L'opinione di Giovanni Saracco

27 set 2013

Nessun azzardo e schiena dritta.

Qualche giorno fa ha telefonato un amico fraterno in cura da tempo, annunciando di avere rintuzzato e superato il malanno che lo affliggeva. Quindi l’incontro subordinato alle sue condizioni di salute potrà tenersi presto e sarà improntato all’ottimismo.

Una notizia che, per dirla alla piemontese, m’ha fatto più piacere di una vincita al lotto!

Per una somma di ragioni che sarebbe troppo lungo elencare, ma che si possono compendiare nella sensazione di trovarmi di fronte alla sintesi mirabile del meglio di lui e di sua moglie, con il trattamento medico di cui si è giovato.

 

La situazione economico-finanziaria e sociale dell’Italia e le precarie condizioni di vita di molti cittadini, famiglie e imprese, non possono passare in secondo piano rispetto alle vicende personali di un parlamentare condannato per non aver versato il dovuto di imposte allo Stato.

Anche se questo parlamentare può disporre a suo piacimento del partito di cui è leader, senza che ciò sia riprovato da quanti in esso hanno parte. Circostanza che non ha eguali in alcuna democrazia moderna.

Qualora poi si mercanteggi la sorte del governo per ottenere un trattamento particolare in favore del condannato, si perde il senso della misura e dello Stato e si contravviene ad un imperativo etico efficacemente riassunto nell’art. 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore, prestando il giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Se infine il governo cadesse per ritorsione, si causerebbe un danno di inaudita gravità al Paese che soffre e si batte per riemergere dalla crisi, nonché un “vulnus”, una ferita, alla sua credibilità verso la Comunità internazionale già turbata da quanto avviene in casa nostra, perché ostico ed incomprensibile ai più. Dunque fonte di ulteriori dubbi e incertezze sulla nostra affidabilità, con nocumento da ogni punto di vista.

Quindi nessun azzardo e schiena dritta.

 

Angela Merkel e Partito Democratico.

Angela Merkel (Cdu-Csu, democristiani) ce l’ha fatta in carrozza a conquistare il terzo cancellierato in sequenza, sfiorando la maggioranza assoluta. Benino i socialdemocratici (Spd), con i quali dovrà probabilmente allearsi per governare, essendo rimasti fuori dal parlamento i liberali che non hanno raggiunto il quorum, soglia minima del 5% dei voti. Rimasti fuori anche gli anti euro (Afd), in calo i verdi.

È quindi ipotizzabile una continuità della politica tedesca per quanto riguarda il processo in corso di costruzione dell’Unione Europea, che dialoghi al suo interno per la cessione di sovranità da parte dei singoli stati a vantaggio della casa comune.

Attribuendo al Continente gli strumenti necessari (banca centrale, politica estera, difesa, ecc.) per operare efficacemente ed alla pari nel Mondo globale.

La presenza nel governo dei socialdemocratici dovrebbe evitare gli eccessi di rigore verso i Paesi in difficoltà, aiutandoli a lavorare meglio, puntando sulle specificità di ognuno, per realizzare economie e gestione degli Stati efficienti e funzionali, al servizio e per migliorare la vita di tutti i cittadini.

Con giovamento anche per l’insieme a partire dalla maggior fiducia nei rapporti tra i popoli e gli Stati.

L’Assemblea nazionale del Partito Democratico tenutasi sabato e domenica scorsa a Roma, è stata riportata dai media con accentuazioni diverse, concordanti però sulle difficoltà a far lavorare efficacemente le sue varie anime.

Ciò nonostante si arguisce che il congresso nazionale si terrà con le primarie per il segretario l’otto dicembre prossimo. Le definizioni logistico-operative competono alla Direzione nazionale. Orientamenti in tale senso si traggono da l’Unità del 23.9 scorso, da il Corriere della Sera, la Repubblica e il Manifesto del 22.9. E per finire la chiosa de “il Manifesto”:  “subito dal palco il veltroniano Enrico Morando minaccia ricorsi: cancellare l’art. 3 non si può fare in un’assemblea senza il numero legale. Poi interviene Rosy Bindi: voterò contro l’art. 3”. E da “la Repubblica”: “Rosy Bindi in compenso può dire di aver vinto la sua battaglia, il nuovo segretario sarà immancabilmente il candidato del centrosinistra a Palazzo Chigi: non un guardiano delle tessere”.

 

Messi alle strette noi italiani siamo capaci di tutto.

Messi alle strette noi italiani siamo capaci di tutto. Purché le cose da fare siano importanti (o da noi ritenute tali) ed abbiano un ciclo non troppo lungo.

Gli esempi in questo senso si sprecano:

Caporetto e Vittorio Veneto (grande guerra 1915-18);

25 luglio e 8 settembre 1943, Resistenza, Partigiani, 25 Aprile 1945 (crepuscolo e crollo del fascismo, fine della seconda guerra mondiale);

Dal Regno alla Repubblica, la Costituzione (1945-48);

Ricostruzione, miracolo economico, miglioramenti diffusi del tenore di vita, stallo, finanza per sé, smodata, avida, iniqua, dannosa; crisi, orlo del burrone, salvataggio, tran tran attuale.

L’ultimo esempio in ordine di tempo.

Il 12 gennaio 2012 si consuma il dramma della “Concordia”, mastodontico transatlantico – lungo più di due campi di calcio, largo come trenta autobus affiancati, alto dalla linea di galleggiamento come un palazzone – che per fare “l’inchino” all’isola del Giglio s’incaglia su spuntoni di roccia affioranti vicinissimi alla battigia. Inclinandosi su un fianco quanto basta perché migliaia di passeggeri autodisciplinati potessero allontanarsi sani e salvi. Tranne trentadue che perirono;  di due dei quali si cerca ancora il corpo.

Con un intervento mai effettuato finora, l’enorme relitto è stato recentemente raddrizzato per il trasporto in un porto e lo smantellamento.

Inedita la trascuratezza che ha portato all’assurdo naufragio con le sue nefaste conseguenze.

Moderna l’efficienza, l’ingegnoso diffuso impegno e l’efficacia dell’intervento per consentire l’allontanamento di una imponente massa inerte, senza aggravare il danno già arrecato.

In entrambe le circostanze hanno operato italiani con risultati opposti. E allora?

Nella prima circostanza ha prevalso la voglia personale di stupire a scapito della prudenza e del senso di responsabilità, ed è successo il peggio.

Nella seconda per stupire s’è fatto leva sulla capacità, acume, inventiva dell’insieme che ha operato, con un risultato eccellente che ci ha ridato fiducia in noi stessi e riabilitati di fronte al mondo.

Quindi siamo più di altri l’una e l’altra cosa insieme: dottor Jekyll e mister Hyde, per intenderci.

Se così è, dobbiamo lavorare tutti tenendo conto delle capacità e necessità di ognuno per ottenere come risultato un concerto, anziché la disperante espressione di singoli in balia degli eventi.

 

 

 

Per resistere alla temperie attuale.

Per resistere alla temperie attuale, bisogna rifarsi anche a storie ed esempi un po’ lontani nel tempo.
Il destro in questo senso l’ha fornito rai3 il 26 settembre scorso, proponendo in prima serata il film del 1945-46 “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, con le superlative interpretazioni di Anna Magnani e Aldo Fabrizi.
Nella Roma occupata dai nazisti l’esempio di dedizione estrema fino al sacrificio di sé, è offerto da persone normali che contrastano lo sfacelo mantenendo intatta la dignità personale e la fedeltà agli ideali di libertà e giustizia nelle file della Resistenza.
Opponendosi agli invasori ed ai fascisti di Salò loro marionette, con azioni di lotta sostenute da valori etici incarnati nei comportamenti quotidiani, che sfidano il mito nazista della razza superiore, evidenziandone la condotta infame con la tortura e l’assassinio degli oppositori che non cedono a lusinghe e minacce.
Il film evidenzia la corruzione delle coscienze alternando sequenze di tortura, con bagordi e intrallazzi di varia natura che si svolgono in concomitanza nei pressi.
La drammaticità degli eventi è simboleggiata dalla morte dei due protagonisti per mano del potere: proditoriamente di fronte ad una folla impotente tenuta a bada dai soldati, nel caso della popolana Anna Magnani; con un gruppo di ragazzi che nella scena finale assiste nascosto alla fucilazione del loro parroco Aldo Fabrizi.



16 set 2013

Citazioni.

Da “la Repubblica” 15.9.13

“C’è perfino chi ha guadagnato tanto dai crack finanziari (ndr: cioè dalla crisi). John Paulson, capo di un hedge found (fondo speculativo), ha comprato degli attivi di Lehman durante la procedura fallimentare, dai quali ha già ricavato un miliardo di dollari di profitto”. (Federico Rampini).

 

“Se il mio dialogo con Papa Francesco continuerà, come spero ardentemente che avvenga, questo credo che potrebbe essere il tema: far crescere l’amore per gli altri almeno allo stesso livello dell’amor proprio”. (Eugenio Scalfari).

 

“Una riforma epocale e indilazionabile. Così il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri” ha definito quella in corso che accorpa gli Uffici giudiziari facendo risparmiare alcune decine di milioni di euro, e fornisce migliori servizi ai cittadini senza perdere posti di lavoro. (Alessandra Ziniti).

 

“Il numero incredibile di mucche francesi che si vedono da un finestrino del TGV, libere al pascolo in un verde infinito, [….] fa pensare con grande solidarietà alle loro colleghe padane, quasi sempre in stalla, quasi mai al pascolo o all’alpeggio [….]. E’ vero la Francia ha un territorio doppio del nostro a parità di popolazione. Ma il pays (e il paesaggio) sono stati considerati bene comune, non una terra di nessuno da dissipare”. (Michele Serra).

 

Da “il Manifesto” 15.9.13

“Cari fratelli e sorelle, buongiorno. Grazie di questa ospitalità, per me è un dovere scrivere [….]. Voglio parlare ancora della guerra, la nuova guerra che in Siria si minaccia, anche se uomini di buona volontà sono intenti in queste ore a trovare una soluzione di dialogo, la sola possibile. [….]. Ma la risposta è la guerra che in tutto il mondo produce occhi di bambini senza più vita e sorriso. In piazza San Pietro ho anche parlato di mercato delle armi, non ce n’è uno, buono, di armi legali e un altro, cattivo, di armi illegali. Fuorilegge sono tutte le armi. E la guerra. Abbandonate ogni vana pretesa d’intervento militare. Con noi sia la pace”. (Papa Francesco).

 

Secondo il “Corriere della Sera” del 15.9.13 il sequestro di denaro disposto dalla magistratura avrebbe costretto la proprietà a chiudere alcuni stabilimenti Ex Ilva, con 1400 lavoratori a spasso: “anziché procedere con la cautela che la problematicità del quadro consigliava, si sono irrisi gli esperti che invitavano alla prudenza nei giudizi e la magistratura è andata avanti come una caterpillar”.

Mentre nello stesso giorno “la Repubblica” sostiene: “che la decisione di Riva Acciaio di chiudere non era affatto dovuta: è una serrata”. In quanto il denaro sequestrato sarebbe semplicemente sottoposto a regime controllato da parte dell’Amministratore giudiziario, che potrà metterlo a disposizione qualora ritenuto necessario al proseguimento dell’attività produttiva. (Adriano Sofri).

 

Ricorrenze

Nei giorni che seguirono l’8 settembre 1943, non ancora undicenne ero a casa a Borgovecchio di Villafranca d’Asti insieme a mia mamma e ai miei due fratelli più piccoli. Papà era frenatore sui treni merci a Torino e veniva a casa in bicicletta ogni tanto.

Quel poco che sapevo su come andavano le cose nell’Italia in guerra lo leggevo nei titoli dei giornali che ritiravo al treno da Torino e portavo a piedi alla cartoleria Riccio in paese di fronte alla Parrocchiale.

Il generale Badoglio aveva parlato alla radio annunciando la firma dell’armistizio con gli anglo-americani per porre fine alla guerra.

In tutte le case si presentavano giovani militari sbandati che chiedevano vestiti borghesi e davano in cambio i loro indumenti militari.

Mamma distribuì alcuni pantaloni e camicie di papà, scegliendo capi da tutti i giorni, lisi ma dignitosi. Alla fine a noi restò un cappotto da aviere da cui, opportunamente tinto, si ricavarono un cappottino ed un paio di calzoni alla zuava per noi ragazzotti.

Poi i nostri soldati che non si arresero ai tedeschi invasori, i fascisti con la repubblica sociale italiana (rsi) di Salò, i Partigiani, la Resistenza, l’epopea del 25 aprile 1945 che ridette dignità al nostro Paese; infine in risalita dal Sud l’arrivo degli americani.

 

Nel Cile del socialista Salvador Allende l’11 settembre del 1973 ha significato il tradimento di Pinochet generale fellone, che doveva garantirgli la sicurezza, ed una pessima pagina dei servizi segreti Usa che dopo avergli montato contro pezzi di società hanno paralizzato il paese con lo sciopero degli autotrasportatori. Come atto finale bombardarono la Monada sede del governo e del parlamento a maggioranza di Unità Popolare, legittimamente eletto.

Il colpo di stato militare aprì la strada alla repressione degli oppositori e dei diritti civili e politici. Il martirio di Allende tramanda ai posteri l’esempio austero di fedeltà al popolo ed alle istituzione democratiche fino al sacrificio di sé.

 

L’11 settembre 2001 intento a fare cose mie, mi raggiunge per telefono Giorgio nostro primogenito: un aereo s’è schiantato contro una delle Torri gemelle di New York, dice concitato, accendi la tv!

Una visione drammatica. Di intensità insostenibile quando poco dopo un altro aereo s’incastrò nella seconda Torre.

L’apocalisse il crollo di entrambe consumate dal fuoco subito divampato; un’ecatombe: oltre tremila i morti.

Un altro aereo kamikaze colpì il Pentagono a Washington, ed un quarto cadde in Pennsylvania a seguito della rivolta dei passeggeri contro i terroristi che lo stavano dirigendo contro chissà quale bersaglio: altre centinaia di morti.

Un coordinato attacco terroristico con gravi contraccolpi negli Usa e in tutto il mondo.

Pesanti le conseguenze: guerra in Afghanistan, e crisi economico-finanziaria le più evidenti e tuttora in corso.

Prevenire ed essere preparati a difendersi e praticare la pace con incrollabile operosa fiducia, è la lezione che si può ricavare da questi drammatici eventi.

 

3 set 2013

Per tutto questo Emma Bonino è la persona giusta al posto giusto.

Dei ventuno ministri del governo di Enrico Letta quello che intriga di più sono gli Esteri, perché ha a che fare con tutto il mondo ed è guidato da Emma Bonino, piemontese di Bra nel cuneese.

L’’impronta della titolare del dicastero conta parecchio nel funzionamento del medesimo, e nel nostro caso si vede.

Fisicamente esile e minuta, direi essenziale ma pugnace come pochi, la ministra non patisce timori reverenziali nei confronti di chicchessia. Dalla scuola del partito–non partito radicale in cui si è fatta le ossa, a bottega da Pannella, ha imparato a battersi e sopravvivere.

La transnazionalità le ha consentito di maturare esperienze importanti poi affinate nel lavoro istituzionale svolto ad alti livelli.

Poliglotta – sette le lingue utilizzate, arabo compreso -  particolarmente versata nei rapporti umani praticati ad ampio raggio con ottimi risultati.

È chiara, schietta e diretta nel dire le cose e farsi capire.

Competente, concreta, riservata dà la sensazione che lavorare con lei sia agevole e perfino gratificante.

Da ministra e nei casi noti al grande pubblico, ha dimostrato di saperci fare. Ed anche in quelli non ancora risolti: i due fucilieri di marina sotto processo in India, il rapimento in Siria del giornalista Domenico Quirico, e le traversie di altri italiani all’estero, ci sono elementi che fanno ben sperare.

Le crisi che coinvolgono alcuni Paesi mediorientali sono state correttamente interpretate, ed il ruolo che l’Italia sta svolgendo giova ad individuare ed applicare soluzioni che le circoscrivano e le orientino verso sbocchi più avanzati, facendo prevalere il paziente lavoro politico – diplomatico.

Emblematico in questo senso il caso della Siria con i ripensamenti in atto per quanto riguarda le sanzioni da applicare ad Assad se viene provato che ha usato gas letali, senza peggiorare ulteriormente le già gravi condizioni di vita delle popolazioni di questo Paese.

Per tutto questo Emma Bonino è la persona giusta al posto giusto.

E non è la sola di cui dispone il governo Letta.

Anche se sappiamo che per l’Italia non basterà, se chi ha molto non sarà indotto a mettere mano al portafoglio per rilanciare il lavoro ed uno sviluppo nuovo (Riccardo Iacona “Presa Diretta” Rai3, 2.9.13).