L'opinione di Giovanni Saracco

17 dic 2016

Scienza del vivere.

Massaia, sostantivo femminile che definisce la donna dedita alla cura e amministrazione di casa e famiglia, attività o meglio professione del tutto priva di riconoscimenti di qualsiasi tipo; ricordo l'abbozzo di misera pensione solo nel caso di indigenza di qualche decina di anni fa.

Eppure sono ancora numerose – e non solo di risulta – le donne che la svolgono con insospettabili competenze, consentendo di sfangare la vita anche con redditi modesti.

La presenza di prole ne esalta sensibilità, tatto, delicatezza di cui beneficia certo la famiglia ma anche scuola e società, che se ne avvalgono come tacita ed efficace intermediaria.

Tonnellate, sì tonnellate, di alimenti passano dalle sue mani: dall'acquisto al mercato delle materie prime al consumo sul desco.

Depositaria di nozioni ed esperienze enciclopediche maturate facendo, spesso con scolarizzazione limitata all'obbligo.

Eccelle nell'assistenza infermieristica e nei rapporti relativi, scolasticamente aggiornata, sa di pedagogia, nozioni di idraulica pratica, a suo agio in sartoria, ancora un po’ misterioso il funzionamento dell'auto ma in panne non ci resta, informata su mercuriali e pratiche burocratiche più correnti, conosce gli sport più diffusi, capace nei rapporti umani, attenta sulle circostanze della vita altrui, memoria per tutti: compleanni, onomastici ed altre utili ricorrenze, cura con equilibrio la vita sentimentale ed emotiva.

Quanto valga tutto questo lo si comprende soprattutto quando viene meno ed altri debbono sopperirvi..

Se ha ancora senso l'adagio "esperienza vale titolo" alla massaia va certamente riconosciuto quello di livello magistrale in "Scienza del vivere", da attribuirsi a semplice richiesta presentando la fotografia di famiglia sottoscritta da tutti i componenti effigiati.

 

10 dic 2016

Il vero esame.

Non c'è dubbio che il vero esame sulla statura  politico-istituzionale di Matteo Renzi scaturirà dal comportamento che egli terrà per la buona soluzione della crisi di governo a seguito delle sue dimissioni da Presidente del Consiglio dei Ministri.

Perché la crisi contiene l'essenziale dei problemi che abbiamo, iniziando dalle difficoltà che l'esito del referendum ha fatto inopinatamente emergere in termini generali e da come si affronteranno quelli ritenuti prioritari.

E dal ruolo che svolgeranno il Partito Democratico ed il suo segretario, con le altre forze politiche che decideranno di impegnarsi.

Pare infatti chiaro che avere contribuito al manifestarsi del malessere sia stata una confortante prova di democrazia cui deve però fare seguito un impegno altrettanto proficuo per trovare le relative soluzioni: Rendendo così credibile la volontà di quanti si  candidano a governare.

Certi che il Capo dello Stato Sergio Mattarella conferirà l'incarico per la formazione del nuovo governo a persona capace di guidarlo per raggiungere gli obiettivi che si darà.

Va da sé che interesse generale e bene comune devono stare al primo posto ed i partiti che saranno coinvolti dovranno guadagnarsi i riconoscimenti cui ambiscono dimostrando concretamente di volerci e saperci fare in questo senso.

Affinché dall'esperienza referendaria di democrazia diretta esca rafforzata anche la nostra democrazia parlamentare.

Con i partiti pro-tempore all'opposizione che non si limitino al pure importante compito di controllare l'operato della maggioranza rilevando le cose che non vanno, ma formulino anche proposte migliori dimostrando di disporre delle qualità per diventare maggioranza a loro volta.

La maggioranza dei votanti utilizzando il referendum ha dimostrato l'inadeguatezza delle risposte politiche ai loro problemi. Porvi rimedio producendo quanto serve per una vita migliore per quanti stentano, fa carico  non solo alle istituzioni ma anche a tutte le componenti della società che dispongono di  potere che incide sulle decisioni, nel rispetto dei ruoli che il sistema democratico assegna ad ognuno.

 

5 dic 2016

Tanto tuonò che piovve.

In democrazia l'espressione del popolo sovrano ha prodotto i suoi esiti legittimi con il "No" ridondante alla riforma del Senato ed altro che il Parlamento aveva approvato dopo mesi di serrato, impegnativo lavoro.
Alla riforma si era pervenuti dopo che Giorgio Napolitano aveva accettato "obtorto collo" un supplemento di mandato a patto che si facesse.
Adesso occorrerà riflettere sugli esiti cui porterà il voto al referendum e come fare per avvalercene, consapevoli che non sarà agevole.
Probabilmente il Presidente del Consiglio dei ministri si dimetterà ed il Capo dello Stato avrà il suo da fare per trovare una persona in grado di formare un governo capace di coagulare una maggioranza diversa da quella in atto che gli esprima la fiducia.
Archiviando gli epiteti "scrofa ferita", "pericolo per la democrazia", "accozzaglia" più recenti tra i molti lanciati nel corso della campagna elettorale.
Ed il vero e proprio astio nei confronti di Matteo Renzi e del suo governo che hanno svolto con generosa dedizione istituzionale i compiti loro affidati al servizio del Paese con risultati concreti non da poco.
Scrivo di getto, a caldo, proponendomi di offrire implicitamente anche risposte ai suggerimenti, obiezioni, consensi giuntimi, di cui ho tenuto per quanto sono capace conto.
Tutto questo sarà meno problematico se conveniamo che con il referendum  italiane e italiani hanno scritto una bella pagina di democrazia diretta e partecipata, che si porta appresso l'obbligo di assumersi le responsabilità che ne derivano.
Nessun paragone quindi con la recente elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d'America, anche se il disagio che l'ha espresso può avere non poco in comune.
Cancellato quindi dalla volontà popolare il motivo del contendere rappresentato dalla riforma ora tocca a tutti – in primis al "No" che ha prevalso – cercare e trovare soluzioni alternative più consone e condivise.