L'opinione di Giovanni Saracco

17 feb 2016

Neonati compresi.

C'è un rinnovato interessamento dell'Unione Europea per l'entità del nostro debito pubblico ammontante a poco meno di 2.200 miliardi di euro. Pari a circa il 130% del PIL, cioè quanto produce l'Italia intera in 450 giorni di lavoro o, se preferiamo, a 37.000 euro di debito per ogni italiano neonati compresi.

Alcune ragioni di questo interessamento.

L'Italia è tra i propugnatori e fondatori dell'Unione Europea ed è ai primi posti per l'importanza del sistema economico e produttivo; quindi a noi si guarda come esempio.

Il debito ci costa una ottantina di miliardi di euro l'anno di interessi, risparmiando sui quali si potrebbe investire per lo sviluppo che punti sulla qualità.

Invece abbiamo un bilancio con ridotti margini di manovra che richiede di indebitarci ulteriormente se vogliamo praticare politiche del lavoro che producano ricchezza reale.

Siamo inoltre più esposti agli attacchi della speculazione, cioè di pochi con molti troppi soldi, che pur di lucrare in potere e/o ancora in soldi non vanno per il sottile, costringendo l'Europa a farsi carico delle nostre debolezze.

Da questa situazione si può uscire migliorando l'efficienza della pubblica amministrazione; ricuperando con perseverante impegno evasione ed elusione fiscale e quote di risorse perseguendo la criminalità organizzata; cedendo parte di proprietà dello Stato mantenendo il potere decisionale per i beni ritenuti strategici (come operato recentemente cedendo il 40% di Poste Italiane); creando convenienze per il risparmio privato il cui ammontare si stima tuttora in oltre 5.000  miliardi di euro, e quant'altro si riuscirà ad escogitare.

Destinando queste risorse alla realizzazione di un piano quinquennale di riduzione del debito pubblico sotto il 100% del PIL, con verifiche rigorose nel corso del suo svolgersi.

Si tratterebbe di una operazione impegnativa ma non impossibile. Infatti in circostanze diverse ma non più agevoli, nel corso della legislatura 1996-2001 con l'Ulivo di Prodi, D'Alema, Amato si ereditò il debito pubblico al 125% del PIL e lo si ridusse al 106%.

Per di più perfezionando le condizioni necessarie per entrare a pieno titolo nell'euro.

Già riprovarci seriamente sarebbe per certo un segnale apprezzabile ed uno stimolo positivo.

4 feb 2016

Da convalescente.

La "piaga maligna" in gola è stata rimossa; la prima fase è quindi superata. Grazie a tutti per le cortesie pervenutemi: tutte rispettose della mia limitata vocalità. Riprendo con cadenza periodica da convalescente, ripromettendomi il ritorno a quella settimanale.
Sappiamo tutti che nel mondo globalizzato occorrerebbe un' organizzazione politica di pari livello; per noi l'Unione Europea Federata.
Abbiamo sentore che ciò si realizzerà mano a mano che i problemi diventeranno impellenti: il classico peperoncino che brucia nel sedere. Quindi  acconciamoci a fare fin d'ora quanto è nazionalmente possibile di quanto faremmo se avessimo un governo continentale.
Bene perciò l'accordo unanime raggiunto a Parigi qualche settimana fa da tutti gli Stati del Mondo per raffreddare la temperatura media della Terra di almeno due gradi centigradi (2°C) e per renderlo operativo ed efficace: producendo energia attraverso fonti rinnovabili ( sole, idrogeno, acqua, vento, maree, altro ), rinunciando a quelle fossili ( petrolio, carbone, gas ).
Certamente utile e di portata storica il protocollo tra Iran e Stati Uniti per l'utilizzo dell'energia atomica per usi civili, sotto il riconosciuto controllo internazionale.
Da condividere ed appoggiare l'iniziativa internazionale Ocse della quale la Germania ha assunto la presidenza pro-tempore, di lavorare per prevenire, contenere, risolvere le crisi ed i conflitti come quello ucraino, d'intesa con le parti in causa. Coinvolgendo in questo caso la Russia anche per il suo importante ruolo nella soluzione della guerra nella Siria del dittatore  Assad.
Proseguire con convinzione l'attività e l'aiuto che si sta prestando con la coalizione internazionale alla Libia affinché si dia ordinamenti democratici possibili, in una realtà ancora con importanti presenze tribali. Dove, come altrove, i terroristi del Califfato si possono battere se si aiutano le popolazioni a migliorare presto le loro concrete condizioni di vita.
A casa  nostra le riforme stanno creando le condizioni perché i capitali, cioè il frutto del lavoro di tutti ancora ingiustamente nelle mani di pochi, trovino convenienti gli impieghi che siamo in grado di offrire. In questo senso ci sono segnali seppur deboli da confermare e rafforzare.
La regolamentazione legislativa delle unioni tra persone dello stesso genere –Unioni Civili – deve offrire le garanzie – diritti e doveri- alle persone che scelgono di vivere in questo modo di cui godono tutti i cittadini. Senza debordare verso il matrimonio e le finalità che gli sono proprie storicamente, religiosamente e costituzionalmente.
La legge Cirinnà in corso di approvazione dal Parlamento dovrebbe ovviare ai ritardi accumulati dall'Italia, facendo tesoro dell'esperienza maturata nei Paesi che vi hanno già provveduto, specie per quanto riguarda le adozioni.