L'opinione di Giovanni Saracco

20 feb 2017

Dita negli occhi.

Partiamo pure dalla metafora delle "dita negli occhi" di Bersani che votai nelle primarie per il segretario di allora del Partito democratico con oltre tre milioni di votanti.

Ammettiamo che le "dita negli occhi" non fanno piacere, anzi come minimo disturbano e possono addirittura impedire la migliore espressione di sé.

Di fronte ad esse si possono avere le reazioni più disparate; la più significativa parrebbe quella che le si rintuzza anche scontrandosi cosicché – proseguendo metaforicamente – "chi ha più filo fa più tela".

Alla medesima conclusione si giunge applicando la massima gramsciana di cavare dalle contraddizioni il meglio uscendone in avanti, cioè dimostrando che infilare le dita negli occhi degli interlocutori per avere la meglio non è democratico.

Se invece si tergiversa o si svicola il rischio che il birbante di turno perseveri considerando chi non soggiace inadeguato ad occuparsi delle cose per le quali si è arrivati a tanto.

Fuori di metafora.

Alle ultime primarie che hanno portato Matteo Renzi alla segreteria nazionale del Partito democratico ho votato per lui. Giovane, preparato, voglioso di fare bene (eccessivo il suo "rottamare") e desideroso di vederlo riconosciuto, forse prima a sé che all'insieme che ci ha lavorato.

In circa tre anni di governo ha consolidato quanto di buono ereditato e ci ha messo del suo, migliorando le condizioni di quanti stanno peggio sia con le riforme che con atti specifici

Con lui il PD ha però perso il referendum (la fronda interna ha votato "No") sulla riforma del Senato ed altro indebolendo il percorso riformatore. Un significativo numero di elettori del PD di è disaffezionato e sta alla finestra.

Dove penda il piatto della bilancia del suo essere stato insieme capo del governo e segretario del partito di maggioranza relativa e gli esiti cui è approdato il suo lavoro pare incerto.

Potrà dirlo il Congresso Nazionale del Partito democratico già deciso e da tenersi presto. Lì si farà chiarezza e si tireranno le somme: chi vince governa il partito e ne orienta la politica; chi perde controlla che si faccia bene come da linee programmatiche enunciate; stando sulla stessa barca e remando con lena.

Le elezioni politiche, da tenersi probabilmente alla scadenza naturale della legislatura, diranno quale ruolo il partito sarà chiamato a svolgere al servizio del Paese.

10 feb 2017

Di tutti è l'errare.

Altolà di Mario Draghi governatore della Banca centrale europea (Bce): l'euro è irreversibile e non si tocca. Detto da lui eccellenza italiana in Europa, protagonista di quanto è possibile fare nel suo ruolo per aiutare l'Europa a riprendersi dopo la crisi più dura e difficile del dopoguerra, è un tagliare corto senza repliche.

Rivolto al pressapochismo di comodo della destra più retriva nostrana e continentale che strumentalizza il malcontento aizzandolo contro l'Unione Europea e contro l'euro; mentre sono indispensabili politiche nuove, serie, coraggiose e impegnative che aiutino gli Stati membri in difficoltà a mettersi al passo del tempo verso un futuro più giusto ed equo di sviluppo comune in senso federalista.

Donald Trump ha iniziato il suo quadriennio di presidente degli Stati Uniti accorgendosi quanto impegno e fatica richieda l'esercizio concreto della democrazia irridendo – è ridicolo ha detto - il giudice che gli ha bocciato il provvedimento che impediva a cittadini statunitensi e non, originari di numerosi Paesi dell'Africa di rientrare o entrare legittimamente nel Paese, trattando da irresponsabili i giudici di appello che hanno confermato la bocciatura e dicendo ai cittadini: rivolgetevi a loro se dovessero verificarsi atti terroristici di matrice islamica.

Di tutti è l'errare; solo dello stolto il perseverare nell'errore (Cicerone).

Italia casa nostra.

Per ora dall'Amministrazione comunale di Roma ci si accontenterebbe di segnali concreti che c'è un'inversione di marcia rispetto all'andazzo ereditato, al quale già il sindaco Ignazio Marino pagò lo scotto.

Se questi segnali ci sono già o ci saranno a breve l'Amministrazione continui nell'impegno dandole merito della svolta. Diversamente non dovrebbe essere difficile trarre le necessarie conclusioni politiche ed operare di conseguenza. Lasciando alla Magistratura eventuali iniziative di sua competenza.

Circa il voto politico anticipato andarci prima possibile con le leggi che ci sono? Buon senso suggerirebbe di no per l'alto rischio di non riuscire ad esprimere maggioranze durevoli. Necessaria quindi la prioritaria messa a punto di una legge che consenta ed aiuti il formarsi di maggioranze armoniche per Camera dei deputati e Senato.

Andare poi al voto anticipato solo se il governo Gentiloni demeritasse; mentre finora ha fatto il suo dovere.

 

9 feb 2017

Tieni puliti i vetri.

Marx, Lenin, Mao Tse-tung, Gramsci, l'Enciclica "Rerum Novarum" e via dicendo, in soffitta? Epigoni? Un po’ di tutto questo?

Sono serviti nel contesto del loro tempo e dicono ancora cose interessanti ed utili attualmente.

Per affrontare i problemi complessi di oggi servono però contributi aggiornati anche se i temi di fondo sono sostanzialmente gli stessi: esodi epocali di persone tra continenti da dove si vive peggio a dove si sta meglio con costi umani altissimi; insopportabili nuove povertà ed ingiustizie in occidente; ricchezze prodotte dal lavoro di tutti finite nelle tasche di pochi; lavoro come fonte per vivere e progredire che non c'è per tutti, mentre molto c'è da fare per vivere sulla Terra casa comune in sicurezza serenità e pace diversi così come siamo, progettando insieme il nostro futuro.

Attingendo quanto serve anche dal quotidiano minuto cui di seguito s'accenna.

Da "la Repubblica" del 15 gennaio scorso, inserto Robinson.

Una selezione di pensieri, battute, esagerazioni, paradossi di Richard Feynman, Nobel per la fisica, tratta dal libro della figlia Michelle edito da Adelphi, sulle inesattezze della scienza per sollecitarci a capire le cose senza farle troppo importanti, da cui traggo: “Ciò che chiamiamo conoscenze scientifiche è un corpo di affermazioni a diversi livelli di certezze. Alcune sono estremamente incerte, altre quasi sicure, nessuna certa del tutto. Io e mia moglie pensiamo che io sia pazzo. Anch'io ho gioito alla notizia del Nobel pensando, come te, che finalmente era stata riconosciuta la mia abilità coi bonghi

Ron Padgett poeta e autista di autobus nel suo "Come essere perfetti" si legge: “Dormi a sufficienza,Cura la salute di denti e gengive”, “Sii amichevole. Aiuterà a renderti felice”, “Spera in tutto. Non aspettarti niente”, “Occupati prima di ciò che hai davanti”, “Fai ordine in camera prima di salvare il mondo. Poi salva il mondo”, “Immagina ciò che vorresti si avverasse, poi non fare niente per impedirlo”, “Tieni puliti i vetri”.

A Johanna Bonger cognata di Vincent van Gogh si deve se le opere del geniale pittore sono state conservate, curate, promosse e valorizzate. Lo ha fatto per suo marito morto appena qualche mese dopo il suicidio del fratello, l'unico allora a credere nelle sue doti artistiche.

Tre i segnali che l'attualità ci propone si annoverano paradossalmente le difficoltà del quotidiano "l'Unità" la cui tiratura si sarebbe ridotta a poche migliaia di copie, mentre il giornale fondato da Antonio Gramsci, che ha rinunciato al finanziamento pubblico, meriterebbe ben maggiori lettori.

Che occorra sviluppare conoscenze e consapevolezze nuove si evince anche dalla meritoria quantità e qualità delle pagine dell'inserto culturale "Alias Domenica" de "il Manifesto". 

1 feb 2017

Pelo sullo stomaco.

Si sono trovati un po’ per caso al pub a vedere il Toro in tv. Un gruppetto tutti di fede granata, attempatelli, svegli, informati, e disincantati non si sa se solo nell'occasione. Hanno ragionato dopo la partita persa dalla squadra del cuore, dicendo cose interessanti che si riportano in sintesi sperando di riuscire a mantenerne intatta la sostanza.

Il calcio non fa eccezione; anche lì c'entra la politica, intesa nel senso di sapersi muovere. Al punto che Cairo presidente ha consentito all'allenatore Ventura di occuparsi della nazionale azzurra per guadagnarsi qualche merito presso la federazione cui interessava.

A proposito di "do ut des" a livello mondiale ha menato scandalo qualche tempo fa l'operato del sanzionato presidente Blatter; nemmeno Platini con ruolo di rilievo lì ne uscì immune.

Cairo invece ha Silvio Berlusconi come esempio, pur sapendo che la non comune intelligenza di cui dispone il fu cavaliere è sempre volta ad utilizzare degli altri quanto serve a sé, per i propri interessi in qualunque ruolo operi: presidente del Milan calcio, leader politico e/o istituzionale. Dimentico Cairo che l'istrionismo e le altre qualità che connotano il suo già principale compreso "il pelo sullo stomaco" sono uniche ed irripetibili, quindi al massimo può aspirare ad esserne la controfigura.

Come se non bastasse da padrone di una miriade di pubblicazioni, di un quotidiano importante e di una rete tv, fa poco o nulla disinteressatamente per il Toro della cui presidenza pro-tempore pur s'onora.

A Torino ben diversamente si esprime l'egemonia della Juventus la cui presidenza nulla lascia d'intentato per valorizzare il giocattolo di famiglia, i cui trascorsi più recenti non sono stati certo impeccabili - scudetti revocati, dirigenti inibiti, serie B - fino a farne un'azienda redditizia.

"La Stampa" dello scorso 24 gennaio non ha perso l'occasione per tratteggiare un profilo in cui dal presidente all'allenatore un po’ tutti del Toro sono chiamati in causa per la crisi che l'ha portato lontano dall'Europa cui dichiaratamente aspirava in questa stagione dopo un promettente avvio.

Prima di rimanere a secco di birra il meno ciarliero dei presenti ha solennemente dichiarato che secondo lui il popolo granata, ma non solo, apprezzerebbe più sobrietà, compostezza, normalità comprensibile a partire da quanti ricoprono ruoli di potere in ambito calcistico per rimanere in tema.

Dimostrandolo concretamente socializzando i successi e ritenendo bastevoli per sé il riconoscimento dell'impegno, della generosità e della dedizione profusi per ottenerli.