L'opinione di Giovanni Saracco

30 mag 2011

Scarti ?

Estratto da “Buongiorno” di Massimo Gramellini su “La Stampa” del 19.5.2011
C’è un video in Rete che vi consiglio di guardare. Si intitola «Non siamo scarti» e consiste in una lettera aperta al ministro Tremonti, letta con ciglio asciutto e garbo antico da un gruppo di uomini e donne che hanno perso il lavoro intorno ai 50 anni. Hanno facce e occhi che ti stringono il cuore, perché ci leggi l’umiliazione e la vergogna per una condizione di vita così innaturale: troppo vecchi per trovare un altro posto e troppo giovani per andare serenamente in pensione. Sono esseri umani azzoppati al culmine della loro maturità esistenziale, quando l’esperienza si aggiunge all’energia e produce una miscela irripetibile di forza e affidabilità. Rinunciare a un simile apporto è peggio che un crimine: è una sciocchezza. Una società abitata da giovani sottopagati e da adulti emarginati ha un futuro bigio. E una classe dirigente degna del nome che porta non dovrebbe pensare ad altro, giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti. [segue]
Per realizzare una società giusta, forte, solidale in cui non ci siano scarti è sufficiente attuare la nostra Costituzione; in particolare gli articoli 4, 35, 41.

27 mag 2011

Ballottaggi

Quando questa note raggiungeranno elettronicamente i lettori ed il sito cui sono destinate, saranno prossimi i ballottaggi del 29-30 maggio nelle realtà comunali e provinciali, in cui il primo turno non è stato risolutivo.
Siamo quindi ancora in tempo per ragionare sulla loro importanza, in particolare a Milano e Napoli assurte a simbolo.
Milano, perché il presidente del consiglio s’è giocato tutto, presentandosi capolista del Pdl e conducendo una campagna elettorale come si trattasse di un referendum sulla sua persona. E gli elettori gli hanno dimezzato le preferenze: 28.000, rispetto alle 53.000 del 2006.
Non pago il leader del Pdl ha rincarato la dose, evocando ogni sorta di pericoli nel caso prevalesse Pisapia. Nessun accenno ai reali problemi della città, né ai motivi che possono aver indotto gli elettori ad esprimere un così modesto consenso al sindaco uscente ed alla maggioranza di centrodestra che l’ha sostenuto.
A vedersela saranno comunque Giuliano Pisapia (centrosinistra) col 48% al primo turno e Letizia Moratti (centrodestra) con il 42%.
Per rimontare lo svantaggio la Moratti ha intensificato la sua presenza tra la gente – sminuita peraltro dall’invadenza mediatica del cavaliere dimezzato – non lesinando promesse e blandizie.
Pisapia s’è confermato così com’è: toni e comportamenti normali, attenzione competente ai problemi ed alle situazioni, fiducia nella consapevolezza e capacità di discernimento degli elettori.
A Napoli è confronto serrato tra Lettieri (centrodestra) 38% e rotti al primo turno e De Magistris (centrosinistra) al 27% circa.
Una sfida sulle cose da fare e sulle priorità, che tocca i nervi scoperti di una città demoralizzata alle prese con problemi che richiedono un corale scatto di dignità e buoni esempi dall’alto, per convincersi che può farcela. Iniziando dalla raccolta differenziata, con lo smaltimento regolare della frazione residua dei rifiuti urbani.
Il più versato a svolgere questo compito improbo, ma necessario, pare dimostrarsi De Magistris.
Ma nessuno meglio dei napoletani sa qual è la scelta migliore e dispone del carattere e della volontà per manifestarla col voto. Non facendo poi mancare il loro positivo apporto nel prosieguo dell’attività amministrativa, per realizzare gli obiettivi condivisi.
Va da sé che i risultati dei ballottaggi in generale e in particolare a Milano e Napoli, avranno significativa influenza sul governo di centrodestra e sulla sua tenuta.

25 mag 2011

Referendum (e Nizza Monferrato)

Un cenno su Nizza Monferrato, realtà significativa della provincia di Asti in cui si è votato il 15-16 maggio scorso. Il Comune era stato commissariato dopo la crisi della maggioranza di centrodestra e le conseguenti dimissioni della maggioranza dei consiglieri.

I nicesi hanno premiato la giovane squadra costruita da Flavio Pesce (centrosinistra) già sindaco della città, riconoscendogli un buon 43,4% che gli consente di tornare sotto il “Campanon”, simbolo della municipalità.

Il centrodestra diviso in tre liste, è stato battuto e non gli resta che recriminare sul mancato accordo unitario, che lo relega nei banchi della minoranza.

Nei giorni 12-13 giugno prossimo ci sarà il referendum ed i cittadini sono chiamati ad esprimersi su quattro importanti quesiti.

1.   Scheda rossa. Riguarda la “privatizzazione” dell’acqua, cioè l’affidamento ai privati del servizio di approvvigionamento e gestione dell’acqua potabile.

§  Votare SÍ se si è contro la privatizzazione;

§  Votare no se si è a favore della privatizzazione;

2.   Scheda gialla. Riguarda ancora la “privatizzazione” dell’acqua. Cioè dopo averla affidata ai privati si consente che questi – oltre alla giusta remunerazione del capitale investito – abbiano anche un guadagno di impresa, un profitto.

§  Votare SÍ se non si vuole che i privati – oltre alla giusta remunerazione del capitale investito – lucrino anche un profitto;

§  Votare no se si è favorevoli che i privati lucrino anche un profitto;

3.   Scheda grigia. Riguarda la costruzione di centrali nucleari.

§  Votare SÍ se si è contrari alla costruzione di centrali nucleari in Italia;

§  Votare no se si è favorevoli alla costruzione di centrali nucleari in Italia;

4.   Scheda verde. Riguarda il “legittimo impedimento”, cioè se riconoscere al presidente del consiglio ed ai ministri il diritto di non presentarsi in tribunale nei processi che li riguardano.

§  Votare SÍ se si è contrari a riconoscere questo diritto al presidente del consiglio ed ai ministri;

§  Votare no se si è favorevoli a che il presidente del consiglio ed i ministri abbiano questo diritto, scudo o privilegio, che tutti gli altri cittadini non hanno.

Affinché il referendum sia valido occorre raggiungere il “quorum”, cioè deve votare almeno il 50%+1 degli elettori.

Ricordare che si potevano risparmiare alcune centinaia di milioni di euro, accorpando il referendum alle elezioni amministrative del 15-16 maggio scorso. Ma il governo si è opposto. I maligni dicono per rendere più difficile il raggiungimento del “quorum”, perché si tratta di un referendum non di suo gradimento, in quanto sottopone al giudizio diretto dei cittadini – che le possono abrogare, annullare – alcune importanti e discutibili decisioni del governo stesso e della maggioranza di centrodestra che lo sostiene in parlamento.

20 mag 2011

Elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011

Le elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011 hanno riguardato un quinto degli oltre 8.000 Comuni italiani, un quarto delle oltre 100 Province e un terzo degli oltre 40 milione di elettori. Un test di oggettiva rilevanza politica nazionale, esasperato dal centrodestra in campagna elettorale e dal suo leader e Presidente del Consiglio Berlusconi, che si è presentato capolista nelle realtà dove la contesa era più aspra ed incerta.

Ecco come sono andate le cose in alcune delle città assurte a simbolo.

Milano. Vanno al ballottaggio il candidato del centrosinistra Pisapia (48% circa) ed il sindaco uscente Moratti del centrodestra (42% circa). Berlusconi si è presentato capolista del Pdl raccogliendo circa 28 mila preferenze contro le oltre 53 mila del 2006. La Lega accreditata di un 15% deve accontentarsi del 10%. Buono il 28% raggiunto dal Partito Democratico.

La vera novità è Pisapia avanti di 6 punti rispetto alla Moratti, con buone prospettive di farcela al ballottaggio. Il flop sono le 25 mila preferenze in meno di Berlusconi rispetto al 2006.

I risultati di Milano, in particolare, indicano una perdita di autorevolezza e di credibilità di Berlusconi, con prevedibile suo indebolimento nel Pdl e come capo del governo.

Torino. Ha stravinto il centrosinistra con Piero Fassino (56,7%) doppiando il giovane Coppola del centrodestra (27,2%). Significativo il 34,3% dei voti al Partito Democratico; buono il risultato della coalizione che l’ha appoggiato. Il Pdl si è fermato al 18% e la Lega al 6,9%. Ha pagato il buon lavoro compiuto dal sindaco uscente Chiamparino (centrosinistra) nelle sue due legislature.

Piero Fassino conosce bene Torino, i suoi problemi e le risorse sulle quali far leva per sviluppare lavoro e opportunità, dopo il ridimensionamento della presenza Fiat. Non lesinerà certo impegno, energia, preparazione, esperienza e tenacia che lo caratterizzano, per aggiungere del suo a quanto la città ha già dimostrato di saper fare.

Bologna. Ce l’ha fatta allo sprint il candidato di centrosinistra Merola (50,73%), distanziando di 20 punti Bernardini del centrodestra. Si tratta di un risultato desiderato e perseguito dal Partito Democratico, ma tutt’altro che scontato, dopo le note vicissitudini in cui è stato coinvolto nella città felsinea. Aver saputo recuperare la situazione e ridare fiducia al proprio elettorato non è stata impresa da poco e il 38% dei voti ottenuti, seppur leggermente inferiore alle comunali del 2006, lo testimonia.

Napoli. Vanno al ballottaggio Lettieri, centrodestra (38,25%) e De Magistris sostenuto da un raggruppamento di centrosinistra, ai cui voti aggiunge di suo il 10% circa, raggiungendo il 26,86%. Il candidato Morcone espresso dal Partito Democratico si è fermato al 20,14%, patendo le conseguenze di una serie di errori non suoi, non ultimo quello delle primarie annullate.

Anna Finocchiaro presidente del Partito Democratico al Senato, ha dichiarato a “Ballarò” raitre del 17 maggio scorso, che il candidato da votare al ballottaggio è De Magistris, perché riscuote il consenso e la fiducia dei cittadini di una Napoli demoralizzata, che per ripartire punta sull’impegno personale e corale e sulla legalità.  

Nel complesso ci sono segnali evidenti che un ciclo si sta concludendo e scenari nuovi si aprono, perché i cittadini e l’Italia possano realizzare migliori condizioni di vita adesso e per il tempo a venire.

13 mag 2011

Articolo 41

Il 7 maggio scorso a Bergamo, alle Assise generali 2011 di Confindustria, l’assemblea ha tributato un applauso a Harald Espenhahn, amministratore delegato della Thyssenkrupp presente, recentemente condannato dalla Corte di Assisi di Torino a 16  anni e mezzo per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale, per la morte di 7 operai, nell’incendio che si verificò nello stabilimento di questa città il 6 dicembre 2007.

A seguito di una inchiesta scrupolosa e nel corso del processo, è emerso che lo stabilimento doveva cessare la produzione, e che, per risparmiare, sia i macchinari che il sistema di sicurezza antincendio non erano più stati mantenuti in condizioni di normale efficienza. Da qui il tragico rogo.

Stando così le cose, ragioni serie per applaudire non ce n’erano. Semmai per riflettere sugli errori commessi e sulle loro drammatiche conseguenze, dolersene e rimediare – per quanto ancora possibile – al male che tutto questo ha portato.

D’altro canto è la stessa Costituzione all’articolo 41 a dettare i principi indefettibili cui l’attività economica deve sottostare: “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”

Recentemente proprio questo articolo è stato inserito dal governo di centrodestra tra quelli da modificare, perché porrebbe vincoli improprii alla libertà di impresa, che dovrebbe – dicono – sottostare solo alle leggi del mercato. Che, come si sa bene, lasciato senza paletti, le combina così grosse da consentire a gruppi di organizzati speculatori in guanti gialli, di arricchirsi a danno della stragrande maggioranza dei cittadini, ponendo a grave rischio addirittura equilibrii vitali degli Stati.

Pericolo già ben presente al liberale Luigi Einaudi che nel suo libro: “Lezioni di politica sociale” Einaudi editore, così s’espresse nel 1949: “Ma il mercato non può essere abbandonato a se stesso [….], perciò dobbiamo far sì che utilizzi le sue buone abitudini a governare la produzione e la distribuzione della ricchezza entro certi limiti che noi consideriamo giusti e conformi ai nostri ideali di una società, nella quale tutti gli uomini abbiano la possibilità di sviluppare nel modo migliore le loro attitudini, e nella quale, pur non arrivando alla eguaglianza assoluta [….], non esistano disuguaglianze eccessive di fortune e di redditi”.

10 mag 2011

Gente che fa le cose difficili

Gli alpini hanno sfilato a Torino domenica 8 maggio nell’ambito delle celebrazioni del 150° anno dell’Unità d’Italia. Erano 90 mila, tanti quanti sono caduti nella steppa Russa nel corso dell’ultima guerra mondiale 1940-45. Veci e bocia, gaudenti e seri senza esagerare e sapendo distinguere. Attendati per ogni dove per tre, quattro giorni; canzoni e musica per la città a tutte le ore del giorno  e di notte. Educati e scanzonati, accompagnati da donne toste. Il tricolore amato di cui si fregiano. Gente che fa le cose difficili con naturale semplicità. Senti che di loro ti puoi fidare. Ci sono nei momenti del bisogno, senza farsi chiamare; ispirano innata simpatia ma sanno guadagnarsela.

Mi sono commosso e non ero il solo, come se rivedessi le tradotte con le scritte “abbasso il fascio” che all’inizio degli anni ‘40 del secolo scorso li portavano verso un destino infame. Muli e soldati sui carri bestiame, una sola vettura per gli ufficiali. Eppure anche allora hanno dato il meglio. Ed a baita sono tornati in pochi.

Bin Laden è stato ucciso da un gruppo di uomini armati entrati nella sua residenza in territorio pachistano. Ne ha dato notizia in piena notte all’inizio di maggio, il presidente Usa Obama dopo aver seguito il blitz in diretta con i suoi stretti collaboratori. Si era assunta la responsabilità degli attentati alle Torri Gemelle in piena New York e al Pentagono di Washington, l’11 settembre 2001.

Ora è al cospetto di Dio ed a Lui deve rendere conto di come ha speso la propria vita. Qui, su questa terra, poteva essere catturato e sottoposto ad un regolare processo per le atrocità commesse, rendendo conto agli uomini dell’immane dolore causato e pagandone il fio. Appresa la sua morte ho pregato per le sue vittime e per lui.

Domenica e lunedì 15-16 maggio si vota in molti comuni per il rinnovo di sindaci, giunte, consigli comunali. Tra questi al nord spiccano per importanza Torino e Milano.

A Torino il centrosinistra punta a dare continuità con Fassino alla riconosciuta buona amministrazione del sindaco Chiamparino, che ha completato i due mandati consecutivi consentiti. Nella contesa elettorale i temi sono quelli proprii della vita e dei problemi di una grande città moderna, alle prese con un passaggio importante della propria storia economica-industriale, con la Fiat che ha ridotto la sua presenza, mentre altre attività non hanno colmato il gap che s’è determinato. A questo proposito Fassino e il centrosinistra possono svolgere un ruolo positivo e importante per la città.

A Milano la signora Moratti ed il suo centrodestra non dispongono di credenziali tali che consentano di puntare al secondo mandato. Tant’è che il presidente del consiglio è andato personalmente in suo aiuto spendendo la sua credibilità di leader politico. Con la Lega che gioca per sé. E l’eventuale ballottaggio potrebbe porre addirittura a rischio la rielezione del sindaco uscente.

Da parte sua il centrosinistra incalza con Pisapia, candidato capace e di prestigio, possibile vera sorpresa per dare alla città un di più, anche in vista dell’Expo 2015.

6 mag 2011

Mea culpa

Il 1° Maggio è stata una grande Festa del lavoro, attività umana su cui è fondata la nostra Repubblica Democratica (art. 1 Costituzione).

Una Festa che tutto il mondo riconosce e celebra, perché si fonda sui valori universali di libertà, eguaglianza, giustizia.

Quest’anno a Roma è stato beatificato in contemporanea Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, il cui costante rovello fu il problema dell’ingiustizia e su di esso costruì un rapporto indissolubile con tutti i derelitti del mondo (E. Scalfari, “la Repubblica” 1° Maggio 2011).

Passare dalle parole all’azione, ai fatti, è il vigoroso richiamo del Capo dello Stato, che dice basta all’ipocrisia istituzionale, che spinge le forze politiche ad accogliere le sue parole o i suoi richiami, comunque si vogliano definire, per poi ignorarli nella pratica. Mentre ai sindacati chiede se sia inevitabile l’attuale grado di conflittualità tra loro e se non sia possibile mettere a punto impegni comuni, senza temere un eccesso di consensualità o la cancellazione dei rispettivi tratti identitari.

Alberto Asor Rosa su “il Manifesto” del 1° Maggio, riflette con disincanto sulla situazione dell’Italia, evidenziando difficoltà e possibilità di recuperare l’enorme quantità di energia che si è accumulata, per avviare a soluzione i problemi del Paese, aiutati da un governo e un parlamento che ne abbiamo a cuore le sorti.

Memori che la coalizione di centrosinistra rivinse le elezioni nell’anno 2006, ma non seppe controbattere con la necessaria fermezza, specie con le sue componenti più consapevoli e motivate, le suadenti e prezzolate “avance” del centrodestra, che corrosero gli esigui margini su cui si reggeva la maggioranza al senato, causando la crisi e l’interruzione della legislatura.

“Mea culpa” quindi, a valere anche come vaccino per non ricadervi.