole ritornate pietre e “sarà la fiducia ad avere la meglio: un parlare franco apre la via ad un altro parlare franco e lo tira fuori come fanno il vino e l’amore” (Michel de Montaigne, moralista e filosofo francese, 1533-92; richiamato da E. Scalfari ne “la Repubblica” citata).

 

1 lug 2014

Rosita.

Apprendo con malinconia dalla cronaca che Rosita, 16 anni, brillanti risultati scolastici, secondogenita di buona famiglia: papà professionista, mamma insegnante, un fratello, si è uccisa lasciandosi cadere dall’ultimo piano della scuola che frequentava a Forlì, accedendovi dalla scala antincendio essendo il plesso chiuso per fine anno scolastico.

I genitori avrebbero fatto cremare la salma senza celebrare il funerale.

Con scritti ed un filmato Rosita si lamenta di essere stata maltrattata dai genitori e chiede sia fatta giustizia.

La magistratura se ne occupa, certamente con la sensibilità che il caso richiede.

Rosita aveva all’incirca l’età di miei nipoti, cui guardo con malcelata trepidazione di nonno.

Da padre ho seguito in particolare i nostri figli a scuola, attraverso gli allora organi di rappresentanza; mentre la mamma curava gli adempimenti scolastici e l’utilizzo del loro tempo libero.

Il dolore per la morte di una giovane che decide di farla finita è indicibile, specie per mamma e papà.

I motivi che inducono a tanto forse sono imperscrutabili.

Eppure è necessario, indispensabile capire il possibile per imparare e non ripetere gli errori.

Nel presupposto che tutti i genitori sono in grado di allevare i loro cuccioli fino all’età dell’autosufficienza, certo aiutati dalla scuola e da altri servizi.

Intanto ascoltandoli con attenzione e cura, interloquendo; se parlano poco cercando di capirli da come si comportano.

Sanzionando quanto si ritiene non vada bene solo dopo avere esperito invano ogni tentativo per rimediarvi d’intesa.

Tenendo debito conto delle propensioni personali esplicite o comunque manifeste; assecondando e valorizzando il meglio su cui si conviene: in particolare la disponibilità - capacità ad assumersi responsabilità.

Considerando che si impara più dagli errori che dalle cose fatte bene, lasciare aperta questa possibilità specialmente nell’età in cui i giovani si cimentano per emanciparsi dalla tutela dei genitori o da chi per essi.

È importante che i giovani abbiano la possibilità di confrontarsi con le realtà in cui vivono per trarvi liberamente quanto loro serve, comprese le risposte agli interrogativi suscitati dalla loro prorompente vitalità.

Occasioni non fungibili con internet od altre pur importanti fonti di informazione cui essi possono accedere.

Si tratta di cenni, frutto di esperienze anche impegnative attraverso le quali un po’ tutti siamo passati.

Se possono giovare ancora per l’oggi sarà valsa la pena avere fatto i sacrifici occorsi per realizzarle.

 

Papa Francesco e Giorgio Napolitano.

Papa Francesco e Giorgio Napolitano.

Tentare un parallelo tra due così elevate personalità è arduo.

Meglio limitarsi ad alcune osservazioni su quanto può accumunarle o differenziarle.

 

Entrambi sono avanti negli anni: 89 ben portati, auguri Presidente; un po’ più giovane il Papa.

Napolitano ha la moglie Clio che lo segue e se ne prende cura; il Papa no.

Bergoglio è a capo della Chiesa Cattolica: 2 miliardi di anime; Giorgio di uno Stato: 65 milioni di cittadine/ni.

Il primo è succeduto ad un Papa Emerito che ha responsabilmente gettato la spugna; il secondo è stato richiamato a furor…. di partiti per un inedito secondo mandato, accettato per senso di responsabilità e a tempo.

Il Presidente della Repubblica dispone di collaboratori dediti e tra i migliori; il successore di Pietro si sta attrezzando.

Ambedue godono di buona salute e grande popolarità; nell’esercizio delle loro funzioni non si risparmiano.

Si rispettano e stimano, forse un filino di amicizia.

L’Italiano dispone di Corazzieri; l’Argentino con ascendenti astigiani degli Svizzeri (guardie).

Napoletano risiede al Quirinale; Francesco nel residence Santa Marta: Roma li accumuna.

Tutti e due hanno uno stile di vita parco; prossimo allo spartano quello del Papa.

Il Presidente della Repubblica può concedere grazia e commutare pene; il Santo Padre anche, ed inoltre infliggere scomuniche.

Ambedue esortano con autorevolezza.

Li accumuna un eccezionale senso etico del dovere praticato.

Li differenzia l’origine del potere di cui dispongono: terreno, democratico e costituzionale per Giorgio Napoletano; soprannaturale per Papa Francesco.

Per nostra buona sorte sono contemporaneamente nei posti giusti al momento giusto.