L'opinione di Giovanni Saracco

23 ott 2015

Già preparati per il mondo nuovo.

Esprimere liberamente il proprio pensiero non è solo pratica di libertà garantita dalla Costituzione (art. 21), ma anche uno stimolante modo di produrre naturalmente endorfine,  alimentare la buona considerazione di sé e contribuire a fare altrettanto per quella altrui.

Persone gratificate e motivate di cui beneficia la società umana.

Realizzare, garantire e sviluppare queste condizioni non è agevole in presenza di situazioni statiche, o all'opposto crogiuoli di vitalità, oppure in transizione accelerata da ragioni contingenti.

Assumere come dono la libera espressione di chicchessia e corrispondervi con la propria non dà luogo solamente alla sommatoria di saperi ma ad una reazione il cui prodotto è un "quid novi", qualcosa di originale difficilmente ottenibile in altro modo.

Che non solo non crea problemi ma può concorrere alla loro soluzione o addirittura prevenirli.

Dispone al confronto con stimoli alla creatività, più accentuati se le persone coinvolte sono libere di intrattenersi su temi di comune interesse.

In cui non conta il prevalere di singole ragioni ma la capacità di giungere a sintesi condivise.

Partendo da elementi comuni che più si confanno a quanti si relazionano, ed operando con naturalezza.

Integrandosi, cioè rendendo vicendevolmente completi i rapporti tra diversi, aggiungendo ciò che manca.

Costruendone  di nuovi già frutto di convivenza benintesa e vissuta coerentemente, che fa di ciascuno l'abitante a pieno titolo del luogo in cui è.

Già preparati per il mondo nuovo, al quale tutti siamo fin d'ora chiamati.

 

22 ott 2015

Non è tutto oro ciò che luccica.

Nemmeno nel nord-est d'Italia è tutto oro ciò che luccica.

Infatti due rinomate banche di quelle parti sono ricorse per anni ad un trucchetto  gabbando decine di migliaia di risparmiatori e depredandoli di parecchi miliardi di euro.

La racconto come l'ho capita cercando di rispettare l'essenziale, desumendo le informazioni dall'editoriale del "Corriere della Sera" del 19 ottobre scorso.

Per concedere prestiti e mutui ai richiedenti queste banche non badavano alla loro serietà ed alla validità delle attività in atto o da intraprendere dal punto di vista economico e sociale (art. 41 Costituzione), quanto alla loro parallela disponibilità ad acquistare azioni delle banche stesse: tanto ti dò se comperi anche un tot di mie azioni a prezzo sopravvalutato.

Molte di queste azioni sono poi finite sul mercato ed acquistate da piccoli risparmiatori, magari dipendenti delle aziende stesse.

Va da sé che un siffatto modo di operare non poteva che portare alla bancarotta com'è puntualmente avvenuto. 

Con le azioni delle banche interessate che hanno perso l'80% del loro valore.

Tradotto in soldoni significa che sono andati i fumo dai 5 ai 7 miliardi; carta straccia per quanti se le ritrovano in portafoglio; spesso frutto di sudati  risparmi.

Al rapporto fiduciario tra banche e clienti si è sostituito un ignobile "do ut des", dare per avere, tra i due che avviavano l'operazione; uno dei quali, la banca, teneva saldamente il coltello dalla parte del manico.

Ed è finita con il "parco buoi" illuso ed abbindolato, o abusato vellicandone le create subdole aspettative di diventare beneficiario delle briciole del mercimonio.

Che il maneggio indegno sia potuto durare anni e che solo la crisi l'abbia fatto emergere, la dice lunga sulla tolleranza omertosa indotta  dalla commistione tra affari anche loschi e il sano ruolo che le banche sono chiamate a svolgere, distinguendo le prime da quante raccolgono risparmio e lo indirizzano nell'economia reale.

Nei casi di cui si tratta c'è solo  da augurarsi che i colpevoli siano individuati e restituiscano il frutto dell'inganno, mettendo a disposizione risorse e beni comunque intestati di cui hanno la disponibilità.

Salve ed impregiudicate le sanzioni per le responsabilità penali personali.

 

18 ott 2015

Se almeno due o più persone.

Importanti segnali provenienti da persone e realtà che conosco cui ritengo doversi prestare la dovuta attenzione.

"La piazza del sabato" di Laurana Lajolo (La Stampa 17 ottobre scorso) affronta il problema della capacità e necessità di assumersi responsabilità da parte dei cittadini, con riferimento al rischio reale e concreto che l'accorpamento con la Provincia di Alessandria privi Asti e l'Astigiano della sede di importanti e qualificati servizi che sono parte integrante e sostanziale della vita di 210 mila cittadini dal 1935.

Cioè questi servizi hanno concorso a strutturare l'insieme Asti-Astigiano e svolgono tuttora questo ruolo per il buon funzionamento del tutto.

Puntare i piedi perché questo impoverimento non abbia luogo è compito di tutti noi.

Alle forze politiche (partiti ed altro) compete in primis promuovere e organizzare questa disponibilità dei cittadini ad assumersi responsabilità.

Il fatto che a Nizza Monferrato si sia chiusa la sede del Partito Democratico, conferma purtroppo la penuria di volontà-capacità di assumersi responsabilità politiche.

Qualità che  di certo non sono mancate all'amico e compagno Dino Laspisa unico tesserato della città rimasto ( La Stampa citata).

Ma che da solo non può nemmeno sperare nella presenza di Cristo, che l'ha promessa se almeno due o più persone si riuniscono nel suo nome (Matteo, 18, 20).

 

14 ott 2015

In natura nulla è per caso.

Poca cosa, quattro millimetri in tutto, otto esili zampette, due nervosi baffi-antenne, occhietti appena visibili, bocca che si coglie dalle movenze; curioso accorto veloce sulla pagina che sto leggendo; non lo disturbo voltando foglio, sosta osserva drizza e cala i baffi-antenne.

L'ispezione dura qualche minuto; lo osservo meglio: ha quanto serve per fare quanto deve. Pare comportarsi con una sua razionalità: di fronte ad un ostacolo improvviso prima di affrontarlo ragiona per capire.

Forse cerca il suo habitat.

Entra in scena un nuovo personaggio: poco più di una capocchia di spillo; ha le ali.

I due si studiano attimi, poi ciascuno recita la sua parte come se l'altro non esistesse.

Chissà per quali ruoli sono stati programmati in natura e se hanno una qualche discrezionalità.

Per potere cogliere le mosse del più piccolo mi doto di lente: un battito d'ali più intuito che visto, un saltino è l'esito; come a dimostrare cosa sa fare.

In natura nulla è per caso;  anche così minuscolo ha quasi lo stesso mio DNA.

Sono entrambi alla mia mercé: non mi ergo a giudice o boia. Non hanno il potenziale per offendere: o più grossi o infinitamente più piccini allora sì.

Hanno terminato le loro cose e se ne vanno: il primo calandosi appeso ad una bava invisibile suppongo prodotta lì per lì, fino a toccare il pavimento mimetizzandosi in un attimo. Il secondo alzandosi – impensabile – in volo per chissà dove.

Hanno recitato la loro parte di ragnetto e moschina ma se lo sono veramente non so.

Perché  non ho visto tessere la tela, irretirla e goderne.

 

7 ott 2015

Il quantum di democrazia.

Nel dibattito in corso sulla democrazia è buona cosa non perdere di vista alcuni dei suoi punti fondamentali.

Intanto che è il men peggio finora escogitato e sperimentato per consentire una accettabile avanzata convivenza civile.

In soldoni significa potere assumere insieme le decisioni che servono per vivere meglio tutti.

A partire dalla famiglia, assemblea condominiale, bocciofila, pro-loco, fino al Parlamento.

Nelle realtà più prossime partecipandovi direttamente, poi delegando ad altri con le elezioni.

Scegliendo persone cui affidare pro-tempore e senza vincolo di mandato il compito di decidere per tutti., sulla base di un programma di massima condiviso da controllare via via nel corso della sua attuazione, chiedendo eventualmente conto all'eletto.

Nel corso della legislatura possono verificarsi fatti nuovi di cui l'eletto deve tenere conto; è quindi importante il rapporto di fiducia da instaurare tra l'elettore e l'eletto.

È auspicabile che la pratica democratica diventi costume, stile di vita e permei di sé ogni nostro atto.

Ricordando che dalla qualità dei fatti si può arguire il quantum di democrazia impiegato per porli in essere.

La democrazia aiuterà a fare scelte migliori se più cittadini la praticheranno con il piacere a la consapevolezza di giovare a sé ed agli altri.

Le istituzioni a tutti i livelli debbono garantire l'esistenza delle condizioni perché quanto precede sia possibile per tutti.

Demoralizzarsi se la democrazia non soddisfa è inutile. In questa casi bisogna incentivare e qualificare il proprio impegno, e non temere di disturbare il manovratore di turno all'occorrenza.

Disponendo noi italiani della Costituzione tra le più belle e buone del mondo, ed anche "manuale" per la pratica e lo sviluppo democratico cui attingere.