L'opinione di Giovanni Saracco

25 lug 2013

Shock economico.

Nel futuro prossimo è possibile che in Italia si verifichi uno shock economico con rischi di rivolte e tumulti sociali.

Sostanzialmente s’è espresso così qualche giorno fa Gianroberto Casaleggio, cofondatore con Beppe Grillo del M5S.

Perché possa succedere questo non l’ha detto.

Si tratta probabilmente del grado di sopportazione dei più colpiti dalla crisi: disoccupati, cassintegrati, ed i giovani che invecchiano senza poter lavorare, che sta per superare il livello di guardia, oltre il quale si ritiene di avere poco o più nulla da perdere.

Per evitare che la situazione si deteriori fino a tal punto, occorre accelerare il serio, perseverante, faticoso e dedito impegno comune per fermare l’emorragia del lavoro che si perde, e crearne di nuovo.

Intervenendo con fermezza nei confronti di fughe di capitali, sprechi, privilegi, incompetenze, connivenze, negligenze, incurie, noncuranze; e sulla fiscalità, cessando di spremere i pagatori da sempre e ponendo a ruolo i molti che vergognosamente pagano nulla, o molto meno di quanto dovrebbero e potrebbero.

Utilizzando subito le risorse che si recuperano, per attenuare il gravame fiscale su lavoro e imprese, e per non lasciare sole persone e famiglie in difficoltà.

Ci si adoperi tutti per l’efficienza e l’efficacia ai vari livelli della pubblica amministrazione e di quanti erogano servizi di interesse generale – formando come attori del cambiamento il Personale di cui si dispone – anteponendo agli adempimenti formali la soluzione dei problemi reali.

Per la riduzione del debito si consideri anche la possibilità di pagare con titoli di stato, l’eccedenza rispetto a un limite da stabilire (10.000 euro al mese?), di pensioni, stipendi, emolumenti e corrispettivi vari; incentivando a tenerli fino alla scadenza.

Selezionando contemporaneamente la nuova classe dirigente sulla base della capacità di coinvolgere e sostenere il Paese in questo straordinario impegno di non breve durata.

 

P.S. Adesso tiriamo un po’ il fiato, per riprendere con rinnovata lena dopo ferragosto. Cordiali saluti a tutti.

 

 

23 lug 2013

Senso di responsabilità.

Educare ed educarci ininterrottamente fin da piccoli ad assumere la responsabilità di quanto facciamo e diciamo, è per certo un investimento proficuo con ricadute positive a cascata.

Intanto consente di capire in concreto il senso di “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Ad apprezzare l’amicizia, la solidarietà e rispettare la vita in tutte le sue forme ed espressioni.

A relazionarci con gli altri, ricercando e realizzando complementarietà ed integrazione, specie nei rapporti donna - uomo, mettendo in comune il meglio di ciascuno.

A rendere palese l’inutilità di molti adempimenti burocratico – procedurali, foglie di fico, veri e propri costosi intoppi per una convivenza civile che punti allo sviluppo qualitativo.

Consente di non subire le crisi ma di prevenirle, e governarle qualora non sia possibile evitarle.

Fa capire la contrarietà alla guerra (art. 11 Costituzione), perché è il tragico tripudio dell’irresponsabilità.

Operare con senso di responsabilità significa esercitare la sovranità di cui tutti siamo titolari; gratificati dal poterlo fare, consapevoli che costa impegno e fatica ma che nulla lo può surrogare.

Siccome si tratta di innovazione impegnativa, specie per il settore dei pubblici servizi, gli antesignani meritano riconoscenza.

In forza di quanto precede, il lavoro consolida e rafforza il suo insostituibile ruolo di espressione della capacità delle persone e fonte per il loro sostentamento, cui s’aggiunge l’impulso virtuoso all’applicazione pratica del senso di responsabilità, secondo il principio di retta coscienza e quanto di positivo ad esso consegue.

 

 

Secondo equità e giustizia.

Gli ordini di grandezza dell’odierna situazione economico-finanziaria dell’Italia sarebbero i seguenti.

Siamo i primi al mondo per competitività nei settori: tessile, abbigliamento, pelli-calzature.

Secondi dopo la Germania nella meccanica non elettronica, nei manufatti cosiddetti di base (metalli e ceramiche), negli occhiali e gioielli in genere, e articoli in plastica.

Insieme a Germania, Cina, Giappone e Corea del Sud abbiamo la bilancia commerciale positiva – vendiamo più di quanto acquistiamo – per i manufatti non alimentari.

Ci riconoscono l’eccellenza nell’automazione, abbigliamento, arredo casa, alimentare.

Non ho visto nell’elenco il posto che occupiamo nell’accoglienza turistica e nella gestione del patrimonio storico-artistico ed ambientale.

Arranca l’Italia che produce per il mercato interno; va bene l’Italia che esporta.

Il nostro prodotto interno lordo (Pil) è di 1800 miliardi l’anno; il debito dello Stato è pari al 130% del Pil; il debito complessivo di imprese, istituti finanziari (banche) e famiglie, è il 270% del Pil.

La ricchezza privata è il 400% del Pil ed è posseduta per il 50% dal 10% degli italiani e per l’altro 50% dal restante 90%.

Se fossimo una grande famiglia, solidale e alla buona, potremmo mettere in comune tutto, cosicché debiti e ricchezza si compenserebbero (un tempo da qualche parte nel mondo si faceva così ogni tot anni), impareremmo dagli errori per non ripeterli, sostituiremmo quanti ci hanno portati nell’attuale difficile situazione, e ci sfideremmo in un giro nuovo sulla giostra della vita.

Siccome siamo un moderno stato democratico, dobbiamo andare più di fino chiedendo a tutti gli italiani di comportarsi secondo l’art. 53 della Costituzione, cioè chi ha di più dia di più, con criteri di progressività, secondo equità e giustizia. Cioè leggeri con chi dispone appena del necessario per vivere dignitosamente, più incisivi nei confronti di quanti posseggono ricchezze consistenti e se lo possono permettere, senza pregiudizio per l’acquisito tenore di vita e quant’altro ad esso correlato.

Con quanti già lavorano e i nuovi occupati che perverranno, specie giovani, protagonisti di un futuro migliore tutto da costruire.

 

 

11 lug 2013

Dall'amore che continua misteriosamente a fluire attraverso la memoria di lui.

Tito Traversa di Ivrea aveva 12 anni e praticava l’arrampicata libera in montagna. È morto a seguito di caduta durante un allenamento con coetanei ad Orpierre in Alta Provenza. Era tra i più bravi al mondo in questa disciplina sportiva già praticata da suo papà Giovanni; la mamma Barbara sosteneva entrambi nella loro passione.

Per Tito non si trattava tanto di compiere delle imprese, quanto più semplicemente partecipare ad un gioco che gli piaceva ed in cui eccelleva.

Al talento naturale univa accortezza, scrupolo, prudenza, certo adolescenziale.

Papà e mamma lo hanno affidato agli istruttori che accompagnavano il gruppo nella scampagnata oltre confine: perché lì c’è un’attraente palestra naturale con difficoltà alla portata di tutti i partecipanti.

Al momento di partire le presumibili raccomandazioni, più rituali che sostanziali, perché lui sapeva come comportarsi in uno sport nel quale ogni arrampicata è un unicum esaltante di difficoltà superate da gustare, insieme alla libertà ed alla gioia di vivere.

Ho letto che il primo che sale prepara il percorso: forse è toccato a lui. Era dotato di un’attrezzatura idonea e collaudata, ma probabilmente ha utilizzato quella di un’amica.

Nell’arrampicata, a venti metri d’altezza qualcosa va storto: Tito cade e sbatte la testa non protetta dal caschetto.

Immediatamente soccorso e ricoverato in ospedale ha lottato per tre giorni insieme a mamma e papà.

I suoi organi donati consentono a ragazzi prima in pena di scalare a loro volta la vita e gioirne.

Ai genitori rimane lo straziante dolore della separazione, mitigato dall’amore che continua misteriosamente a fluire attraverso la memoria di lui.

 

Mettendo mano ai cordoni della borsa.

Il botta e risposta sui giornali circa il ruolo di chi tiene i cordoni della borsa ad Asti e nell’Astigiano - a partire dalla Cassa di Risparmio e relative articolazioni - e di come si possa e debba far funzionare meglio le cose a beneficio dei cittadini, mi pare ben sintetizzato da Laurana Lajolo nella sua rubrica “La piazza del sabato”, La Stampa, 6 luglio scorso.

In particolare ov’ella rileva “un’impostazione conservatrice in una fase in cui è necessaria una profonda trasformazione di obiettivi, e priva di una regia tra gli attori pubblici e privati della politica, del sindacato e dell’economia”. Mentre coloro “che gestiscono il potere appaiono più consapevoli dell’esigenza di nuove indicazioni per la città e il suo territorio, ma le proposte in campo sono tutt’altro che univoche”. E prosegue affermando che in questo momento la regia non può che far carico “ai detentori delle risorse pubbliche e private che devono scegliere in che direzione investire”.

 

Tirando le fila ne consegue che per i “detentori delle risorse pubbliche e private” è giunta l’ora di dimostrare concretamente la capacità di dare risposte alla priorità che abbiamo di fronte: creare lavoro perché tutti possano guadagnarsi da vivere, formarsi una famiglia, costruirsi un futuro, garantirsi una vecchiaia accettabile e dignitosa. Per superare le gravi difficoltà in cui troviamo, ed attuare la Costituzione che così espressamente dispone agli articoli 1,4 e seguenti.

Mettendo mano ai cordoni della borsa.

Tenendo conto che il tempo stringe.

8 lug 2013

Ora serve uno scatto d'orgoglio collettivo.

L’opinione (straordinaria)

È morta Margherita Hack.

Astrofisica di statura internazionale, propugnatrice dell’uso della ragione che ha praticato in sommo grado.

Di debordante umanità, innamorata della vita e del suo lavoro, fervente divulgatrice del sapere proprio ed altrui.

Schietta, e amata anche per questo.

Ha scrutato nell’infinito. Aveva 91 anni.

Ciao!

 

Angela Merkel, cancelliera tedesca, intervistata da “La Stampa” del 3.7.13 circa la crisi, il lavoro che non c’è e la disoccupazione giovanile, ha affermato: “è deplorevole il poco impegno dei ceti più ricchi”.

 

Il leader massimo del Pdl lo sta declassando per risuscitare forz’italia, con l’intento di recuperare qualcosa degli oltre 6 milioni di voti persi nelle elezioni del febbraio scorso. Tutto tra pochi intimi o quasi.

Mentre s’approssima la sua quiescenza, senza che si sappia a cosa veramente miri, oltre ai comodi suoi.

Anche al Partito Democratico sta a cuore riavvicinare i suoi elettori e quanti sono rimati a casa o hanno votato il M5S perché delusi.

Lo sta facendo sostenendo e stimolando il governo di Enrico Letta a realizzare quanto convenuto di possibile e utile per l’Italia, ed alla sua credibilità in Europa e nel Mondo.

Ed aprendo un ampio dibattito nel Paese su come uscire dalla crisi e sull’imperativo di ripartirne i costi tra tutti, in ragione della capacità contributiva di ciascuno e con criteri di progressività (art. 53 Costituzione).

Come organizzazione il M5S si guarda l’ombelico anziché occuparsi dell’Italia. Nei Gruppi Parlamentari c’è impegno e voglia di fare. Alcuni eletti che ritenevano di essere frenati nell’esercizio delle loro funzioni senza vincolo di mandato (art. 67 Costituzione), sono emigrati – motuproprio o costretti – nei Gruppi Misti di Camera e Senato.

Dalla Lega flebili segnali di esistenza in vita.

Scelta Civica sostiene il governo ed è sempre più distante dall’Udc. Vanificando i già espressi propositi di dar vita ad una formazione unica.

Ora serve uno scatto d’orgoglio collettivo.

 

 

 

Intanto serbiamo memoria.

Piccoli, medi o grandi che siano, gli oltre 8100 Comuni d’Italia, vivono in trincea la difficile situazione in cui versa il Paese, al punto da considerare l’ordinaria manutenzione stradale per rimediare i danni causati dall’inverno, un lusso che non tutti si possono permettere.

Siamo quindi alla prova del nove, nel senso che per farcela dobbiamo escogitare qualcosa che sopperisca alla penuria di denari, non soltanto per riparare buche e tombini stradali, ma per governare le difficoltà e non soggiacervi.

Partendo dalla constatazione che la crisi ha origine dalla iniqua ripartizione del reddito prodotto, a vantaggio dei detentori del potere finanziario, i quali – autori e beneficiari del misfatto – ne stanno facendo pagare i costi alle stesse vittime!

Impegno di grande lena da affrontare con l’intelligenza di cittadine e cittadini cui vengono forniti i supporti necessari: sul piano politico dai partiti che se lo prefiggono, e sul versante amministrativo dai servizi comunali riorientati nel senso accennato.

A partire dalla maggioranza dei Comuni governati dal centrosinistra,  di cui il Partito Democratico è il fulcro.

Intelligenza libera, scevra da preconcetti, orientata a ricercare soluzioni socialmente giuste, eque, solidali, attingendo ai principi costituzionali, disponibile a riforme che rafforzino democrazia e governabilità, lasciando saldamente nelle mani dei cittadini elettori la scelta del Parlamento, riformato nelle funzioni svolte e ridotto nel numero dei suoi membri.

Una sorta di manuale utile alla bisogna è già stato scritto da Enrico Morando e Giorgio Tonini – L’Italia dei democratici – Marsilio.

Altre idee, intuizioni, esperienze, troveranno libera espressione nei congressi locali che prepareranno quello nazionale del Partito Democratico da tenersi nel 2013, di cui s’attende sia fissata al più presto la data.

Nel frattempo il governo Letta sta facendo quanto dichiarato in Parlamento in occasione del voto di fiducia. In primis i provvedimenti in corso per rilanciare lavoro e occupazione con il recupero di fondi europei, e la nuova legge elettorale.

Convinti che dalla crisi si può uscire tutti i giorni un po’, con più giustizia rispetto a quando siamo entrati. Come saremo alla fine di questa faticosa e sofferta avventura, dipenderà dal lavoro che sapremo svolgere da qui ad allora. Intanto serbiamo memoria di quanti danno il meglio di sé per riuscirci prima possibile,  lasciando nessuno indietro.