L'opinione di Giovanni Saracco

15 dic 2014

Pensare globale e agire locale.

Pensare globale e agire locale; ovvero relazionarsi con gli ideali condivisi e praticati nel mondo e inverarli per quanto possibile nella quotidianità dove si vive ed opera.

Circa i valori su cui si fondano gli ideali si suggerisce l’art.1 della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” adottata e proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948: “Tutti gli esseri nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

La ragione per agire razionalmente; la coscienza come parte di sé che non può mentire, per verificare l’ammissibilità etica di quanto si fa.

Quindi ragione e coscienza devono accordarsi.

Se la coscienza non dà il via libera è la ragione che deve rivedere quanto si prefigge, perché sia accettabile dalla coscienza.

Lo scopo è di fare concorrere ogni e qualsiasi ordinaria, normale azione quotidiana animata da questi principi e valori, al loro concreto affermarsi nel mondo.

E rendere così quanti lo desiderano, protagonisti dei cambiamenti necessari per rispondere ad esigenze e  bisogni nuovi che le persone manifestano vivendo il loro tempo nel mondo.

Attribuendo a questi comportamenti anche un significato propedeutico alla realizzazione di organismi sopranazionali, cui gli Stati daranno volontariamente luogo per meglio corrispondere alla complessità e governabilità di quanto vive sul Pianeta.

Pubblica Amministrazione. Malaffare.

Sono due cose distinte. Una ulteriore distinzione va fatta tra Stato, Regioni, Province, Comuni e tanti Enti, ed Organizzazioni che hanno a che vedere con interessi pubblici e generali.

Per tutti è d’obbligo l’osservanza dell’art. 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Mentre il malaffare lo chiamiamo così e basta.

Non corrisponde alla realtà che dove ci sono risorse pubbliche rubano tutti.

Qualcuno purtroppo ruba, ma la stragrande maggioranza non solo non ruba ma fa del suo meglio perché funzionino le cose che le sono state affidate.

Dove le cariche sono elettive i partiti che designano i candidati portano la prima responsabilità politica di selezionare persone probe e capaci; ed anche noi elettori dobbiamo fare la nostra parte scegliendo i candidati migliori.

Maggioranza ed opposizione hanno la stessa dignità, e responsabilità proporzionate al potere ed ai compiti che rispettivamente loro competono.

Durante il mandato l’opposizione deve controllare l’operato della maggioranza, dimostrando di essere altrettanto e più capace, e di meritare questo riconoscimento fin da subito, ripromettendosi di sancirlo nella  legislatura successiva.

I cittadini e gli organi di informazione devono a loro volta esercitare il vaglio critico sull’operato degli organismi eletti. Ai partiti la responsabilità di vigilare, in particolare sul retto comportamento degli eletti da loro proposti.

Se tutto questo funziona il malaffare non trova l’humus per allignare; mentre le comunità interessate sviluppano i necessari anticorpi.

Va da sé che gli eletti esprimono mediamente la qualità dei loro elettori.

Quanti esercitano il loro legittimo diritto di non votare, e nel rispetto dei motivi che li inducono a ciò, possono comunque fare la loro parte utilizzando gli strumenti che l’ordinamento e la Costituzione pongono a loro disposizione, per contribuire a riformare lo stato di cose che non corrisponde alle loro idealità, aspettative, interessi.

Valorizzare il dovere bene compiuto e stigmatizzare il malaffare giova a ciascuno di noi ed alla società cui insieme diamo vita; perché aiuta a distinguere e a non fare di ogni erba un fascio.

Convincendoci che  prevenire il malaffare si può anche se richiede impegno e fatica. E conviene sempre da tutti i punti di vista.

 

9 dic 2014

Tre recenti significativi fatti.

Proviamo a mettere in relazione tre recenti significativi fatti, che hanno a che vedere con le nostre vite.

Elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria.

Si tratta di espressione importante di democrazia; si può decidere di votare o di non andare ai seggi. Di votare per una lista o per l’altra; comunque di decidere e la decisione personale conta, lascia un segno.

Questa volta più della metà degli aventi diritto non è andata a votare. Chi ha votato ha dato la maggioranza al centrosinistra guidato dal Partito Democratico, cui compete la responsabilità di realizzare il programma presentato; alle opposizioni il compito di controllare l’operato della maggioranza e di dimostrare la propria capacità di diventare maggioranza le prossime elezioni. E capire insieme le ragioni di chi non ha votato per correggere eventuali storture o inadeguatezze proprie che hanno portato a ciò. Mettendocela tutta, partendo da chi sta peggio, per creare lavoro chiamando tutti alla solidarietà, e per primi quanti possono di più.

Il Papa al Parlamento dell’Unione Europea di Strasburgo.

Ha affermato che l’Europa è stanca, più nonna che madre, non ancora in condizioni di parlare con una sua voce unitaria, fattiva, concreta. Utilizzando la sua autorevolezza per risolvere i problemi interni e contribuire alla soluzione di quelli di prossimità e dei Paesi che s’affacciano sul mediterraneo. Operando con sano realismo per ottenere il meglio possibile nelle situazioni date.

Con il dialogo interreligioso e la porta sempre aperta. Per il bene comune e la possibilità per ogni persona di realizzarsi come tale, vivendo dignitosamente del proprio lavoro.

L’Ocse, organizzazione dei 33 Paesi più sviluppati nel mondo.

Essa ritiene che le economie nazionali dell’UE siano competitive e producano bene per l’esportazione. Mentre rimane stagnante il mercato interno (500 milioni di persone!) perché i cittadini non hanno i soldi necessari per comperare i prodotti di cui hanno bisogno. Da qui il ruolo importante della Bce (Banca centrale europea) per finanziare gli investimenti per produrre meglio beni di qualità adatti, lasciando nelle tasche della gente gli euro necessari per acquistarli. Mentre gli Stati devono provvedere a migliorare i servizi di competenza con riforme appropriate, creando le condizioni perché ci sia lavoro per tutti.

I tre fatti accennati hanno in comune il ruolo insostituibile del lavoro per la dignità e la vita dei cittadini, e per puntare ad una economia e uno sviluppo nuovo che abbia al centro il benessere dei cittadini valorizzandone le capacità, come dispone la nostra Costituzione, la Carta fondativa dell’UE e quella della stragrande maggioranza dei circa 200 Stati in cui ad oggi è articolata la convivenza civile mondiale.

Ma che per realizzarsi concretamente ha bisogno del contributo consapevole e responsabile del loro insieme, a partire dalle specificità di ognuno.

 

 

Un po' di me.

Lasciatemi raccontare un po’ di me ora, se e per quanto possa interessare.

Sono abbonato a “La Stampa” con le pagine di Asti eccetto domenica e lunedì.

Domenica leggo “il Manifesto” e “la Repubblica” e lunedì “l’Unità” fino a che c’è stata, e in attesa che ritorni il “Corriere della Sera”.

Abbonato anche a “l’Espresso”, mentre mi passano in lettura “Internazionale”.

Mi pervengono alcuni mensili di interesse professionale e tecnico quale  già iscritto a collegio e ordine professionale.

Mi giungono frequenti richieste d’aiuto da organizzazioni di meritorie attività umanitarie ad alcune delle quali aderisco.

Scrivo settimanalmente queste paginette da alcuni lustri pubblicate sul blog e inviate a qualche centinaio di persone.

Interloquisco episodicamente e pubblicamente su temi di interesse generale.

Vivo in modo parco da pensionato e mi piace pensare che se sono al mondo oltre l’età media non è certo solo per mangiare, bere e dormire.

L’intorno familiare prossimo e quello più allargato sono confortanti e tutti ce la mettono, stimolanti, solleciti, affettuosi.

Più in generale avverto un clima che conferma ed alimenta la mia propensione a vedere il bicchiere metà pieno, avvalorando la tesi che lasciare un buon ricordo di sé, come minimo rispettando le persone con cui si ha a che fare, alla lunga paga sempre.

Che non vuole dire buonismo di comodo per quieto vivere, ma impegnativa quotidiana attenzione per fare prevalere concretamente per un pochino il 50% di giustizia, equità, sobrietà, solidarietà che c’è in me ed in ogni persona rispetto al restante 50%.

Se poi ci si dà un comportamento comune, un progetto politico che amplifichi gli effetti, può succedere che il bene si riproduca e sviluppi oltre ogni più ottimistica aspettativa.

 

 

1 dic 2014

Senza etica non si ha buona politica.

L’etica è intimamente connessa con l’agire umano, quindi con la politica.

Senza etica non si ha buona politica.

Qui interessa la buona politica capace di dare risposte soddisfacenti alle “nuove povertà che bussano alla nostra porta”.

Le parole virgolettate si riferiscono al titolo dell’editoriale di Eugenio Scalfari su “la Repubblica” di domenica 23 novembre scorso. Nel quale, sintetizzando, si dice che le nuove povertà sono il grido e la sofferenza di chi ha perso la dignità di portare a casa il pane perché ha perso il lavoro.

E che di fronte a ciò c’è il rischio dell’indifferenza di chi sta meglio, che rende ciechi, sordi e muti uomini e donne che pensano solo a se stessi come Narciso.

Mentre noi, continua Scalfari, siamo chiamati ad andare oltre che vuol dire allargare il nostro sguardo, farci coinvolgere, liberare il bene e goderne insieme i frutti.

A questo proposito egli cita “L’Osservatore Romano” giornale del Vaticano, che ha recentemente pubblicato un messaggio del Papa intitolato proprio “La trappola di Narciso” nella quale non dobbiamo cadere.

Secondo il Papa “l’Agape” – banchetto collettivo e fraterno - inteso nella sua accezione più ampia, è uno dei modi per sconfiggere le nuove povertà e rendere fisiologici gli spostamenti delle persone nel mondo globale.

Evitando che ci siano moltitudini in fuga dalla miseria, guerre, persecuzioni verso nazioni in cui intravedono la possibilità di lavorare e vivere dignitosamente in pace.

Scalfari è d’accordo con il Papa e ritengo che molti la pensino così.

Ne consegue che dobbiamo valutare le politiche sulla base dei risultati concreti che esse producono per contrastare e sconfiggere la povertà di oggi così come è stata definita.

In sostanza si tratta della chiamata alla solidarietà che permea tutta la nostra Costituzione, dando a tutti gli italiani la possibilità di sviluppare i talenti personali con il lavoro – mobilitando le risorse occorrenti specie private degli italiani più ricchi – e facendo rifluire nella società a vantaggio di tutti i benefici che ne conseguono.

Contribuendo con priorità come Italia e nell’Unione Europea a pacificare i dissidi, gli scontri e le guerre nei Paesi mediterranei e nelle terre vicine che ne sono teatro.

 

Tra le macerie.

Di Domenico Quirico monferrino, giornalista de “La Stampa” si apprezza tutto, dall’essenzialità del suo fisico alla prosa-poesia su fatti vissuti direttamente in prima persona mescolato ai derelitti o nella micidialità dei conflitti moderni ferocemente inediti.

Da ultimo i suoi servizi dall’Africa colpita dall’Ebola con l’accenno all’aspersione degli astanti con l’acqua usata per lavare i corpi dei defunti.

Ed infine da Aleppo in Siria, da lui definita “città martire” con il centro storico Patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco e la produzione del suo eccellente sapone da toeletta noto in tutto il mondo.

Luogo di convivenza di fedi diverse, dal quale nel 2011 partì la protesta per ottenere una democrazia possibile, cioè che non si venisse incarcerati perché si è fatti crescere la barba o ci si riuniva in più di cinque persone, o per potersi spostare senza autorizzazione, o non essere convocati dalla polizia perché i figli giocavano con biglie intese come potenziali strumenti di rivolta.

Finita l’Armata siriana libera, Domenico dice che ora a farla da padroni restano i soldati del dittatore Assad e le invasate milizie dello stato islamico (Isis).

Tra le macerie sparuti abitanti rimasti perché privi di alternative praticabili.

Finora senza risultati apprezzabili l’encomiabile grande impegno della Comunità di sant’Egidio promotrice di un appello cui hanno aderito Personalità di tutto il mondo, perché Aleppo non diventi un  cimitero ma “Città aperta”, testimone che è possibile continuare a conviverci e che vale la pena riprovarci insieme.

 

 

24 nov 2014

Elezioni regionali

Scrivo a caldo dopo avere appreso le prime notizie sulle elezioni regionali in Calabria ed Emilia-Romagna dove hanno votato rispettivamente il 43,5% e meno del 38%, cioè percentuali infime, da corpi elettorali che poco o nulla hanno da chiedere alla politica democratica che li soddisfa; ovvero che non credono di potere ottenere alcunché di quanto desiderano.

Gli organi di informazione affermano che ha vinto il partito del “non voto” ma, stando ad un vecchio moto socialista (Turati?), chi non c’è non può fare la differenza.

In attesa di conoscere i risultati definitivi è possibile affermare che nelle due realtà in cui si è votato l’approccio alle elezioni non è stato di quelli che stimolano gli elettori a recarsi ai seggi.

Diatribe ed oltre sono stati probabilmente elementi dissuasivi, in aggiunta al dare la sensazione che l’esito fosse scontato.

Quindi il “che ci vado a fare?” di oltre la metà degli aventi diritto può avere inizio da qui.

Poi certo si differenzia e precisa nei suoi contorni politici, ma non al punto di indurre la corsa ai seggi.

Anzi gli elettori più adusi, accorti, scafati, smagati od anche solo disillusi possono avere trovato ulteriori motivi a sostegno della decisione di astenersi.

Il caleidoscopio dei “non ci vado proprio” ha probabilmente colmato la misura, lasciando a veri e proprii aficionados il compito di attutire il capitombolo elettorale dei partiti (ed anche un po’ della democrazia?), nell’attesa di costruire tempi migliori.

20 nov 2014

Il Lavoro.

La trattazione dà per scontata la dimensione etica del lavoro, ed assume il punto di vista di chi ha fatto la gavetta, magari da garzone agricolo adolescente, aiuto fabbro, metalmeccanico fino alla prima categoria, il diploma da adulto, ruoli diversi nel pubblico impiego, libera professione associata, la laurea ultraquarantenne, e così avanti per molti anni.

Tutte le attività umane lecite e giovevoli a sé e ad altri si possono considerare lavoro.

Dal lavoro si deve trarre il necessario per vivere dignitosamente, ed anche gratificazione ed autostima.

Ognuno deve rispondere del proprio lavoro come se a fruirne fosse lui stesso. Infatti nessuno meglio di chi lo esegue sa se è stato eseguito come si deve.

Qualunque tipo di lavoro richiede impegno, dedizione e ingegno per migliorarne l’esecuzione.

Il computer consente “performance” lavorative inedite in cui la qualità è in larga misura merito di chi vi opera, assistito da tecnologie d’avanguardia.

Il lavoro dipendente da azienda privata che compete nel mercato è “costretto” a dare il meglio di sé altrimenti l’azienda ne risente.

Il lavoro dipendente da istituzioni o altro ente pubblico non ha il mercato che lo giudica e spesso deve trovare in sé le ragioni che lo motivino e inducano a fare bene ciò che fa, cioè rendere un servizio che aiuti ed emancipi.

La libera professione rettamente intesa è una sorta di vocazione laica che utilizza la libertà di cui dispone per aiutare la società entro la quale opera a risolvere i problemi, migliorarsi e sviluppare energie, motrici di proficui aggiornamenti e cambiamenti.

Paradossalmente categorie di lavoratori in passato considerati la crema dei sistemi di appartenenza, paiono più subire che concorrere alle notevoli trasformazioni in corso; i bancari tra questi. Come se il loro apporto si debba immiserire nella mera, supina acquiescenza a volontà aziendali altolocate.

Il lavoro si mantiene, promuove e crea investendo in tecnologie e nella produzione di beni e servizi che soddisfino esigenze e bisogni evoluti. E nella crescita umana del sapere e del sapere fare consapevole e diffuso.

La salvezza o supremazia propria o di pochi a danno di altri ha i giorni contati.

La competizione coraggiosa per la crescita collettiva ed uno sviluppo nuovo in cui chi ha più filo fa più tela, non ha alternative.

Con il lavoro per tutti nel ruolo centrale che gli spetta.

 

Lavorare tutti meno e meglio.

È noto che la natura cambia e migliora provando e riprovando, con metodo e nel tempo.

Così fanno anche gli umani ma in modo più opportunistico.

Infatti se ne sentono, leggono e vedono di tutti i colori: è la libera circolazione di ciò che si sa, grezzo così come viene; e se non vi piace non so cosa farci, dicono.

Fare la tara per utilizzare ciò che serve compete ad ognuno, ma proprio semplice non è.

Vengono meno alcune certezze, prevale la sorpresa, il lì per lì.

Paiono schiudersi più possibilità, in realtà ad aumentare sono i dubbi.

L’essere umano è sottoposto a tensioni inusuali, eccessive, al limite ed oltre.

A questo modo di essere si attribuisce addirittura la ricomparsa di patologie già vinte, e il manifestarsi di nuove rispetto alle quali il sistema immunitario andrebbe coinvolto ad hoc perché possa rispondervi efficacemente.

Cervello e mente sono gli organi con i più ampi margini di utilizzo, ma i tempi di adattamento si dilatano dovendo tenere conto della delicatezza delle funzioni svolte.

Difendersi rifiutando il confronto è anacronistico, forse inutile o non possibile.

Assumere tutto e farci i conti, supera  la capacità media delle persone che vivono questo nostro tempo.

Ricuperare il concetto di libertà propria che trova il suo limite nel rispetto di quella altrui, e ridefinirlo alla luce di quanto precede potrebbe aiutare.

Tutelare la privatezza da indebite intrusioni consentirebbe di allentare le tensioni.

Lavorare tutti meno e meglio, rafforzerebbe l’autostima inducendo a rappresentare e comunicare se stessi con idee, pensieri, comportamenti e personalità più compiuti ed efficaci.

Nell’immediato quanti se la sentono possono farsi carico di ciò che c’è, limitatamente alle proprie capacità di metabolizzarlo e comunicarlo migliorato e normalmente fruibile.

 

Clima.

Nelle settimane scorse Cina e Stati Uniti hanno concluso un accordo in forza del quale gli americani nei prossimi 10 anni ridurranno del 25% le emissioni dei gas che producono l’effetto serra (anidride carbonica – CO2 – il principale).

Mentre per i cinesi questa riduzione scatterà dal 2030.

Nel frattempo entrambi dovranno ricavare da fonti rinnovabili non inquinanti almeno il 20% del loro fabbisogno energetico.

Se ci si ricorda dell’ostracismo messo in atto dagli Usa con il presidente Bush, all’applicazione del protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas inquinanti, si comprende la portata storica dell’accordo raggiunto.

Gli americani ci sono arrivati anche per l’inverno polare di quest’anno che ha causato la riduzione record del loro Pil (Prodotto interno lordo) nel quadrimestre corrispondente, nonché per la siccità che dura ormai da due lustri nelle regioni occidentali del Paese.

Secondo gli esperti tali fatti sono in stretta relazione con l’inquinamento ambientale.

Per parte sua l’Europa è all’avanguardia in quanto applica già il protocollo di Kyoto e sta programmando ulteriori consistenti riduzioni delle emissioni, con vantaggi per la salute dei cittadini e per la tutela e salvaguardia del clima.

Il salto di qualità sarebbe imparare presto la prevenzione e la manutenzione territoriale e ambientale.

Sempre a proposito di clima, ma sociale e culturale, si riporta testualmente la chiusa della lettera della giovane professoressa universitaria Benedetta Barbisan pubblicata da “La Stampa” del 13 novembre scorso riguardante il ruolo ed i metodi con cui dovrebbero operare le università italiane per rendere il servizio loro proprio.

“L’Italia ha bisogno di una classe dirigente per il futuro e le università sono le istituzioni chiamate a formarla. La classe dirigente italiana del futuro ha bisogno di conoscenza e schiena dritta. Non basta insegnare il calcolo differenziale, il diritto tributario o la storia antica. Servono l’esempio, la pratica quotidiana del rigore, il rispetto della legge, qualità, coraggio e un po’ di fantasia. Sogno un’università così, fatta di esempi da imitare, di parole che ispirino i giovani e facciano venir voglia di essere migliori. Certamente lunga è la strada e assai complicata, e ho abbastanza esperienza di come vada il mondo accademico italiano per non farmi illusioni. Rivendico il diritto, però, di impegnarmi per un’università in cui aspirazioni come la mia - che è quella di tanti - non siano solo l’incanto degli ingenui, e considero un autentico privilegio insegnare nel mio piccolo”.

 

10 nov 2014

Donne protagoniste.

Fabiola Gianotti, italiana, Fisica, 52 anni, è la nuova direttrice generale del Cern di Ginevra, il più importante laboratorio di fisica del mondo.

In precedenza altri due italiani avevano ricoperto l’importante incarico: il Nobel Carlo Rubbia nel quinquennio 1989-94 e Luciano Maiani in quello successivo.

Fabiola Gianotti deve la sua celebrità alla scoperta nel 2012 del Bosone di Higgs, una particella fondamentale dell’universo grazie alla quale esiste la massa, cioè la fisicità delle cose.

Essa ha definito il Cern “un luogo dove chiunque ami la conoscenza possa sentirsi a casa”.

Il fatto di essere la prima donna a dirigerlo nei 60 anni della sua esistenza lo trova “naturale, in quanto lì si celebra la diversità con una totale apertura verso tutte le differenze, non solo di sesso ma anche di età, etnia, religione, tradizioni”.

Aggiunge che in questo momento anche un’altra donna, la scienziata polacca Angieszka Zalewska ricopre la carica di presidente del Consiglio direttivo del Cern.

 

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra (Vangelo secondo Giovanni; 8,7).

Dopo gli stress test (verifiche) effettuati dalla Bce (Banca centrale europea) a seguito dei quali le banche italiane Montepaschi e Carige sono state bocciate e devono ricapitalizzarsi, si ricorda che il nostro sistema bancario ha retto nella crisi con l’aiuto dello Stato di soli 4 miliardi di euro, mentre la Germania ha elargito 250 miliardi alle banche nazionali per evitare che alcune fallissero.

Senza contare la consistente quantità di risorse che lo Stato ha messo a disposizione come garanzie bancarie.

Pare che tutto ciò non sia stato sufficiente se tra gli esperti c’è chi ritiene che alcune banche tedesche siano tuttora in difficoltà a causa di speculazioni sui derivati (titoli a garanzia) ad alto rischio.

Anche la Bce avrebbe privilegiato il salvataggio di banche dell’eurozona, destinando solo gli spiccioli agli interventi di contrasto della disoccupazione generale e giovanile in particolare.

Ambienti istituzionali dell’Unione Europea ammettono che se l’impegno profuso per salvare le banche fosse replicato per ottenere ripresa economica e sviluppo nuovo facendo perno sul rilancio dell’occupazione, la crisi potrebbe essere superata senza ulteriori sofferenze, specie per cittadini e famiglie con soli redditi di lavoro e imprese cui manca il credito.

Evitando rischi per la stessa tenuta dell’indispensabile solidarietà e coesione sociale nei singoli Stati e tra di essi nella stessa Unione Europea.

È quindi questa la strada da battere attribuendo carattere di assoluta priorità come pare stia facendo l’Italia, non lesinando paziente determinazione, impegno ed energie per conseguire prima possibile risultati tangibili.

 

Vita e fine vita.

Brittany Maynard giovane donna statunitense malata di tumore alla testa, ha posto volontariamente fine alla sua vita prima che la malattia raggiungesse la fase terminale.

Il caso ha riproposto il dilemma eutanasia sì, eutanasia no.

Per quanto può valere dico la mia, partendo da un lontano ricordo adolescenziale per arrivare ad oggi.

Per quanto ne so mio nonno paterno fu colpito da male analogo che lo rese cieco.

Andavo a trovarlo nella casettina dove abitava con la nonna. Fuori sulla panca di legno all’ombra si parlava del più e del meno, oppure si stava in silenzio a seconda di come lui gradiva; qualche volta lo guidavo in brevi passeggiate.

Non mi parlò mai del suo male né lo sentii lamentarsi. La malattia si protrasse per circa un anno.

Lucio Magri rinunciò volontariamente alla vita.

Indro Montanelli non assunse deliberatamente più liquidi per alcuni giorni.

Maria stava bene ma non bevve perché non aveva lo stimolo a farlo.

Se è in sé vale la decisione della persona interessata.

Altrimenti si prestino le migliori cure possibili.

Se capita il miracolo sia benvenuto.

 

3 nov 2014

Si infierisce sulle donne.

Reyhaneh Jabbari, iraniana, 26 anni è stata impiccata qualche giorno fa dopo essere stata condannata per avere ucciso sette anni fa un uomo di quarantasette che aveva tentato di violentarla.

Avrebbe potuto evitare il capestro all’ultimo momento dicendo che la tentata violenza non ci fu, come richiesto dalla famiglia dell’ucciso per perdonarla.

La giovane non ha ritrattato e la condanna è stata eseguita.

Così si amministra ancora la giustizia da quelle parti.

Non sono bastati interventi, appelli ed altre iniziative volte ad ottenere un processo giusto, dopo avere dimostrato le storture di quello che l’ha condannata.

Le autorità iraniane sorde a tutto hanno proseguito per la loro strada.

In una intervista a “la Repubblica” del 26 ottobre scorso Azar Nafisi autrice di “Leggere Lolita a Teheran”, afferma che si infierisce sulle donne per tenere sotto controllo i fermenti della società; e che questo è possibile perché alle promesse di maggiore libertà fatte dal presidente Rohani, non è seguito l’atto concreto di abolire le leggi tuttora in vigore che legalizzano decisioni con queste nefaste conseguenze.

La scrittrice aggiunge che l’occidente dovrebbe essere più rigoroso quando tratta con il regime iraniano. Senza farsi condizionare dal timore che possa venire meno la disponibilità a concludere l’accordo sul nucleare per il quale sono in corso trattative.

 

Il Brasile ha rieletto per un secondo mandato la presidente Dilma Rousseff progressista, seppure con una modesta differenza di voti rispetto allo sfidante moderato Aécio Neves (3 milioni su 148 milioni di elettori).

Continuerà quindi il programma sociale di scolarizzazione ed altri servizi in favore della popolazione povera, iniziato con la presidenza Lula e proseguito finora con ottimi risultati.

Partito Democratico.

Da “La Stampa” del 28 ottobre scorso ho appreso che nel circolo del Partito Democratico di Valtriversa a Villafranca non rinnoveranno la tessera il coordinatore ed alcuni altri iscritti, e che gli stessi abbandoneranno ogni incarico ricoperto a livello locale, provinciale e regionale del partito.

Indotti a questo passo da ragioni riportate in sintesi nell’articolo, con l’interrogativo finale: “Esiste ancora il partito che doveva rappresentare il centrosinistra?”.

Personalmente ritengo esista eccome, ed esisterà fino a quando ci sarà un iscritto che opererà affinché il Partito Democratico sia sempre di più e meglio lo strumento delineato dallo statuto per aiutare i militanti e quanti vi fanno riferimento e comunque si impegnano, a realizzare gli ideali che li animano nella realtà di ogni giorno.

Detto questo è necessario come il pane capire bene le ragioni per cui iscritti attivi e dediti lo reputino non più adeguato al punto di rinunciare ad avvalersene.

Interrogarsi su questo e fornire risposte soddisfacenti è vitale, e compete a chi di dovere nel partito fare in modo che si giunga sollecitamente.

Giovando al partito stesso perché consente di rimediare eventuali storture, migliorando credibilità ed efficacia della sua azione.

Dimostrando come persone e organizzazione che anche in casi come questo meritiamo la fiducia dei cittadini per svolgere i compiti importanti che ci competono a tutti i livelli a partire da quello locale.

Convinti che la sussidiarietà consista nel fare tutto quanto si può nella situazione in cui si è, chiedendo eventualmente aiuto per quanto occorre ma è fuori dalla nostra portata.

27 ott 2014

Partiti, Costituzione, Modernità.

I partiti ed altre realtà organizzate che intendono concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, devono tenere conto dei mutamenti che avvengono nella società di cui sono espressione.

E comportarsi di conseguenza.

I partiti ideologici hanno esaurito la loro funzione con la caduta del Muro di Berlino, ed ora si rifanno pragmaticamente ai problemi che nascono nel quotidiano operare collettivo.

La Costituzione italiana prevede espressamente la loro esistenza (art. 49) e richiede che nascano ed operino con il metodo democratico. Tutto il resto è lasciato all’inventiva e creatività dei fondatori e di quanti con il loro prodigarsi ne alimentano la vita e lo sviluppo.

Agiscono per realizzare i principi affermati dalla Costituzione come il diritto al lavoro e la promozione delle condizioni che lo rendano effettivo (art. 4); perché l’attività economica pubblica e privata sia indirizzata e coordinata con finalità sociali (art. 41), e che tutti paghino le tasse in ragione della capacità contributiva (cioè chi più ha più dà) con criteri di progressività (art.53).

Alternando con le elezioni destra e sinistra alla guida del Paese, facendo scegliere gli eletti dagli elettori con i collegi uninominali o le preferenze; evitando per quanto possibile formule che le vedano compresenti nel governo, non perché sia riprovevole bensì per il fatto che l’alternanza consente di ottenere il meglio da ognuno nella chiarezza ed a vantaggio dell’Italia.

A proposito di sinistra e destra, di modernità dei partiti, di efficienza, efficacia ed economicità dello Stato e della pubblica amministrazione in generale e di tant’altro, ricordo il libro: Enrico Morando - Giorgio Tonini. L’Italia dei Democratici. Marsilio editore.

Mentre: John Stuart Mill. Saggio sulla Libertà. Edizioni Est, spiega l’originaria indispensabilità della buona politica, non solo per l’ordinata, giusta e proficua convivenza sociale, ma anche per dare gusto alla vita.

 

Lavoro, Sviluppo, Democrazia.

Su una cosa l’Italia è d’accordo: per mantenere il lavoro che c’è e per crearne di nuovo occorrono investimenti.

Mentre si opera perché gli investimenti arrivino anche dal mondo, bisogna attingere dalle risorse autoctone, nazionali.

Esse sono 4 mila miliardi di risparmio privato di cui il 90% nella disponibilità del 10% degli italiani più ricchi.

Una modesta, giusta parte di queste risorse può essere prelevata nel rispetto del dettato costituzionale (art. 53) e destinata alla priorità delle priorità: creare nuovo lavoro.

Un contributo significativo insieme a quanto già si fa ed un segnale di giustizia e fiducia da non sottovalutare. Con il resto che bolle in pentola giudicato utile ma non sufficiente, potrebbe fare addirittura la differenza.

Non so se Eugenio Scalfari abbia in mente questo quando invita i “padroni” a cacciare le palanche. O Diego Della Valle quando si annovera tra quanti possono, disponibili a fare la loro parte se chiamati.

Per certo esiste tra i privilegiati una parte consapevole dei proprii doveri, specialmente in situazioni particolari come quella che stiamo attraversando.

Ed anche chi è disponibile, seppure motivato dalla meno nobile ragione che “tirare troppo la corda” potrebbe mettere in discussione i privilegi, quindi conviene prevenire.

Ancora due parole sulla democrazia correttamente praticata, specialmente quando occorre convincersi e convincere che quanto si sta facendo è il meglio possibile.

Bisogna informare, ragionare, discutere quanto occorre per porre quanti lo desiderano nella condizione di comprendere i problemi e di poter contribuire consapevolmente alla loro soluzione.

Siccome i problemi sono creati da tutti, è essenziale che tutti o quanti più possibile, partecipino alla ricerca ed alla costruzione delle soluzioni.

Altrimenti le medesime non possono essere buone come ci si aspetta e sarebbe necessario, perché nessuno è in grado di fare la parte degli assenti, essendo ognuno di noi un’entità unica ed irripetibile.

 

17 ott 2014

Alluvione a Genova: perché e cosa fare.

A combinare disastri è stata la troppa acqua che arriva al torrente Bisagno, la cui portata massima era stata stimata in 500 metri cubi al secondo dal prof. Gaudenzio Fantoli, incaricato nel 1906 di incanalare il tratto finale dalla stazione ferroviaria di Brignole al mare.

Egli progettò una struttura in cemento armato interrata con sezione libera di metri quadrati 240. L’opera fu poi realizzata nel 1928.

In quel tratto il torrente è già esondato nel 1948, 1954, 1970, 1992, 2011, perché nel frattempo la quantità reale massima di acqua meteorica da smaltire è diventata circa tre volte tanto: cioè poco meno di 1500 metri cubi al secondo, che in nessun punto del suo percorso il torrente è in grado di contenere.

I motivi di questo maggior afflusso sono:

- le piogge più concentrate a causa dei cambiamenti climatici;

- l’insufficiente trattenimento delle precipitazioni sul terreno del bacino imbrifero.

Gli interventi per ovviarvi possono essere:

- realizzazione di un canale scolmatore che bypassi l’abitato cittadino e si scarichi a mare. Soluzione già pensata ma il cui costo è stato ritenuto proibitivo;

- ampliare per quanto possibile la portata dell’alveo attuale del Bisagno a partire dalla foce, rimuovendo i manufatti che sono di ostacolo; aumentando inoltre la quantità di alberi esistenti sui pendii del bacino imbrifero perché le loro chiome e le radici fanno sì che  l’acqua della pioggia rimanga sul posto e percoli nella falda acquifera, riducendo così anche del 40% il volume che si riversa nel torrente.

Si tratta di interventi fattibili anche per lotti funzionali con apprezzabili benefici fin da subito.

Con il torrente Bisagno che tornerà ad essere un elemento naturale compatibile con il contesto urbano in cui è inserito.

Lavorare meno, lavorare tutti.

Di S. Secondo a Torino ricordo il parroco monsignor Pinardi di Castagnole Piemonte poi diventato vescovo.

Lo conoscemmo sul finire del 1960 quando avviammo il Centro di Attività Sociali al n. 11 della via omonima.

Informato che eravamo un gruppetto di giovani variamente assortito che ci occupavamo di problemi del nostro tempo, monsignor Pinardi venne a farci visita per conoscerci. Parlammo, ci invitò a continuare e lasciò un contributo per riscaldarci con la stufetta a legna sistemata nell’ingresso.

Un altrettanto attento parroco per quanto gli capita intorno, è l’attuale don Mario Foradini il quale in un recente articolo (La Stampa 8.10 scorso) propone di abolire il lavoro straordinario in Italia. Egli asserisce che nel nostro Paese i cittadini che lavorano fanno mediamente il 25% delle ore in più dei tedeschi e il 23% in più dei francesi, e che con l’abolizione si otterrebbero 770 mila nuovi posti di lavoro.

Così mamme e papà troppo occupati potrebbero dedicarsi con serenità e in armonia alla famiglia Mentre i senza lavoro insieme al pane quotidiano acquisirebbero la dignità mai avuta di poterlo svolgere, ovvero ricupererebbero quella perduta al suo venire meno.

Dopo riflessioni sugli ulteriori inconvenienti non da poco e le storture che il pluslavoro degli occupati determinerebbe, don Foradini auspica  che la Fiat internazionalizzandosi abolisca il lavoro straordinario come hanno già fatto gli Stati Uniti.

Leggendo l’articolo di don Foradini torna in mente lo slogan sindacale di altri tempi: “ Lavorare meno, lavorare tutti” che allora parve utopico.

Se però la sua carica innovativa riaffiora dall’esperienza sul campo di un pastore di anime che  si occupa anche dei corpi, allora vale la pena di riconoscergli una sua attuale validità.

Ed agire di conseguenza.

Ebola, epidemia senza precedenti.

È giunta la lettera di una delle  organizzazioni non governative impegnata a contrastarla in Guinea, Sierra Leone, Liberia, Senegal, Nigeria.

Racconta di come in una famiglia di cinque persone si sia salvata solamente  la più grande delle tre figlie: 13 anni.

Si tratta di un virus che alligna dove le condizioni di vita sono grame e dove l’acqua corrente è un  sogno; ed anche il cibo è quello che è, e molte delle altre cose essenziali che noi diamo per scontate non ci sono affatto.

Quindi si può dire che la causa principale di Ebola è l’indigenza in cui vivono le popolazioni dei Paesi che ne sono colpiti.

L’Ebola non conosce confini ed è già arrivata in Europa.

Conseguenza della globalizzazione? Certo viaggiamo di più: noi europei per diporto o lavoro; gli africani perché costretti da condizioni impervie di vita e/o da guerre.

Diamoci una mano; prima di tutto per senso di solidarietà umana tra persone e popoli; poi perché vivere in salute è un diritto di tutti, possibilmente ciascuno a casa propria, cioè non essere costretti a cercare altrove condizioni per una vita dignitosa.

L’Ebola va contrastata e vinta dove si manifesta. Ed occorre lavorare per migliorare le condizioni di vita delle persone che sono lì per evitare che si ripeta.

Come si sa tocca ai governi ed alle organizzazioni internazionali farsi primariamente carico di tutto questo.

Ma l’attenzione, l’impegno e un contributo finanziario da parte di ciascuno di noi, fatto pervenire attraverso canali con cui si ha dimestichezza continua ad essere una pratica insostituibile ed efficace. Specie in questo caso dove le persone e le famiglie che si ammalano sono tante e non avendo  la possibilità di curarsi il rischio di morire è molto elevato.

 

12 ott 2014

Sior paron dalle belle brache bianche caccia le palanche.

(“la Repubblica” del 5 ottobre scorso)

Eugenio Scalfari insiste ed il titolo del suo editoriale è già un programma: “Sior paron dalle belle brache bianche caccia le palanche”.

Il contenuto verte, tra l’altro, sul fatto che il lavoratore- imprenditore ( nuova definizione di padrone attribuita  a Squinzi presidente di Confindustria ) avrebbe in azienda tutto il potere se l’art.18 dello statuto dei lavoratori fosse abolito (ndr: ma il governo non è su questa strada). Quindi siccome il potere comporta doveri, il lavoratore-imprenditore cacci le palanche (soldi) per fare funzionare l’impresa, mentre lo stato compensa i licenziati con sostegno economico, ed anche per la dignità perduta operando perché ci  sia altro lavoro.

Questa sintesi trova conferma nella chiusa dell’editoriale: “Caro Squinzi, lei dice a volte cose molto sensate e a volte – mi permetta di dirlo – alcune sciocchezze. I padroni ci sono sempre ed oggi semmai sono più forti e più ricchi di prima e questo è un punto sul quale lei di solito sorvola ma che rappresenta uno degli aspetti essenziali per risanare la struttura economica e politica di questo Paese”.

Michele Serra ne “L’amaca” riporta una buona notizia  che ha a che fare con lavoro e risparmio.

Milano sta sostituendo le tradizionali lampadine e i neon dell’illuminazione pubblica con i “led” che consentono di risparmiare il 50% di energia elettrica.

Il giornalista ricorda che sarebbe bello ed utile che i media cogliessero questi positivi cambiamenti mentre hanno luogo, così da stimolarne di analoghi anche in settori diversi.

E conclude: “Se è stato possibile sostituire milioni di lampadine con milioni di led, perché non immaginare  di poter sostituire milioni di titoli su zio Michele o sul matrimonio di Clooney con qualcosa di più moderno, funzionale e intelligente?”.

(“il Manifesto” 5.10.2014).

Paolo Berdini denuncia il rischio che gli immobili pubblici messi in vendita dallo Stato per fare cassa finiscano nelle mani della speculazione finanziaria, cioè degli stessi faccendieri che hanno provocato la crisi in cui ci dibattiamo.

Per evitare questa iattura il decreto “Sblocca Italia” in corso di approvazione dovrebbe occuparsene.

Magari, diciamo noi, estendendo la partecipazione alle gare di aggiudicazione con criteri selettivi in quanto a comprovata serietà, competenza, affidabilità dei concorrenti, e stabilendo criteri di utilizzo dei beni che li valorizzi in armonia con lo sviluppo del contesto in cui essi sono inseriti.

 

 

 

Partiti, tessere e democrazia.

I cittadini sono disamorati dalla politica perché ritengono che non li aiuti ad uscire dalle secche della crisi; votano poco più del 50% degli aventi diritto e sono rimasti pochi quelli che prendono la tessera del partito per cui votano.

Eccetto per i congressi perché prevale chi ne ha di più dalla sua parte. Conquistato il partito non si sa poi cosa farne perché conta sempre meno e nelle sue sedi ci vanno in pochi.

Non è pressappoco così che sentiamo dire e che vediamo scritto sui giornali?

E giù cifre e percentuali che dimostrano l’assunto!

Siccome della politica, cioè di qualcuno che ci aiuti a far diventare progetti le opinioni, c’è bisogno, se non è il partito ci sarà qualcos’altro che si presterà a farlo. Con nome e procedure magari diverse, sempre con metodo democratico, perché c’è di mezzo addirittura la Costituzione. (Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale).

Oppure ci si affida a chi ne sa di più per trarci d’impiccio? Come una cambiale in bianco?

Tutte  cose già sperimentate con risultati non buoni od anche pessimi.

La democrazia come metodo così come la conosciamo, è il meno peggio di quanto escogitato finora per vivere insieme in modo accettabile.

Essa presuppone che ciascun cittadino faccia la sua parte. Perchè essendo ciascuno di noi portatore di esigenze e problemi specifici, il nostro personale contributo è indispensabile perché le decisioni che si assumono siano le migliori possibili in quel dato momento.

Da qui non si scappa.

Se poi i partiti così come sono si rivelano non più idonei ad offrire il supporto necessario, tocca a noi cittadine e cittadini costruire una alternativa soddisfacente.

6 ott 2014

Samira.

Samira Saleh al-Nuami è stata torturata ed uccisa da estremisti ammantati da islamici che li ripudiano, a Masul in Iraq.

Avvocatessa attiva in difesa delle donne e delle minoranze, aveva criticato su internet  le violenze perpetrate dall’Isis ( che persegue in armi la costruzione di uno stato parodia del califfato), e la distruzione di edifici religiosi plurisecolari che richiamavano la tolleranza tra fedi diverse.

Portata via da casa sua e imprigionata con l’accusa di avere lasciato l’Islam, e di non essersi pentita (nemmeno sotto tortura!) di quanto scritto, è stata condannata a morte da suoi stessi aguzzini e fucilata sulla pubblica piazza.

Tutto è successo in pochi giorni, tra il 15 settembre ed oggi.

Il martirio di Samira ci dice drammaticamente quanto sia stretta ed aspra da quelle parti, la strada che porta alla tolleranza ed alla conquista dei diritti personali, civili e sociali delle diversità nella libertà.

 

 

 

La prima volta a Milano.

La prima volta a Milano fu all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, in occasione di un seminario che si teneva in un residence di mattino.

Arrivai nel tardo pomeriggio del giorno prima ed all’accoglienza fui oggetto di particolari attenzioni dell’addetto che mi chiese di cenare con lui: declinai l’invito adducendo cose da fare, e non diedi peso alla cosa.

Successivamente venne a bussare alla porta della mia cameretta insistendo ancora. Senza aprirgli dissi che sarei uscito rientrando tardi; così feci di lì a poco eludendolo.

Percorso a piedi un buon tratto cenai spartanamente al bar.

Ancora a passeggio senza meta gustando la Milano dei navigli, ormai in parte coperti.

Il rarefarsi dei passanti e l’infittirsi della nebbia mi indussero a tornare sui miei passi, senonché persi l’orientamento. In giro non anima viva, rade le auto, bar chiusi, nessuna cabina telefonica in vista.

Una figura umana sul bordo della strada intercetta la fioca luce d’un lampione: è una donna.

«Buona sera signorina»;

«Buonasera» mentre ancheggiando s’avvicina;

«Non vorrei infastidirla o importunarla»;

«Si figuri! »;

«Mi sono perso nel buio tra la nebbia; le posso chiedere di aiutarmi a ritrovare via….?»;

«Mi segua fino all’angolo, ormai non si vede oltre il proprio naso»;

Camminiamo fianco fianco per un centinaio di metri in silenzio.

«Ecco ora prosegua, alla prima svolti a destra e si trova nella via che cerca; ce la fa da solo?»;

«Penso proprio di sì, ma lei ha perso tempo; posso almeno offrirle un caffè o un punch al rum se troviamo un bar aperto?»;

«Conosco la zona, non ce ne sono di aperti a quest’ora, poi ho ancora da fare»;

«Allora molte grazie per la gentilezza e buona notte»;

«Di nulla, buona notte a lei».

 

Ambiente e fauna.

Negli animali non esiste la ferocia ma solo la funzione di contribuire all’equilibrio complessivo dell’ecosistema di cui sono parte.

Quindi come fa notare Michele Serra ne “L’amaca”(La Repubblica 28.9 scorso) “è una incauta stupidaggine“ affermare che i lupi sono pericolosi e possono esserlo anche per le persone in attesa del bus ad una fermata in zona agreste; semmai andando per boschi lo sono i cani randagi, le moto da cross e (molto raramente) i cinghiali.

Esiste invece il problema dei danni che i selvatici possono causare alle coltivazioni ed agli allevamenti di animali. Occorre perciò che gli Enti preposti li risarciscano sollecitamente ed affinino il loro meritorio operare, adottando le necessarie cautele per governare con intelligenza e misura la convivenza.

Per i rinoceronti le cose vanno peggio se non si adottano drastiche misure per la loro sopravvivenza. Secondo l’allarme lanciato  dalla star tv e ambientalista sudafricano Braam Malherbe entro il 2026 dovremo dare l’addio all’ultimo rinoceronte.

Infatti “il prezzo dei corni supera i 90mila dollari al chilo e migliaia  di esemplari sono uccisi ogni anno da bracconieri che i governi non fermano”.

E per farne che? direte voi; ma che diamine, per ricavarci farmaci reputati miracolosi e per costruire monili sfiziosi per quanti hanno tanti soldi e una quantità patologica di peli sullo stomaco!

(Notizie dal “Corriere della Sera” 29.9.2014).

 

Aborigeni.

Non voletemene ma si tratta del risarcimento ad un mio consanguineo con il quale è aperta una “querelle” circa gli stili di vita degli aborigeni, che egli addita come esempio cui rifarsi ancora oggi mentr’io li ritengo superati, semmai una testimonianza importante del passato quando sulla terra c’erano poche centinaia di milioni di abitanti , a fronte dei 7 miliardi attuali.

Mentre Sergej Yastrzhembskiy, regista russo già portavoce di Putin e paladino delle tribù in pericolo di estinzione che da anni gira il mondo fotografando queste popolazioni e sulle quali ha già scritto anche due libri, la pensa così.

“l’Africa è il continente che amo di più [….]. Qui c’è la rarissima possibilità di guardare la preistoria delle nostre abitudini e capire come si viveva nell’antichità. Basta dare un’occhiata a come vivono oggi i boscimani o i pigmei. Si possono osservare “in originale“ le fedi nate all’alba della civiltà, prima delle confessioni monoteiste. Sono credenze animistiche fatte di feticci e vodoo. Tutte queste ricchezze stanno per scomparire sotto la micidiale pressione del tempo e della globalizzazione.

Noi civilizzati avremmo molto da imparare da quei popoli. Parlo prima di tutto del loro contatto con la natura di cui si considerano parte integrante e la tutelano. È degna di lode anche la loro capacità di assicurarsi “il pane quotidiano” in condizioni climatiche spesso estreme, servendosi solo di mezzi di lavoro e di caccia che ci paiono tanto arcaici. Inoltre mi ispira un enorme rispetto il loro minimalismo nel consumare soltanto ciò che è strettamente necessario per vivere, e il loro senso di solidarietà con tutti i membri della comunità e il loro modo di educare i figli”. Che preparano ad una vita non facile con pratiche di iniziazione definite da regole non scritte, e prove che provocano anche shock fisici e psicologici.

Sobrietà, coesistenza con la natura rispettando la preminenza dell’insieme, educazione dei figli, relazionata alle odierne condizioni di vita, sono gli insegnamenti che mantengono intatta la loro validità ed a cui possiamo rifarci per tenere in ordine nostra madre Terra e quanto vi esiste, per tramandarla in condizioni accettabili a figli, nipoti e posteri.

 

Eugenio Scalfari, Diego Della Valle e Alan Friedman.

Eugenio Scalfari e Diego Della Valle.

Il primo (la Repubblica 28.9.2014): “I ricchi paghino, gli abbienti paghino, i padroni (con le loro brache bianche come cantavano le leghe contadine ai primi del Novecento) paghino e le disuguaglianze denunciate da Napolitano diminuiranno. Una politica di questo genere, quella sì ci darebbe la forza di indicare all’Europa il percorso futuro”.

Il secondo, Diego Della Valle (a La 7, “Otto e mezzo” la scorsa settimana) ha sparato ad alzo zero contro Renzi e il suo governo e contro imprenditori e ricchi che farebbero poco per il Paese, ed ha promesso una selezione adatta di persone da proporre al Presidente della Repubblica per sostituire il governo ed esperire così  più efficacemente gli obiettivi che egli ritiene confacenti agli interessi dei giovani, del lavoro, lavoratori e imprese e per uscire dalla crisi.

Alan Friedman (Corriere della Sera 29.9.2014) ritiene che Renzi meriti il beneficio del dubbio essendo “l’unico leader politico che si è mostrato disposto a rischiare di schiantarsi contro un muro pur di portare avanti una trasformazione dell’economia italiana e che in questo momento vanta un consenso popolare elevato. Nel bene o nel male Renzi incarna la voglia di discontinuità che è condivisa da milioni di italiani e che è anche una necessità per il bene del Paese”.

La sintesi ottimale è che chi ha i soldi li metta lasciando, come prescrive la Costituzione, che siano il governo ed il parlamento a disporre il loro utilizzo e la democrazia nel suo insieme a controllare che si realizzino gli obiettivi promessi, secondo equità e giustizia e con il lavoro ed i lavoratori protagonisti.

 

 

 

29 set 2014

Lavoro, clima e Scozia.

Il lavoro.

Il lavoro in Italia è considerato la priorità. Alla creazione di lavoro ed al suo rilancio sono destinate straordinarie attenzioni istituzionali e l’approvazione di nuovi strumenti legislativi.

Le risorse necessarie sono ricercate in risparmi di spesa della pubblica amministrazione, eliminando inefficienze, sollecitando imprenditività, ed attingendo dai fondi dell’Unione Europea.

C’è qualche timidezza a coinvolgere grandi ricchezze e la redditività di cospicui patrimoni, nonostante la Costituzione lo preveda espressamente e con criteri di progressività (art. 53).

È in corso un rilevante impegno del governo per la realizzazione di attese importanti riforme che aiutino tutti a vivere meglio, anche se tutto ciò può causare temporanei cali di consenso tra quanti preferiscono che le cose restino così.

Il recente dissenso tra governo e sindacati verte sui ruoli da svolgere nell’attuale inedita difficile situazione e nel contribuire a costruire le condizioni per il suo superamento.

Dal Parlamento si attende un impegno di qualità per migliorare e condurre in porto i supporti legislativi necessari. Con una nota di sano pragmatismo ad integrare gli importanti legittimi orientamenti ideali.

Il clima.

È un susseguirsi di iniziative popolari ed istituzionali a livello mondiale, tendenti a porre sotto controllo i rapidi e pericolosi mutamenti climatici per riportarli a compatibilità con gli equilibrii degli ecosistemi.

Aria, acqua, terreno agrario, fauna e flora, foreste, mari e oceani, ghiacciai sono gli elementi naturali vitali da salvaguardare.

Con sette miliardi di abitanti sulla terra ancora in aumento, non possiamo permetterci di lasciare al caso o all’avida discrezionalità di pochi l’utilizzo del Pianeta. Costruendo la pace giorno per giorno, elemento indispensabile per rendere possibile e duraturo tutto il resto.

La Scozia.

Nel recente referendum ha vinto soprattutto la democrazia, dopo la coraggiosa e leale decisione di tenerlo.

È prevalsa la volontà di stare uniti in un mondo complesso, nonostante le spinte a dividere anche attraverso la formazione di stati religiosi come il califfato!

Stare uniti salvaguardando le differenze che sono il lievito per lo sviluppo della società.

Paiono queste le lezioni da trarre dalla grande partecipazione degli elettori alla competizione (ammessi anche i giovanissimi) e dal suo esito.

18 set 2014

Sintetico, chiaro, ineccepibile.

L’associazione “Valle Belbo Pulita” con il suo presidente Gian Carlo Scarrone, ripresa da “La Stampa” 16.9 scorso, ha denunciato l’inquinamento del rio Tinella che sfocia nel torrente Belbo, così:

“È’ iniziata la vendemmia, il tempo in cui la natura ripaga le fatiche degli agricoltori delle nostre colline. La vendemmia è stata nel tempo dei tempi sempre un momento di festa per tutti: si pigiava l’uva coi piedi, si spillava il mosto, nella vigna anziani e giovani cantavano allegramente.

Ora tutto è cambiato, il rito della vendemmia è caduto in oblio. È subentrata la frenesia del raccolto e del conseguente profitto da ottenere anche a scapito della natura, della terra che ci dà i suoi preziosi prodotti, dell’acqua che ci purifica e ci ristora.

Il rio Tinella, il principale affluente del Belbo, in questi giorni sembra una fogna a cielo aperto. L’inquinamento, percepito anche solo con un’occhiata veloce, ha raggiunto un livello pericoloso per l’igiene pubblica.

Se non si provvede subito a sollecitare chi inquina ad assumere un comportamento corretto e a cambiare mentalità, ci vorranno azioni di bonifica molto costose e si rischieranno sanzioni pesanti da parte dell’Unione Europea”.

Sintetico, chiaro, ineccepibile.

Per dimostrare di meritarci il recente, ambito riconoscimento UNESCO, situazioni come questa devono essere sollecitamente risolte con la responsabile partecipazione di quanti cui compete. 

15 set 2014

Situazione subdola.

Le condizioni ambientali stanno peggiorando. Vediamo perché e come si potrebbe rimediare.

Con frequenza sempre maggiore si verificano eventi climatici straordinari con vittime umane e danni materiali: precipitazioni meteoriche concentrate ed elevate; uragani, inondazioni, riduzione di ghiacciai artici e loro scomparsa dalle nostre montagne, aumento patologico e generalizzato delle temperature medie: anche di 2°C, con punte da zone desertiche.

Negative ripercussioni su flora e fauna e sulla salute fisica e psichica delle persone e danni all’ecosistema (avanti di questo passo le vigne Unesco di Langa, Roero, Monferrato dovranno essere spostate più in alto di 100-150 metri perché le viti abbiano le temperature che le si addicono!).

Situazione subdola, perché tutto ciò viene percepito dai più nella sua reale gravità solo quando si verificano rilevanti danni al territorio, all’ambiente ed ai beni, opere e manufatti e muoiono persone; cioè a cose fatte senza che ci si possa difendere.

Perciò l’unica vera difesa è la prevenzione, che si attua poco e in modo inadeguato già a partire dalle piccole cose, come garantire la permanenza delle acque meteoriche “in situ”, dove cadono, il più possibile, disciplinando l’allontanamento dell’eccesso in condizioni di sicurezza. Cioè pulendo periodicamente gli alvei di tutti i corsi d’acqua.

Si aggiunga l’aumento elevatissimo delle polveri fini nell’aria che respiriamo, arrivate ormai alla media di 400 parti per milione, mentre la loro tollerabilità è meno di 100 parti.

Le cause sono i fumi e gas scaricati nell’atmosfera, come se fosse una pattumiera di capacità inesauribile.

Infine la recente notizia che la già elevata concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’aria, concausa di molte cose che non vanno, può ulteriormente aumentare perché gli oceani ne stanno assorbendo di meno; e potrebbero addirittura rilasciare metano ora “ingabbiato” in una molecola che rischia di scindersi a motivo dell’aumento della temperatura delle acque.

Quindi la prevenzione pur necessaria non è sufficiente.

Dobbiamo rivedere i nostri stili di vita che consumano troppa quantità e producono insufficiente qualità, portando l’ecosistema al collasso.

Occorre invertire il trend, la tendenza senza che la qualità della vita ne scapiti, anzi ci guadagni.

Lavorando tutti e distribuendo i frutti in modo equo. Riorientando l’economia al servizio delle persone e di tutto ciò che vive su nostra madre Terra.

Tutte cose alla nostra portata. Basta volerle fare.

 

10 set 2014

Due paginette.

Quanto possa valere l’utilizzo della fiducia al posto dell’eccesso di burocrazia In Italia è presto detto: non meno di un punto di Pil, cioè 15 miliardi di euro circa.

Ci sono arrivato ricordando il provvedimento Bassanini nella XIII^ legislatura (quella dell’Ulivo), di abolizione delle certificazioni sostituite dall’autocertificazione, che può essere considerato il precursore di altre decisioni che riguardino adempimenti formali diversi. Aiutati dall’ormai esteso sistema informatico.

Del resto agli adempimenti formali ed al loro controllo sono destinati decine di migliaia di pubblici dipendenti, compresi i molti adeguatamente professionalizzati disponibili ad utilizzare in modo più confacente le loro capacità purché posti nella condizione di poterlo fare. Assumendosi anche le responsabilità relative, adeguatamente assicurati verso terzi per contenziosi  inerenti l’espletamento dei loro compiti.

Queste considerazioni derivano dalla positiva esperienza effettuata nel corso di alcune legislature da amministratore di Enti pubblici e dalla pratica professionale che a vario titolo mi ha portato nel corso della vita in diretto e pregnante rapporto con queste realtà.

Controlli formali che arrivano ad individuare il pelo nell’uovo hanno raramente impedito il verificarsi di inadeguatezze, errori, eccessi, storture.

Anzi l’eccesso di adempimenti consente ai reprobi di nascondersi dietro per compiere atti non commendevoli se non riprovevoli.

Mentre l’ingegnoso, essenziale ed efficiente sistema di sollevamento dell’acqua per l’irrigazione da un alveo profondo, gestito da un consorzio il cui regolamento consta di due paginette, continua a funzionare bene da un secolo e mezzo circa, in virtù di consuetudini fiduciarie tra i soci che si tramandano nel tempo.

Del resto usi e consuetudini hanno ancora valore di norma cui attenersi ed alla quale rifarsi all’occorrenza.

Ben venga quindi un diverso e fiducioso rapporto tra cittadini e pubblici servizi e poteri; che oltre a farci risparmiare soldi ci consentirà di vivere più sereni, inducendoci magari ad estenderlo ad altri rapporti con imprevedibili e stimolanti risultati.

 

Tornare a scuola.

Santiddio, è da tempo noto che restano più facilmente senza lavoro le persone meno scolarizzare e/o che non aggiornano la loro professionalità.

Per stare al passo coi tempi occorre “tornare a scuola” di tanto in tanto; guardarsi intorno, capire come cambia il mondo e tenerne conto.

Rammentando l’utilità di buone conoscenze di base su cui innestare il nuovo che si manifesta.

A partire dagli anni ’60 del secolo scorso i giovani lavoratori queste cose le capirono così bene da mettere in piedi un movimento che indusse la scuola pubblica (preceduta da quella privata) a realizzare corsi di studio serali di ogni ordine e grado per rispondere ad una diffusa domanda in tale senso.

La definizione più appropriata che li contraddistinse fu “Lavoratori Studenti”. Un testo che essi leggevano: Alexandre Koyré - Dal mondo del pressappoco all’universo della precisione - Einaudi.

Essi realizzarono alcuni importanti obiettivi. Intanto l’esigenza-consapevolezza di dotare la propria esperienza di lavoro di un valido supporto teorico-scientifico che ne generalizzava l’utilizzo. Poi essere più inclini a cambiare lavoro, godendo di migliori retribuzioni e realizzando un “ascensore sociale”. Fornendo infine un approccio politico originale e un contributo per una economia fondata sul sapere diffuso al servizio del Paese. Si veda in proposito “I fuorilegge della scuola” a cura di Danilo Frassetto, edito dalla Provincia di Torino nel gennaio 1970.

Il governo guidato da Matteo Renzi, ben assortita compagine di giovani capaci e volenterosi con meno giovani esperti e competenti, si prefigge di migliorare dalla radice il servizio scolastico, come contributo per uscire dalla crisi e con l’intento di fornire alle giovani generazioni gli strumenti per capire la complessità e diventare protagonisti di un cambiamento che abbia alla base pace e libertà e si sviluppi nella giustizia ed equità.

Considerandoci dei privilegiati abitanti pro-tempore del pianeta Terra, l’unico con viventi finora noto nel cosmo del quale non conosciamo i limiti.

Responsabili dell’integrità vitale dei luoghi in cui abitiamo e del buon uso dei beni comuni: aria, acqua, terre fertili, foreste, ambiente, animali, minerali, fonti energetiche, prodotti del lavoro e dell’ingegno umano, arte, cultura, storia.

Che rendono bella la vita e piacevole viverla, facendo bene la nostra parte.

 

2 set 2014

Un sacco di cose buone.

Qualche tempo fa sono tornato a scuola per imparare l’uso essenziale del computer. Successivamente figli e nipoti mi hanno illustrato cosa si può fare col “Tablet”, aggeggio multiuso a tutto video, uno dei pochi oggetti che continuano a vendersi nonostante la crisi. Me ne hanno lasciato uno in comodato facendosi promettere che mi ci sarei cimentato.

L’ho fatto capendo che, anche in forza di questi strumenti, oggi si può sapere tutto di tutti in tempo reale, scoprendo anche cose ignote o dimenticate perfino su se stessi. E che tutto quanto si fa può essere divulgato altrettanto rapidamente: tanto di bene quanto di male.

Da qui la necessità di discernere tra quanto viaggia in rete.

Perché aumenta il peso e l’importanza degli atti personali, anche dei più minuti ed apparentemente di scarso significato.

Al punto che Mario Deraglio nella chiusa del suo editoriale su “La Stampa” del 28 agosto scorso afferma: “ decine di milioni di famiglie europee, con la somma delle loro decisioni, determinano in buona parte il clima economico”. E di conseguenza anche quello politico, mi permetto di aggiungere.

In definitiva gli atti personali generalizzati potranno fare la differenza, ed essere di guida per determinare il corso degli eventi.

Se prevarranno gli atti buoni si ragionerà di pace a livello planetario, non da imbelli ma forti perché consapevoli; di tolleranza, solidarietà, ospitalità, libertà, equità, giustizia, diversità come ricchezza e stimolo; del rispetto di madre Terra e della storia, esperienza e vita di ogni popolo con doveri e diritti condivisi.

Non sarà una passeggiata, ma la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” adottata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, rappresenta un buon punto di partenza.

Il tempo poi è dalla nostra parte.

Infatti il sole del sistema di cui la Terra è parte, ha in serbo energia per almeno 5 miliardi di anni ( Hubert Reeves. L’Universo spiegato ai miei nipoti. Dalai editore).

Ce n’è perciò a sufficienza per fare un sacco di cose buone.

28 ago 2014

Il solito scopone del pomeriggio sulla spiaggia.

Il solito scopone del pomeriggio sulla spiaggia andò buco a causa del vento che faceva volare le carte.

Ma i giocatori non se ne andarono per proprio conto com’era già successo, ma rimasero lì a discutere con alcuni giovani che s’erano aggiunti, della situazione dell’Italia, dell’Europa e del futuro, nel contesto nazionale che stenta a prendere atto che se vogliamo uscire dalla crisi bisogna cambiare quanto ci ha portati. E che ben poco resterà come prima se vogliamo che i giovani possano costruirsi un futuro più vicino possibile alle loro aspirazioni e capacità; gli anziani abbiano la certezza di condizioni dignitose dopo una vita di lavoro, e la generazione di mezzo disponga della continuità di lavoro per provvedere alle esigenze proprie e della famiglia ed arrivare ad una pensione decente, sia come dipendenti che come lavoratori autonomi.

Per fare tutto questo occorre lavorare insieme con il giusto dosaggio di esperienza, competenza, capacità e volontà di fare, con la sana e generosa propensione a rischiare che è propria dei giovani, per rimuovere incrostazioni, disfunzioni, inadeguatezze, ritardi che rendono l’agire quotidiano della macchina pubblica (ed anche privata) non efficiente nel funzionamento, non efficace per raggiungere gli obiettivi che ci si dà, non economica cioè troppo costosa.

Dei benefici che si ricaveranno trarranno giovamento tutti, ma in particolare la maggioranza che vive solo con il frutto del proprio lavoro, ora insopportabilmente tartassata se paragonata con il poco finora richiesto alla minoranza detentrice della grande ricchezza.

Il rilevante numero di giovani che ai vari livelli si sono assunti responsabilità politiche e di governo, insieme ai meno giovani che sanno il fatto loro ed hanno accettato di spendersi per aumentare consistenza e credibilità di quanto si sta facendo, insieme ai risultati ottenuti, lasciano intendere che siamo sulla strada giusta.

Ma il quid che può aiutare molto fino a fare la differenza, è dato dall’atteggiamento personale di ciascuno di noi che ovunque operi e comunque la pensi, sia improntato a ricercare e proporre soluzioni più adatte, migliori e fattibili di quelle avanzate, rivendicandole con senso di responsabilità e orgoglio.

Sia che ciò accada in un partito od organizzazione politica ovvero nel libero dibattito in altre sedi, ove il confronto è finalizzato a sintetizzare in proposta politica il meglio delle opinioni che si confrontano. 

 

Langhe, Roero e Monferrato.

L’intervento di Giovanni Vassallo su “La Stampa” del 26 agosto scorso entra con disincantata, competente proprietà nel vivo del problema di come far fruttare al meglio il riconoscimento Unesco di Patrimonio dell’Umanità di importanti porzioni di territorio vitato di Langhe, Roero e Monferrato con strutture ed attività connesse.

Proponendo di fare squadra, mettendoci il meglio di quanto già disponiamo e facendolo interagire, affinché l’offerta che ne scaturirà soddisfi un ventaglio di aspettative più ampio possibile, da mettere alla prova già con l’Expo 2015 ormai alle porte.

Sul presupposto già collaudato che le differenze esistenti possono e devono diventare pungolo, stimolo all’integrazione tra specifici che lavorano insieme per migliorarsi senza omologarsi, ma rimanendo tali per continuare a svolgere il loro ruolo nel tempo.

Mettendo via via a punto quanto la pratica suggerirà, progredendo nella collaborazione con gli indubitabili, tangibili vantaggi cui si perverrà e dei quali tutti potranno godere in proporzione dell’impegno profuso.

 

28 lug 2014

Furbate.

Perché Matteo Renzi ed il governo che presiede tengano parecchio alle riforme istituzionali e costituzionali e a rispettare i tempi promessi e programmati, è chiaro.

Si tratta di una sorta di sfida che la politica ha fatto su se stessa.

Infatti se la politica riesce a fare le cose che dipendono soprattutto da sé, cioè rispetto alle quali dispone del potere necessario e può esprimere la volontà per riuscirci, diventa credibile che si possa cimentare con successo con altri protagonisti  nelle riforme per il lavoro, della giustizia, fiscale ed altre per fare uscire l’Italia dalla palude in cui l’ha relegata la crisi economica e la sfiducia in se stessa.

Dando per scontato che nel corso del lavoro per compierle s’incontrino difficoltà ed ostacoli, per superare i quali occorre avvalersi del contributo di quanti sono disposti a fornirlo.

Tenendo conto che pur avvertendo da decenni la necessità di farle, sono falliti tutti i tentativi per porvi mano.

La differenza è che ora dobbiamo fare i conti con l’Unione Europea di cui dobbiamo osservare le regole che insieme ci siamo dati.

Che presuppongono un migliore e più razionale funzionamento dello Stato e delle sue istituzioni, ed un utilizzo delle risorse disponibili per creare lavoro e produrre beni e servizi di qualità.

Mentre prima si ricorreva alle “furbate” come l’inflazione anche del 20% per nascondere e rinviare la soluzione dei nodi che ora sono giunti al pettine.

Attualmente in Italia c’è disparità rilevante nella distribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro di tutti.

Infatti a una élite di super ricchi e un numero ragguardevole di più o meno ricchi, fa riscontro una moltitudine di persone, famiglie, imprese che se la cavano più o meno bene, o che stentano, o che addirittura non ce la fanno.

Una moderna società con queste eccessive, ingiuste differenze fatica a trovare la necessaria coesione per riprendersi e costruire insieme un futuro più equo e giusto.

Le riforme realizzano le condizioni per il loro superamento, confermando e rafforzando nel contempo il quadro democratico e costituzionale.

Concetti autorevolmente sottolineati ancora recentemente dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

 

Anche “L’opinione” tirerà un po’ il fiato; riprenderà dopo ferragosto. Auguri a tutti e arrivederci.