L'opinione di Giovanni Saracco

30 mar 2015

Pietro Ingrao.

Il compagno Pietro Ingrao compie cent'anni: AUGURI!

Tanti e di più gli sono occorsi per esprimersi compiutamente tra noi; ad altri mortali sono bastati pochi attimi: misteri della vita.

Ed in ciascuno di noi restano dosi omeopatiche delle persone con le quali entriamo in relazione in qualche modo.

Di Ingrao m'è rimasta la sua profonda, maturata e motivata convinzione di testimoniare concretamente il suo unicum politico, la sua unicità.

Anche nel ruolo di Presidente della Camera del Deputati con maggioranze e governi non certamente comunisti.

E l'idea incarnata, faticosa, esistenziale della politica come strumento per costruire il "possibile storico", il meglio o il meno peggio, o la perla nel letamaio a volte.

Facendo prevalere il bene comune e l'interesse generale a partire dagli ultimi.

 

24 mar 2015

La zuppa di latte.

Luciano Nattino ha messo lo zampino ne "La zuppa di latte" che s'ispira all'omonimo libro di Carlin Petrini, in scena con il Teatro degli Acerbi nella prima a Moncalvo.

La latteria dei Manghi è al centro del racconto che coinvolge i suoi assidui frequentatori tra passato e futuro. Con godibili interlocuzioni in cui all'italiano si alterna il dialetto con gestualità e mimica a fornirgli supporto ed efficacia.

Alle origini del gusto.

A Palazzo Mazzetti di Asti è in mostra "Alle origini del gusto" che si avvale di sofisticate ed efficaci modalità espositive e comunicative.

Il cibo come necessità materiale cui s'accompagna il piacere per soddisfarla.

Dalle materie prime al modo di cucinarle; pentole, vasellame e posaterie in genere con pregiati pezzi antichi e moderni.

Le più svariate modalità di assunzione, gli eccessi, la penuria.

Siamo proprio ciò che mangiamo e come.

Con una parte consistente di persone nel mondo che non riescono ancora a provvedersene a sufficienza.

 

La corruzione.

Si è instaurato un giro perverso che costa all'Italia alcune decine di miliardi di euro all'anno, in particolare per la sfiducia che questi comportamenti ingenerano nei cittadini per bene e nei nostri interlocutori stranieri.

Per un'etica consapevole e diffusa basterebbero la Costituzione (madre di tutte le leggi) e i dieci Comandamenti, anche solo intesi come norme comportamentali:

1.       C'è un solo Dio

2.       Da non nominare invano

3.       Santificare le feste

4.       Onorare i genitori

5.       Non uccidere

6.       Astenersi dagli atti impuri

7.       Non rubare

8.       Non dire il falso

9.       Non desiderare la donna o l'uomo d'altri

10.     Non desiderare la roba d'altri

Poche leggi fatte e scritte bene (come la Costituzione!) che si aggiornano con comportamenti consuetudinari e con la giurisprudenza.

Riconoscere ad ogni livello la qualità del lavoro svolto e l'impegno profuso.

Il tenore di vita come parametro principale per stabilire il giusto reddito insieme all'entità del patrimonio.

Ne discende che tenori di vita elevati sono incompatibili con redditi dichiarati che non li consentono.

Per i ruoli pubblici: rotazione nei posti di particolare impegno; il più alto in grado risponde degli atti dei sottoposti, salva la responsabilità penale che è personale.

Maturata la pensione che consenta una vita decorosa la si gode. Consentito il volontariato.

Incoraggiare fin da piccoli l'esercizio della responsabilità personale e così via nel tempo.

La scienza ha dimostrato che la socialità è connaturata con le persone. Comportamenti asociali fanno perciò violenza anche a quanti li pongono in essere.

Ricordarsi che l'esempio è contagioso per vizi e virtù.

 

Ferrovia e bicicletta.

Ferrovia e bicicletta, non sono mezzi alternativi: questa o quella, ma complementari: quello che non fa una lo fa l'altra.

La ferrovia per raggiungere il territorio, la bici per goderselo con modalità più specifiche riferite alla soggettività e gusti dei praticanti.

Il mantenimento e/o ripristino di ferrovie storiche laddove possibile e utile completa il sistema di mobilità metropolitana per lavoro, studio, turismo, piacere e accesso a servizi di rango superiore.

Aldo.

Aldo Cerot Marello sta meglio dopo essersela vista brutta nell'incidente automobilistico capitatogli.

Bravi i medici del Cardinal Massaia, aiutati dal suo fisico integro e dalla mente sempre ottimisticamente all'erta.

La famiglia e amici a fare la propria parte con affetto e vicinanza.

Mentre il "tambass" attende il suo campione.

17 mar 2015

I fatti hanno la testa dura.

Il caso della Grecia conferma che i fatti hanno la testa dura ed alla fine costringono tutti a farci i conti.

È un fatto che la Grecia ha maturato nel tempo un elevato debito pubblico pari al 170% del Pil.

In altre parole significa che ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, spendendo più di quanto avesse quindi indebitandosi.

È un fatto che l'economia greca abbia una base produttiva cui non si può chiedere miracoli, e che necessita di investimenti per potere contribuire efficacemente al rilancio del Paese.

È un fatto che il fisco abbia avuto la mano leggera con i grandi patrimoni e che l'elusione e l'evasione fiscale raggiunga livelli patologici.

È un fatto che la qualità dei servizi pubblici lasci a desiderare.

È un fatto che i suoi creditori scalpitino perché temono di perdere i loro denari.

Va da sé che l'Unione Europea ha un ruolo essenziale in questa circostanza, che non può essere affrontata da una popolazione stremata e/o da un governo impopolare.

Quindi la Grecia deve essere accompagnata ad essere bastevole a se stessa e al graduale ricupero di un normale equilibrio di vita.

Iniziando da subito a fare la propria parte e perseverando per il tempo occorrente.

Dimostrando con i fatti di meritare la fiducia dei suoi creditori e di quanti continuano ad aiutarla nel faticoso percorso di riconquista di una normalità evoluta, sovrana nel decidere i propri destini, protagonista nell'Unione Europea orientata a diventare sempre di più la casa comune dei popoli che vi abitano.

 

 

Zekra Alwach.

Per rimediare alla disastrata situazione della città di Baghdad capitale dell'Iraq, il premier al-Abadi ha nominato sindaco una donna: Zekra Alwach, ingegnere civile, alta funzionaria del ministero dell'educazione superiore.

Essa subentra nel corso del mandato ad un uomo che non ce l'ha fatta a svolgere l'arduo compito.

Ed è la prima donna ad ottenere questa carica in una grande città irachena facente parte della Lega araba.

Si tratta di un buon segnale in una realtà in cui la condizione femminile non è certo migliorata dopo la morte di Saddam Hussein e la lunga guerra che ne seguì, le cui profonde ferite non sono ancora rimarginate, anzi.

In proposito traggo da "il Manifesto" dell'8 marzo scorso: "Parlando con le donne in tutto il Paese e le Ong locali, siamo giunti a questo risultato: le donne sono molto meno rispettate oggi di quanto lo fossero sotto il precedente regime, le loro libertà sono soffocate – diceva pochi anni fa il presidente della Woman Freedom Organization, Senar Muhammad, intervistata dall'agenzia Stampa dell'Onu Irin- i diritti delle donne sotto Saddam erano garantiti dalla costituzione, ma ancora più importante, erano rispettati: le donne andavano a scuola, all'università, al lavoro, occupavano posizioni governative e partecipavano alla vita economica. Oggi se si dice all'attuale governo di inserire donne nell'organico, ti ridono in faccia".

Da noi in occidente le cose vanno un po’ meglio, anche se al riconoscimento di una complementarietà di genere non corrispondono ancora concreti e praticati diritti-doveri che valorizzino le specificità di ogni persona e delle donne in particolare, condizione essenziale per realizzare una qualità di vita con sviluppi infiniti.

Perché fondata su presupposti immateriali che non soggiacciono ai limiti ed alla finitezza materiale del pianeta Terra.

 

 

9 mar 2015

La bici gialla di uso pubblico.

Riporto la vicenda come l’ha raccontata il padre di famiglia.

Erano in tre tra i quattordici ed i sedici anni, uno di colore, corpulento, gli altri indigeni ragazzi come tanti.

Quando arrivo e parcheggio la bici gialla di uso pubblico per un anno pagando 25 euro la tessera, stanno già armeggiando per liberarne una dal supporto cui è fissata.

Li osservo un momento, paiono in difficoltà e azzardo: «vi serve aiuto?» mentre m’avvicino.

Mi guardano sorpresi, si guardano tra loro ed uno abbozza: «non riusciamo a farla uscire»;

«Ce l’avete la tessera da appoggiare sull’apposito lettore ?»;

«L’abbiamo dimenticata a casa» risponde un altro;

«Se mi dite il vostro nome sento il gestore del servizio come si può fare». Al cellulare mi dicono che nessuno dei tre ha acquistato una tessera. Riferisco ai presenti che non la prendono bene.

Uno dei due indigeni: «io pratico le arti marziali»;

Arretro di due passi, saluto come usa in questa disciplina prima di iniziare a battersi e attendo;

«Lei è professore? Perché s’interessa a noi?»;

«Non sono professore ma solamente un papà, vi ho rivolto la parola perché siete giovani e rappresentate il futuro; vi rispetto e chiedo facciate altrettanto nei miei confronti»;

«Però nella striscia di Gaza i palestinesi vivono come in una prigione»;

«Purtroppo è così e non va bene, non è ammissibile. Siccome però la violenza non ha risolto finora il problema  “due Popoli due Stati”, bisogna continuare a cercare una soluzione pacifica»;

«Ma il governo israeliano non ne vuole sapere»;

«Molti israeliani, tra cui anche persone importanti, sono per la trattativa di cedere ai palestinesi il territorio necessario e vivere in pace. E l’obbiettivo giusto. Pretendere rispetto dal governo israeliano e portare rispetto a questo popolo»;

«Certo così andrebbe bene, ma  chissà se si potrà fare e quando»;

«I giovani israeliani e palestinesi possono riuscire dove i loro padri non ce l’hanno fatta; magari prima di quanto possiamo immaginare; e l’Unione Europea può aiutarli».

 

Condizioni di vita dignitose.

Nella prima parte del 2015 sono maturate le condizioni per passare dalla crisi che perdura dal 2008 a un cambio di senso, con tenui ma significativi segnali di crescita del Pil, la creazione di nuovi posti di lavoro, la ripartenza dell’attività produttiva, l’aumento degli acquisti sul mercato interno, diffusi segnali di fiducia.

Il tutto attribuibile ad alcune riforme che governo e parlamento hanno varato (del lavoro ma non solo), ad altre il cui iter sta giungendo a conclusione (giustizia, elettorale), ovvero è stato avviato con apprezzata determinazione (scuola).

Ma avvalendosi anche di concomitanti favorevoli condizioni più generali come lo spread sotto quota 100 con il risparmio di parecchi miliardi di euro l’anno di interessi sul debito pubblico, tendenziale allineamento euro-dollaro che aiuta le nostre esportazioni, immissioni di consistenti quantità di moneta da parte della Bce governata da Mario Draghi attraverso l’acquisto di titoli del debito pubblico di stati membri dell’Unione Europea, riduzione del costo del barile di petrolio da 90 a 50 euro che fa risparmiare sulle importazioni e sulle bollette che ne sono influenzate.

Per il verificarsi di queste ultime e per quanto riguarda l’Unione Europea la politica ci ha messo utilmente lo zampino, accelerando consapevolezze sull’importanza di agire sempre più come Unione anzicché come semplice sommatoria di singoli stati membri.

Malgrado siano in atto conflitti di non poco conto in realtà che forniscono o sono attraversate da prodotti energetici verso l’Italia e l’Europa come in Libia ed in Ucraina.

Come Paese mediterraneo siamo chiamati a fare la nostra parte in quest’area turbolenta dimostrando che è possibile risolvere i problemi senza le armi (se non si è tirati per i capelli), sempre nell’ambito di decisioni assunte dai preposti organismi sovranazionali (Onu), coinvolgendo e valorizzando espressioni riconosciute e rappresentative delle realtà in cui s’interviene.

Avendo sempre ben presente che nel mondo interdipendente, condizioni di vita dignitose devono essere alla portata di tutti quelli che contribuiscono con il loro lavoro a produrre la ricchezza necessaria perché ciò sia possibile.

3 mar 2015

Una condotta avida e miope.

Che in regime capitalistico di mercato si possa applicare l’art. 41 della Costituzione: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. […]” e guadagnare dall’attività imprenditoriale, è dimostrato da figure come Adriano Olivetti, Enrico Mattei e Michele Ferrero recentemente scomparso. E non sono i soli.

A rimarcarlo sono il lettore Francesco de Goyzueta, e Corrado Augias nella sua rubrica “Lettere” su “la Repubblica” del 22 febbraio scorso.

Essi si chiedono come ciò possa avvenire e Corrado Augias conclude con queste parole: “La mia opinione è che se si vogliono capire persone come queste bisogna accantonare  ideologie politiche e fedi religiose e parlare solo di una superiore qualità umana”.

Intesa quest’ultima come fiducia nelle capacità delle persone di concretizzare il dettato costituzionale, creando attraverso il lavoro ricchezza vera, cioè il di più tra il costo sostenuto per produrre i beni ed il prezzo spuntato vendendoli. E di ripartire equamente questa ricchezza tra quanti hanno contribuito a produrla.

Attualmente troppi omettono l’ultima parte, riservano la fetta maggiore per sé e nemmeno la reinvestono nell’economia e nel lavoro per proseguire il processo virtuoso della produzione di ricchezza per tutti.

Una condotta avida e miope, eticamente e socialmente riprovevole, incostituzionale ed economicamente fallimentare.

Ovviarvi presto è indispensabile per la tenuta ed il rilancio su basi giuste e durature del sistema Paese.

 

Lo sfregio alla "Barcaccia" di Bernini in piazza di Spagna a Roma.

Che un’orda di invasati ubriachi, pseudo tifosi di calcio abbia potuto causare danni al monumento prima dell’intervento della Forza pubblica, la dice lunga non tanto sul possibile ritardo dei tutori dell’ordine quanto sullo spirito che anima queste persone, che quando vanno all’estero danno libero sfogo al peggio di sé come non oserebbero mai fare in patria.

Per quanto s’è visto, sentito e letto gli agenti hanno dovuto fronteggiare fatti analoghi concomitanti in diversi luoghi di Roma, si suppone non previsti né prevedibili con la virulenza espressa.

Ora i responsabili dovranno rifondere i danni materiali causati e pagare lo scotto per comportamenti personali particolarmente gravi nei confronti di beni pubblici, il cui legittimo godimento e tutela sono affidati in primis all’attenzione e al rispetto dei cittadini.

Il tutto ulteriormente aggravato dagli scontri con le Forze dell’ordine intervenute a protezione.

Siccome non si tratta di ragazzetti un po’ sfrontati ma di uomini fatti “maggiorenni e vaccinati”, perché le sanzioni siano rieducative devono prevedere anche azioni a beneficio di opere simili, come la loro periodica pulizia e dell’intorno prossimo per una durata proporzionata alla gravità del male causato.

Ricevendo come corrispettivo quello corrisposto ai carcerati ammessi a lavorare.

Cui va aggiunta l’interdizione dagli stadi calcistici di tutto il  mondo, fino a quando i rei non dimostrino con il loro comportamento concreto la piena resipiscenza per la loro riprovevole condotta.