L'opinione di Giovanni Saracco

23 mag 2017

In pratica le cose non filano così lisce.

I migranti sono una risorsa o un problema? L'una e l'altra cosa insieme.

Sono una risorsa se ci si occupa di loro in modo serio, cioè fin dal momento in cui essi decidono di andarsene da casa loro perché vittime di guerre o soprusi, od anche solo per cercare altrove migliori condizioni di vita per sé e le proprie famiglie.

D'altra parte non è in discussione l'assunto che una persona in salute, di intelligenza media, tra i 18 ed i 60 anni, capace di svolgere un lavoro utile costi meno di quanto produce; quindi rappresenti una potenziale risorsa.

Sono invece un problema se lasciati alla mercé dei trafficanti da cui subiscono vessazioni ed angherie di ogni genere fino a farli salpare in imbarcazioni comunque sia, lasciando ad altri il compito di salvarli dal naufragio e traghettarli nel porto più prossimo per ricevere le cure del caso. Pagando comunque un tragico pedaggio con migliaia di morti in mare o in altri tristi modi. Sono inoltre da mettere in conto odissee indegne del vivere civile.

La soluzione perfino banale è aiutare a casa  loro quanti potrebbero rimanerci, contingentandone le partenze e distribuendoli tra i Paesi disposti a riceverli fornendo loro il necessario per una vita dignitosa. Prima di tutto il lavoro, la casa e la scuola per i figli e, all'occorrenza, anche per sé.

I perseguitati, quanti fuggono da guerre o dalla miseria cui non intravedono rimedio, hanno diritto d'asilo secondo l'art 10  della nostra Costituzione. L'Unione Europea si fa già carico di ripartirli in modo equo tra gli Stati che ne fanno parte contribuendo al loro inserimento.

Consapevoli certo che in pratica le cose non filano così lisce, sia perché i Paesi da cui fuggono non sono certo collaboranti, mentre l'esodo può assumere forme e dimensioni non agevolmente governabili. Inoltre si riscontrano limiti e manchevolezze e perfino reati a danno dei  migranti, da prevenire ove possibile e perseguire ai sensi di legge negli altri casi.

È comunque sempre molto importante che i migranti siano considerati da tutti i punti di vista come noi indigeni; in particolare per quanto concerne i doveri da ottemperare e i diritti di cui fruire. E quanto prima giungere al riconoscimento formale di italiani per quanti lo desiderano.

 

16 mag 2017

Joseph Stiglitz e Enrico Morando.

Due particolari e importanti punti di vista sulla situazione in Italia e in Europa espressi da Joseph Stiglitz Nobel per l'economia nel 2001 e da Enrico Morando viceministro dell'Economia in due recenti interviste rilasciate rispettivamente a "La Stampa" l'11 maggio scorso e a "la Repubblica" il 12 maggio.

Il premio Nobel asserisce che nel nostro tempo i ricchi lo sono sempre di più a fronte dei poveri che aumentano e stanno sempre peggio. E che non è il destino cinico e baro a determinare queste condizioni ma il perpetuarsi di ingiustizie che ingigantiscono le disuguaglianze; mettendo a rischio intere popolazioni e finanche la coesione  sociale e la stessa democrazia, aggiungo di mio.

Rimuovere le ingiustizie è compito della politica e lo si può fare guardando, ad esempio, ad alcuni Paesi del nord Europa che vi provvedono da tempo.

Stiglitz afferma poi che i parametri con i quali si valuta lo stato delle economie nei vari Paesi non si basano su analisi economiche proprie ma sono decisi discrezionalmente da chi ha il potere di farlo, quindi non certo dai meno abbienti. E che pertanto possono e debbono essere ridefiniti.

Occorre infine farsi dare di più da quanti la ricchezza non fa difetto, per soccorrere i molti ai quali non è andata così bene. Così da contribuire "al benessere di tutti".

Il vice Ministro Enrico Morando ritiene che gli squilibri in Europa tra i Paesi in cui l'economia tira e gli altri in disavanzo possono essere corretti e governati e rientrare nella norma se chi sta meglio, la Germania per esempio, fa investimenti e sollecita la domanda aggregata, cioè non pensa solo ai vantaggi per sé ma contribuisce a realizzare un contesto equilibrato nel quale tutti stiano meglio.

Egli stima che la situazione in Italia e in Europa sia stabile e che il nostro Paese debba avvalersi del nuovo europeismo propugnato da Macron giovane presidente francese; riducendo da parte sua le tasse per i lavoratori e le imprese per ulteriori 18-20 miliardi di euro.

Realizzando inoltre in Europa un istituto che si occupi di disoccupazione non fisiologica, coltivando parallelamente iniziative già in atto per incrementare la domanda.

Dalle due interviste si ricavano elementi e proposte complementari nelle quali è ben identificata una politica riformista che tiene conto delle specifiche condizioni dei singoli Stati nazionali, nei confronti dei quali un'Europa sovranazionale rappresenta garanzia di stabilità che consente di operare senza patemi nel lavoro di lunga lena che ci attende.

12 mag 2017

Una faticaccia continua.

Intendiamoci su come stanno le cose e vediamo il da farsi possibile procedendo convinti verso l'obiettivo di fare funzionare l'Italia come Paese normale moderno ed al passo coi tempi, valorizzando il lavoro la laboriosità l'intraprendenza.

Debito pubblico. È al 132% del PIL ma con l'Ulivo nella XIII^ legislatura era sceso al 105% dal 125% ereditato; vale a dire che se si vuole si può, anche se la crisi ha lasciato segni durevoli.

Operare  affinché i possessori di ricchezza la investano per produrre meglio soprattutto beni di qualità, durevoli, capaci di soddisfare esigenze e bisogni  diffusi. Per parte sua lo Stato venda beni immobili istituzionalmente non più utilizzati (caserme, ecc.) ed attui ogni altra intelligente e proficua iniziativa, con il vincolo di destinare il ricavato alla riduzione del debito, predisponendo un apposito piano da attuarsi nel tempo con perseverante determinazione.

Si otterrà così un risparmio considerevole sugli interessi (adesso ci costano oltre sessanta miliardi l'anno) da destinare a incisive politiche di sviluppo.

Lavoro. È la base di tutto. Consapevoli che quello tradizionalmente inteso verrà via via meno e ne sopraverranno altri nuovi; per cui occorre pensare fin d'ora agli ammortizzatori perché nessuno resti privo del necessario per vivere dignitosamente, ed alla formazione continua per tenere il passo.

La qualità di quanto si produce e la capacità di soddisfare esigenze e bisogni di più alto profilo caratterizzeranno sempre più il nostro fare: per casa nostra fino al mondo globale. Ragionare tra le parti che hanno mano in tutto ciò è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che ci si pone.

Migranti. Potersi muovere  liberamente nel mondo globale è un diritto naturale; esservi costretti è una patologia che coinvolge tutti per porvi rimedio. Chi sta meglio deve aiutare chi sta peggio a raggiungere dignitose condizioni di vita; dagli Stati fino ai rapporti interpersonali osservando e rispettando regole e modi di vivere delle realtà che ospitano.

L'Italia è tra i Paesi che si prestano ad operare in questo modo; più come soccorso in mare e di primo approdo che di permanenza ambita.

All'Unione Europea il compito di distribuire equamente le quote di migranti tra gli Stati membri, stanziando gli aiuti per farvi fronte.

Modalità operative. Intanto seguire ed attuare la Costituzione soprattutto  adeguando le leggi per fare fronte ad esigenze e bisogni inediti. In proposito è essenziale l'apporto delle giovani generazioni con idee, aspettative e bisogni nuovi che richiedono innovazioni per la cui realizzazione esse dispongono di voglie ,energie, saperi e determinazione occorrenti.

Benvenuto il coinvolgimento di quant'altri sanno e ci stanno ad operare in questo modo.

Una faticaccia continua che però vale la pena compiere, perché la vita è bella in sé per sé ed anche per questo, insieme a  quanti ci si accompagna.

10 mag 2017

Emmanuel Macron.

Domenica scorsa 7 maggio si trattava di arginare la destra oltranzista e autoritaria di Marine Le Pen e ce l’ha fatta Emmanuel Macron con spirito e piglio sbarazzino e liberale. Nemmeno quarantenne lì quasi per caso, ma con un buon pedigree istituzionale come ministro e professionale di esperto in finanza, è il più giovane presidente della Francia repubblicana. Eletto con il 65% dei voti mentre alla Le Pen è andato il 34%. Ha votato il 75% degli elettori ma il 12% ha deposto nell’urna scheda bianca. L’inno alla gioia dell’Unione Europea al Louvre di Parigi ha suggellato il risultato nel tripudio di bandiere nazionali, numerose quelle dell’Unione.

Tra un mese si terranno in Francia le elezioni per il nuovo Parlamento e sarà già la prima prova della tenuta politica di quanto Macron ha dichiarato di voler praticare: una Francia sicura, aperta, operosa, equa e solidale in una Europa unita che si esprima come continente nel mondo globale.

Come capita in queste circostanze dalle cancellerie di molti Paesi sono giunte al vincitore espressioni augurali, di stima e compiacimento. Particolarmente cordiali quelle di Angela Merkel, della premier inglese Theresa May nonostante il Regno Unito sia in uscita dall’Unione Europea, del capo del governo Paolo Gentiloni e di Matteo Renzi riconfermato proprio lo stesso giorno dall’Assemblea Nazionale segretario del Partito Democratico.

Paiono quindi esserci le condizioni per svolgere un proficuo lavoro ciascuno in casa propria, ed insieme nell’Unione Europea come casa comune per competere alla pari con i colossi continentali.

Per certo il ruolo dell’Italia in Europa già significativo, assumerà maggior importanza se proseguirà il lavoro di costruzione di istituzioni democratiche proprie che consentano all’Unione di agire come tale per la tutela e lo sviluppo degli Stati membri. Ai quali va riconosciuta la possibilità di farne parte a pieno titolo con tempi e modalità diverse.

Tenendo presente che popoli “giovani”, cioè con popolazione distribuita in modo equilibrato nelle varie fasce di età, sono più propensi ai cambiamenti perché l’avvicendarsi delle generazioni con le donne in primo piano porta con sé aspirazioni, esigenze e bisogni nuovi che rendono obsolete leggi e modi di vita non più in grado di rispondervi adeguatamente.

 

3 mag 2017

Una assise senza eguali.

Elezioni primarie del Partito Democratico di domenica scorsa 30 aprile: una assise senza eguali in Europa. Con preliminari che hanno portato i candidati nei circoli della penisola coinvolgendo gli iscritti nelle  proposte di Michele Emiliano, Andrea Orlando e Matteo Renzi; seguite da rituali essenziali che hanno preparato ed accompagnato alla giornata conclusiva del voto per eleggere il segretario nazionale del partito cui hanno partecipato anche non iscritti, per un totale che sfiora i 2 milioni.

È stato eletto Matteo Renzi con il 70% dei voti, ad Andrea Orlando il 19,5%, segue Michele Emiliano con poco meno del 10,5%.

Adesso ci si rimbocchi le maniche e si lavori nel merito per risolvere i problemi dei cittadini, imprese e realtà che costituiscono l'ossatura economico-sociale dell'Italia che s'ingegna, lavora, produce sempre più beni buoni ed utili per rendere migliore la vita, solidale la convivenza, con sviluppo che punti sulla qualità in sicurezza e pace, distribuendo con equità il frutto del lavoro di tutti: da ciascuno secondo le proprie capacità a ciascuno secondo le proprie necessità, per una vita dignitosa il più vicino possibile alle aspirazioni personali.

Come Partito Democratico facendo tesoro dell'esperienza maturata senza ripetere gli errori. Con perseveranti costruite intese per la continua messa a punto di ciò che c'è fino a sostituirlo laddove necessario per rispondere alle  esigenze di cui sono portatrici le nuove generazioni e le donne in particolare.

Coinvolgendo sempre le disponibilità che si manifestano, ricuperando il buono con l'impegnativa  ma insostituibile procedura tesi-antitesi-sintesi cui giungere in tempi programmati e democraticamente decisi; e tutti siano chiamati a concorrere nei ruoli rispettivamente svolti.

A livello istituzionale operare perché maggioranze ed opposizioni escano con certezza dalle urne e siano entrambe operative fin dal giorno dopo e durino in carica l'intera legislatura. Dando modo alle maggioranze di realizzare il programma su cui sono state elette, ed alle opposizioni di accreditarsi con il riconosciuto buon lavoro svolto nel controllarne l'operato e avanzando proposte vantaggiose per il bene comune e l'interesse generale; quindi valide pretendenti ad avvicendare le maggioranze nelle elezioni successive.

1° Maggio. Festa del lavoro in tutto il Mondo. Gioia manifesta nel sacro ricordo di quante lacrime e sangue sia costato arrivare sin qui dalla giornata di lavoro "dal levare al calar del sole". E quanto competa a noi oggi ed a quanti sopravverranno nel tempo fornire l'indispensabile contributo perché dignità, giustizia ed equità connotino sempre più e meglio i rapporti di e col lavoro, su cui si fonda la Costituzione e si compendia l'essenziale del vivere civile.