L'opinione di Giovanni Saracco

29 apr 2011

Federalismo fiscale

L’Associazione Comuni del Monferrato ha dedicato il numero 3, marzo 2011 del suo egregio periodico “Informazioni” al “Nuovo federalismo fiscale municipale”, da cui traggo spunto per svolgere alcune riflessioni.

Si tratta di norme complesse, sia dal punto di vista delle innovazioni che introducono, che per la loro concreta applicazione ed attuazione. Diluite nel tempo per giungere – a regime – al superamento della finanza derivata (di cui si occupava lo Stato), con forme dirette di reperimento ed utilizzo delle risorse.

La base per fare tutto ciò sarebbe fornita dall’art. 119 della Costituzione.

D’acchito, viene in mente – si scusi l’irriverenza – di esortare a non ripetere gli errori della vecchia imposta di famiglia, che assumeva a riferimento impositivo il reddito dei contribuenti accertato dal Comune, che ne disponeva l’iscrizione a ruolo e la riscossione. Sennonché i Comuni si contendevano i residenti abbienti e gli stessi contrattavano coi Comuni, scegliendo poi quello meno esoso.

Realizzare una fiscalità equa e solidale per tutto il Paese è quindi il primo obiettivo, insieme alla responsabilizzazione degli amministratori e dei cittadini nel procacciarsi e utilizzare bene le risorse necessarie per la vita dei diversissimi 8.000 e più Comuni italiani.

Si tratta di una sfida di portata storica, per vincere la quale la Lega ha fatto “fuoco e fiamme” utilizzando più che la politica – cioè il convincimento della bontà della proposta – gli aut-aut, posti via via alla maggioranza di centrodestra di cui essa stessa è parte. Quindi un “cinismo” bastone (minacciato) e carota (cedimenti vari) ha connotato fin qui il suo comportamento. Un mercanteggiamento che ha contribuito a minare l’etica, la credibilità e l’autorevolezza del governo, sia nel Paese che sul piano internazionale.

Si sa che elusione ed evasione fiscale sono il nostro “tallone di Achille” e che l’inadeguatezza dei servizi pubblici lascia larghi margini operativi alla criminalità organizzata e allontana gli investitori, attratti da realtà con elevati livelli di efficienza di sistema.

A parole l’attuale maggioranza di centrodestra afferma di battersi per estirpare questi mali. Nella realtà in questa riforma c’è troppo poco per aiutare ad imboccare con decisione questa strada e percorrerla per raggiungere l’obiettivo.

Nel prosieguo sarà quindi necessario acquisire idee, risorse e capacità operative che questo centrodestra non è in grado di esprimere, ma che il Paese dimostra di avere in serbo.

Alle forze politiche, alle altre organizzazioni della società civile ed alle istituzioni preposte, il compito di realizzare le condizioni perché tutto questo sia possibile.

27 apr 2011

Buona politica

La Pasqua di Resurrezione il 24 e la Festa della Liberazione dalla tirannide nazifascista il 25 Aprile, offrono quest’anno l’occasione per un confronto con il difficile momento che l’Italia sta vivendo. E per dirla subito tutta, la nostra attualità ne esce inadeguata su tutta la linea.

Là, la generosità inaudita del Cristo Gesù che ama l’umanità e muore in croce per la sua redenzione; mentre due millenni dopo, dalla vicenda umana spicca una generazione di giovani che ne ripercorre il calvario, per riscattare libertà e dignità per sé e per tutti.

Per converso in Italia c’è un guazzabuglio artatamente costruito, alimentato ed agitato da quanti sono eletti per realizzare il bene dei cittadini ed invece menano fendenti sulle istituzioni della Repubblica fondata sul lavoro di tutti, facendone strame, al solo scopo di ricavare vantaggi per sè, incuranti delle lacerazioni e del male che ne derivano.

Scempiaggine ed inettitudine la fanno da padroni. L’Italia è come frastornata, sconvolta ed immiserita, per colpa dell’odierno governo di centrodestra, che dovrebbe guidarla verso approdi che ne rafforzino gli intenti comuni, risvegliandone qualità e virtù che esistono se pur sopite. E invece sono venuti meno al giuramento prestato sulla Costituzione e fanno l’opposto.

Per uscirne non ci sono scorciatoie, bisogna percorrere la via maestra, operando cioè secondo gli esempi preclari che si ricavano dagli avvenimenti che stiamo celebrando.

Ricordando che i problemi etici si affrontano facendo leva sui valori antichi e sempre attuali, del rispetto della parola data e degli impegni assunti, consapevoli  che in democrazia nella parola “noi” ci sta l’“io” di ciascuno e che nella gestione della cosa pubblica agire responsabilmente, significa rendere conto sempre del proprio comportamento ed operato ai cittadini ed alle istituzioni preposte.

Mentre quelli politici si risolvono, contrapponendo alla cattiva politica: superficiale, inadeguata, di comodo, parolaia, vacua, improvvisata, improvvida, mendace, esasperata, autoritaria; quella buona: paziente, partecipata, onesta, dignitosa, generosa, equa, veritiera, risolutiva, solidale, autorevole, pacifica, rispettosa di quanto c’è sulla Terra di tutti.

E per quanta fatica e sacrifici possa costare si è sempre ben ripagati dalla consapevolezza di aver fatto la cosa giusta e poterne andare fieri.

18 apr 2011

Privi di cervello

Quando vinse le elezioni e diventò presidente della giunta provinciale di Asti, qualcuno chiese all’on. Maria Teresa Armosino se la nuova incombenza aggiunta a quella di parlamentare, non fosse troppo gravosa. Ma no, rispose lei, in fondo è come amministrare un grosso condominio!

Vennero le piogge e tratti instabili dei pendii delle nostre colline franarono, coinvolgendo pezzi di strade ed altri manufatti.

Allora i sindaci-condomini si rivolsero alla presidente affinché provvedesse a rimettere in sesto le cose.

Ella promise.

Non tutto però andò per il verso giusto ed alcuni sindaci si lamentarono, sollecitando il ripristino di normali condizioni di agibilità per i territori dei loro comuni.

Qui la presidente si spazientì, definendoli “privi di cervello”, come risulta dalla lettera di Roberto Peretti, sindaco di Villanova e consigliere provinciale, pubblicata da “La Stampa” del 14 aprile scorso.

Capitò anche a me di dovermi occupare di impegni parlamentari e di sindaco ed assicuro che si trattò di esperienza impegnativa.

I segnali che per lei, on. Armosino, sia decisamente troppo, sono evidenti.

Tenerne conto e comportarsi di conseguenza, potrebbe essere saggio e giovevole per tutti.

La Waya comprata dai cinesi

“La Waya comprata dai cinesi” è il titolo a tutta pagina de “La Stampa” del 1° aprile scorso. E’ andata all’asta e l’hanno pagata 1 milione e cinquantamila euro. Si tratta del gruppo “Cijan” che produce soprattutto ammortizzatori, come la Waya. L’operazione è stata condotta dal curatore fallimentare, mentre nei due anni dell’amministrazione straordinaria, il commissario ministeriale non riuscì nell’intento.

La vendita è coincisa con lo sblocco di alcune opportunità in favore dei lavoratori, iniziando dalla proroga della cassa integrazione. Un raggio di sole nell’atmosfera plumbea che aveva fin qui pesato sulla vicenda.

Considerazioni e interrogativi.

L’azienda è stata comprata per un tozzo di pane. D’altro canto le aziende valgono per quanto producono e questa, dopo aver languito per anni, è addirittura fallita. Quindi nella “cinica” logica di mercato, come alternativa restava solo la vendita delle macchine, delle attrezzature e di quant’altro come rottame. Difatti all’asta era presente anche un aspirante acquirente con queste intenzioni, poi escluso per aver commesso un errore nella presentazione dell’offerta.

Come mai nell’Astigiano non s’è riusciti a raccogliere la disponibilità di alcuni avveduti: persone, istituzioni, imprese, enti, banche, fondazioni, eccetera, disponibili ad occuparsi della vicenda, d’intesa con lavoratori e sindacati, come tappa per giungere successivamente ad una più avanzata e soddisfacente soluzione?

Come si pensa di poter realizzare modernità e sviluppo possibili, se di fronte ad una sfida come questa, con in ballo un’azienda storica che ha connotato di sè la città di Asti, consentendo a migliaia di lavoratori/trici di vivere ed alla proprietà di guadagnare, si lascia che tutto si sfilacci fino all’ineluttabile, vanificando l’impegno di quanti sono coinvolti, lavoratori tra i primi, senza un sussulto di dignità?

Non sarà forse che il ceto dirigente astigiano non ha piena consapevolezza che al potere pubblico e privato di cui dispone, corrispondono doveri imprescindibili, che vanno esercitati sempre e in particolare quando ci sono difficoltà che comportano scelte difficili; in questo caso conciliare legittimi interessi particolari con quelli più generali e sociali, richiamati dall’art. 41 della Costituzione?

Se gli interrogativi che precedono indurranno chi di dovere a porsi il problema, sarà ancora possibile metterci una pezza, operando affinché gli acquirenti della Repubblica Popolare Cinese avviino una nuova stagione per la Waya.

Altrimenti saranno purtroppo confermati i limiti accennati ed ai cittadini spetterà decidere democraticamente se non sia il caso di darsi una mossa.

8 apr 2011

I desideri hanno un futuro

Tutto incominciò con un fastidio alla gamba, rientrando dalla consueta sgroppata in bici: sarà la sciatica che si fa sentire ogni tanto, più sovente adesso che si va verso gli ottanta. Qualche cura palliativa e meno uscite in bici non portarono apprezzabili miglioramenti, anzi fu necessario il bastone per camminare. Anche il sonno ne patì.

Vinta la ritrosia ad ammettere che il buon fisico non sempre può farcela da solo a rimediare i guai che gli possano capitare e dando retta alle preoccupate insistenze della moglie, ricorse al medico, che senza indugio suggerì un percorso approdato ad un intervento impegnativo su rene e femore per rimuovere una neoplasia.

Il lavoro dei medici riuscì bene ed anche le cure che seguirono raggiunsero buoni risultati, ma vanno continuate nel tempo per stabilizzarli.

L’accaduto ha richiesto la ridefinizione del proprio stile di vita, passato in pochi mesi da quello di un sessantenne pimpante ad un maturo signore che deve fare i conti con gli anni e gli acciacchi relativi, che, insieme all’assunzione di farmaci, possono perfino esacerbare tratti del carattere.

Proponendosi un atteggiamento positivo, per recuperare meglio soddisfacenti condizioni di salute.

Sapendo che l’intorno concorre in modo appropriato: ambiente familiare gradevole, amici stimolanti, luogo di residenza piacevole.

Toccando con mano che i desideri hanno un futuro se si decide di dare il meglio di sé con gli altri.

Apprezzando e corrispondendo all’impegno di chi ce la mette tutta per aggiungere nuove stagioni alla vita, il cui corso, come tutto il resto, non è nella disponibilità personale di alcuno, ma può essere significativamente influenzato dalle volontà e dai comportamenti concreti di quanti sono coinvolti.

Si tratta di una storia vera che continua. L’ho raccontata perché emblematica di come sentimenti e ragione possono aiutare a ridare senso all’esistenza.

 

4 apr 2011

Spada di Damocle

Venticinque anni fa esplose la centrale nucleare di Cernobyl in Ucraina presso il confine bielorusso: una nube radioattiva fuoriuscì e attraversò i cieli, gravissimi i danni umani e materiali locali e generali, con conseguenze che durano tuttora. Si disse che era un impianto obsoleto, trascurato e sul quale erano intervenuti in modo incauto. E che in futuro nulla di simile poteva ripetersi.

Nel frattempo nelle centinaia di centrali in funzioni sulla Terra si sono verificati incidenti vari, alcuni anche gravi, di cui poco o nulla è venuto a conoscenza del grande pubblico. Con reticenze ed opacità che contraddistinguono la gestione di questi impianti.

In Italia si tenne un referendum attraverso il quale i cittadini si espressero a larghissima maggioranza contro il nucleare.

Recentemente un terremoto di 8,9 gradi della scala Richter (60 mila volte più potente di quello dell’Aquila), seguito da uno tsunami con onde alte 10 metri e velocità di 500 chilometri all’ora, hanno sconvolto Houshu, la più grande isola dell’arcipelago giapponese. Circa 30 mila persone sono morte o disperse; interi centri abitati spazzati via dalla violenza degli elementi naturali. Centinaia di migliaia i senzatetto.

Alcuni dei 55 reattori nucleari esistenti (reattori, appunto e non centrali, come riportato per svista ne “l’opinione” del 22 marzo scorso) nelle numerose centrali funzionanti sul territorio nipponico, hanno patito seri danni. I più gravi si sono verificati nella centrale di Fukushima, con la fuga di radioattività che sta contaminando acqua, aria, suolo.

A nulla sono valsi finora i disperati tentativi di bloccarla, da parte dei migliori esperti del settore intervenuti sul posto.

Va ricordato che il Giappone è a grave rischio sismico, per cui le tecniche costruttive, la preparazione della popolazione e lo stesso stile di vita sono improntati a realizzare condizioni di massima sicurezza.

Eppure tutto ciò, insieme al grande impegno e dedizione profusi durante e dopo il cataclisma, non è valso a scongiurare il drammatico corso degli eventi.

Come se il mondo provasse un senso di inanità, di impotenza a padroneggiare la situazione che si è determinata.

E maturasse una consapevolezza nuova che impone di fare i conti con questo limite, per poter assumere con responsabilità decisioni conseguenti.

E non trovarsi la “spada di Damocle” sul capo,  appesa all’atomo anziché ad un crine di cavallo.