L'opinione di Giovanni Saracco

15 dic 2014

Pensare globale e agire locale.

Pensare globale e agire locale; ovvero relazionarsi con gli ideali condivisi e praticati nel mondo e inverarli per quanto possibile nella quotidianità dove si vive ed opera.

Circa i valori su cui si fondano gli ideali si suggerisce l’art.1 della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” adottata e proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948: “Tutti gli esseri nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

La ragione per agire razionalmente; la coscienza come parte di sé che non può mentire, per verificare l’ammissibilità etica di quanto si fa.

Quindi ragione e coscienza devono accordarsi.

Se la coscienza non dà il via libera è la ragione che deve rivedere quanto si prefigge, perché sia accettabile dalla coscienza.

Lo scopo è di fare concorrere ogni e qualsiasi ordinaria, normale azione quotidiana animata da questi principi e valori, al loro concreto affermarsi nel mondo.

E rendere così quanti lo desiderano, protagonisti dei cambiamenti necessari per rispondere ad esigenze e  bisogni nuovi che le persone manifestano vivendo il loro tempo nel mondo.

Attribuendo a questi comportamenti anche un significato propedeutico alla realizzazione di organismi sopranazionali, cui gli Stati daranno volontariamente luogo per meglio corrispondere alla complessità e governabilità di quanto vive sul Pianeta.

Pubblica Amministrazione. Malaffare.

Sono due cose distinte. Una ulteriore distinzione va fatta tra Stato, Regioni, Province, Comuni e tanti Enti, ed Organizzazioni che hanno a che vedere con interessi pubblici e generali.

Per tutti è d’obbligo l’osservanza dell’art. 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Mentre il malaffare lo chiamiamo così e basta.

Non corrisponde alla realtà che dove ci sono risorse pubbliche rubano tutti.

Qualcuno purtroppo ruba, ma la stragrande maggioranza non solo non ruba ma fa del suo meglio perché funzionino le cose che le sono state affidate.

Dove le cariche sono elettive i partiti che designano i candidati portano la prima responsabilità politica di selezionare persone probe e capaci; ed anche noi elettori dobbiamo fare la nostra parte scegliendo i candidati migliori.

Maggioranza ed opposizione hanno la stessa dignità, e responsabilità proporzionate al potere ed ai compiti che rispettivamente loro competono.

Durante il mandato l’opposizione deve controllare l’operato della maggioranza, dimostrando di essere altrettanto e più capace, e di meritare questo riconoscimento fin da subito, ripromettendosi di sancirlo nella  legislatura successiva.

I cittadini e gli organi di informazione devono a loro volta esercitare il vaglio critico sull’operato degli organismi eletti. Ai partiti la responsabilità di vigilare, in particolare sul retto comportamento degli eletti da loro proposti.

Se tutto questo funziona il malaffare non trova l’humus per allignare; mentre le comunità interessate sviluppano i necessari anticorpi.

Va da sé che gli eletti esprimono mediamente la qualità dei loro elettori.

Quanti esercitano il loro legittimo diritto di non votare, e nel rispetto dei motivi che li inducono a ciò, possono comunque fare la loro parte utilizzando gli strumenti che l’ordinamento e la Costituzione pongono a loro disposizione, per contribuire a riformare lo stato di cose che non corrisponde alle loro idealità, aspettative, interessi.

Valorizzare il dovere bene compiuto e stigmatizzare il malaffare giova a ciascuno di noi ed alla società cui insieme diamo vita; perché aiuta a distinguere e a non fare di ogni erba un fascio.

Convincendoci che  prevenire il malaffare si può anche se richiede impegno e fatica. E conviene sempre da tutti i punti di vista.

 

9 dic 2014

Tre recenti significativi fatti.

Proviamo a mettere in relazione tre recenti significativi fatti, che hanno a che vedere con le nostre vite.

Elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria.

Si tratta di espressione importante di democrazia; si può decidere di votare o di non andare ai seggi. Di votare per una lista o per l’altra; comunque di decidere e la decisione personale conta, lascia un segno.

Questa volta più della metà degli aventi diritto non è andata a votare. Chi ha votato ha dato la maggioranza al centrosinistra guidato dal Partito Democratico, cui compete la responsabilità di realizzare il programma presentato; alle opposizioni il compito di controllare l’operato della maggioranza e di dimostrare la propria capacità di diventare maggioranza le prossime elezioni. E capire insieme le ragioni di chi non ha votato per correggere eventuali storture o inadeguatezze proprie che hanno portato a ciò. Mettendocela tutta, partendo da chi sta peggio, per creare lavoro chiamando tutti alla solidarietà, e per primi quanti possono di più.

Il Papa al Parlamento dell’Unione Europea di Strasburgo.

Ha affermato che l’Europa è stanca, più nonna che madre, non ancora in condizioni di parlare con una sua voce unitaria, fattiva, concreta. Utilizzando la sua autorevolezza per risolvere i problemi interni e contribuire alla soluzione di quelli di prossimità e dei Paesi che s’affacciano sul mediterraneo. Operando con sano realismo per ottenere il meglio possibile nelle situazioni date.

Con il dialogo interreligioso e la porta sempre aperta. Per il bene comune e la possibilità per ogni persona di realizzarsi come tale, vivendo dignitosamente del proprio lavoro.

L’Ocse, organizzazione dei 33 Paesi più sviluppati nel mondo.

Essa ritiene che le economie nazionali dell’UE siano competitive e producano bene per l’esportazione. Mentre rimane stagnante il mercato interno (500 milioni di persone!) perché i cittadini non hanno i soldi necessari per comperare i prodotti di cui hanno bisogno. Da qui il ruolo importante della Bce (Banca centrale europea) per finanziare gli investimenti per produrre meglio beni di qualità adatti, lasciando nelle tasche della gente gli euro necessari per acquistarli. Mentre gli Stati devono provvedere a migliorare i servizi di competenza con riforme appropriate, creando le condizioni perché ci sia lavoro per tutti.

I tre fatti accennati hanno in comune il ruolo insostituibile del lavoro per la dignità e la vita dei cittadini, e per puntare ad una economia e uno sviluppo nuovo che abbia al centro il benessere dei cittadini valorizzandone le capacità, come dispone la nostra Costituzione, la Carta fondativa dell’UE e quella della stragrande maggioranza dei circa 200 Stati in cui ad oggi è articolata la convivenza civile mondiale.

Ma che per realizzarsi concretamente ha bisogno del contributo consapevole e responsabile del loro insieme, a partire dalle specificità di ognuno.

 

 

Un po' di me.

Lasciatemi raccontare un po’ di me ora, se e per quanto possa interessare.

Sono abbonato a “La Stampa” con le pagine di Asti eccetto domenica e lunedì.

Domenica leggo “il Manifesto” e “la Repubblica” e lunedì “l’Unità” fino a che c’è stata, e in attesa che ritorni il “Corriere della Sera”.

Abbonato anche a “l’Espresso”, mentre mi passano in lettura “Internazionale”.

Mi pervengono alcuni mensili di interesse professionale e tecnico quale  già iscritto a collegio e ordine professionale.

Mi giungono frequenti richieste d’aiuto da organizzazioni di meritorie attività umanitarie ad alcune delle quali aderisco.

Scrivo settimanalmente queste paginette da alcuni lustri pubblicate sul blog e inviate a qualche centinaio di persone.

Interloquisco episodicamente e pubblicamente su temi di interesse generale.

Vivo in modo parco da pensionato e mi piace pensare che se sono al mondo oltre l’età media non è certo solo per mangiare, bere e dormire.

L’intorno familiare prossimo e quello più allargato sono confortanti e tutti ce la mettono, stimolanti, solleciti, affettuosi.

Più in generale avverto un clima che conferma ed alimenta la mia propensione a vedere il bicchiere metà pieno, avvalorando la tesi che lasciare un buon ricordo di sé, come minimo rispettando le persone con cui si ha a che fare, alla lunga paga sempre.

Che non vuole dire buonismo di comodo per quieto vivere, ma impegnativa quotidiana attenzione per fare prevalere concretamente per un pochino il 50% di giustizia, equità, sobrietà, solidarietà che c’è in me ed in ogni persona rispetto al restante 50%.

Se poi ci si dà un comportamento comune, un progetto politico che amplifichi gli effetti, può succedere che il bene si riproduca e sviluppi oltre ogni più ottimistica aspettativa.

 

 

1 dic 2014

Senza etica non si ha buona politica.

L’etica è intimamente connessa con l’agire umano, quindi con la politica.

Senza etica non si ha buona politica.

Qui interessa la buona politica capace di dare risposte soddisfacenti alle “nuove povertà che bussano alla nostra porta”.

Le parole virgolettate si riferiscono al titolo dell’editoriale di Eugenio Scalfari su “la Repubblica” di domenica 23 novembre scorso. Nel quale, sintetizzando, si dice che le nuove povertà sono il grido e la sofferenza di chi ha perso la dignità di portare a casa il pane perché ha perso il lavoro.

E che di fronte a ciò c’è il rischio dell’indifferenza di chi sta meglio, che rende ciechi, sordi e muti uomini e donne che pensano solo a se stessi come Narciso.

Mentre noi, continua Scalfari, siamo chiamati ad andare oltre che vuol dire allargare il nostro sguardo, farci coinvolgere, liberare il bene e goderne insieme i frutti.

A questo proposito egli cita “L’Osservatore Romano” giornale del Vaticano, che ha recentemente pubblicato un messaggio del Papa intitolato proprio “La trappola di Narciso” nella quale non dobbiamo cadere.

Secondo il Papa “l’Agape” – banchetto collettivo e fraterno - inteso nella sua accezione più ampia, è uno dei modi per sconfiggere le nuove povertà e rendere fisiologici gli spostamenti delle persone nel mondo globale.

Evitando che ci siano moltitudini in fuga dalla miseria, guerre, persecuzioni verso nazioni in cui intravedono la possibilità di lavorare e vivere dignitosamente in pace.

Scalfari è d’accordo con il Papa e ritengo che molti la pensino così.

Ne consegue che dobbiamo valutare le politiche sulla base dei risultati concreti che esse producono per contrastare e sconfiggere la povertà di oggi così come è stata definita.

In sostanza si tratta della chiamata alla solidarietà che permea tutta la nostra Costituzione, dando a tutti gli italiani la possibilità di sviluppare i talenti personali con il lavoro – mobilitando le risorse occorrenti specie private degli italiani più ricchi – e facendo rifluire nella società a vantaggio di tutti i benefici che ne conseguono.

Contribuendo con priorità come Italia e nell’Unione Europea a pacificare i dissidi, gli scontri e le guerre nei Paesi mediterranei e nelle terre vicine che ne sono teatro.

 

Tra le macerie.

Di Domenico Quirico monferrino, giornalista de “La Stampa” si apprezza tutto, dall’essenzialità del suo fisico alla prosa-poesia su fatti vissuti direttamente in prima persona mescolato ai derelitti o nella micidialità dei conflitti moderni ferocemente inediti.

Da ultimo i suoi servizi dall’Africa colpita dall’Ebola con l’accenno all’aspersione degli astanti con l’acqua usata per lavare i corpi dei defunti.

Ed infine da Aleppo in Siria, da lui definita “città martire” con il centro storico Patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco e la produzione del suo eccellente sapone da toeletta noto in tutto il mondo.

Luogo di convivenza di fedi diverse, dal quale nel 2011 partì la protesta per ottenere una democrazia possibile, cioè che non si venisse incarcerati perché si è fatti crescere la barba o ci si riuniva in più di cinque persone, o per potersi spostare senza autorizzazione, o non essere convocati dalla polizia perché i figli giocavano con biglie intese come potenziali strumenti di rivolta.

Finita l’Armata siriana libera, Domenico dice che ora a farla da padroni restano i soldati del dittatore Assad e le invasate milizie dello stato islamico (Isis).

Tra le macerie sparuti abitanti rimasti perché privi di alternative praticabili.

Finora senza risultati apprezzabili l’encomiabile grande impegno della Comunità di sant’Egidio promotrice di un appello cui hanno aderito Personalità di tutto il mondo, perché Aleppo non diventi un  cimitero ma “Città aperta”, testimone che è possibile continuare a conviverci e che vale la pena riprovarci insieme.