L'opinione di Giovanni Saracco

31 gen 2013

Già dal modo di fare le cose si deve comprendere il fine che si persegue.

Per trattare i due argomenti che seguono si assume il principio che già dal modo di fare le cose si deve comprendere il fine che si persegue; che cioè ci deve essere coerenza tra il fine dichiarato ed i mezzi utilizzati per conseguirlo; se no, gatta ci cova!

Domenica 27 gennaio scorso, locandina de “La Stampa” fuori dall’edicola: Caselli (Procuratore generale della Repubblica di Torino) dice che al nord la mafia cresce senza che la società civile se ne accorga.

E già, perché comportamenti egoisti, illegali, vessatori, tendenti al “mafioso” sono presenti in noi, e la mafia non fa che porvi l’accenno e coltivarli per trarvi il massimo vantaggio per sé. Coinvolgendo subdolamente quanti reputa funzionali al suo disegno. Presentandosi sempre più con attività lecite: macchinette per il gioco, sale scommesse, smaltimento rifiuti, attività commerciali, appalti vari; mascherando riciclaggio di denaro, traffico di droghe, prostituzione, usura, estorsioni, ed il ricatto e l’omicidio quando le fa gioco.

Le azioni di contrasto e di repressione sono essenziali per combatterla, ma il suo superamento presuppone, volontà, convinzione e convenienza a non aderirvi. Cui si perviene disponendo di un percorso coerente con l’obiettivo finale di poter vivere nella legalità fin da piccoli.

Solo così ci si potrà battere alla pari nella quotidiana lotta per fare prevalere di un pochino il 50% di buono che c’è in noi, rispetto al 50% di male latente su cui puntano le mafie.

Nella stessa domenica ricorreva il “Giorno della Memoria”, istituito verso la fine della XIII^ legislatura quella dell’Ulivo 1996-2001, alla commemorazione del quale ho partecipato presso il Dopolavoro ferroviario di Torino.

Una mostra fotografica dei crimini nazisti contro l’umanità, con il fascismo nostrano a tenergli bordone nel corso della 2^ guerra mondiale 1940-45. Un dialogo a tre voci: giovane bravo che riflette, anziano che ricorda e racconta, donna ebrea poetessa che ringrazia per essere stata aiutata a sfuggire alle leggi razziali fasciste, ed il cui papà è stato eliminato nel campo di sterminio di Auschwitz (Polonia). Il teatro del “Gruppo Aperto” ha rappresentato con efficace realismo, sensibilità umana ed artistica, rigore storico, il dramma indicibile con le sole parole di milioni di persone, con donne, vecchi, bambini ebrei, avversari politici, zingari, omosessuali, “diversi” dissolti nei forni crematori. Infine garofani rossi e pietre dei partecipanti in fila sul palcoscenico a testimoniare di esserci, rammentare, e promettere che mai più succederà.

Infatti le coscienze vigileranno e la ragione discernerà, affinché nessuno possa ripetere il perverso connubio tra il falso e la malvagità che ha generato l’orrendo.

 

25 gen 2013

Elezioni per il nuovo Parlamento della Repubblica

Il 24-25 febbraio prossimo si vota per eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica. La campagna elettorale è in corso e le formazioni politiche che vi partecipano non lesinano parole e lusinghe per portare acqua al proprio mulino.

Forse è utile darsi qualche punto di riferimento per discernere e decidere meglio.

Intanto si va a votare per fare vincere un partito o una coalizione i cui candidati portano avanti un programma condiviso.

Con l’attuale “porcellum” gli elettori decidono, in pratica, quanti parlamentari attribuire ai vari partiti, e questi scelgono a loro volta le persone. Per ovviare a questa stortura (non è purtroppo la sola) il centrosinistra (Partito Democratico, Sel, altri) ha tenuto le primarie, cosicché il leader Pier Luigi Bersani ed i candidati in parlamento sono stati scelti dai cittadini.

Anche il Movimento 5 stelle ha effettuato una consultazione utilizzando internet.

Per essere eletti alla Camera dei deputati occorre superare lo sbarramento del 4%. Il partito o la coalizione che ottiene più voti ha in premio la maggioranza dei deputati. I sondaggi danno il centrosinistra avanti di parecchi punti rispetto al centrodestra che insegue.

In Senato lo sbarramento è all’8%, c’è un modesto premio di maggioranza e il calcolo dei seggi è fatto su base regionale. In pratica per dare vita ad una maggioranza non risicata bisognerà vincere in quasi tutte le regioni e realizzare intese tra forze politiche con programmi compatibili.

Al Capo dello Stato Giorgio Napolitano (ormai al termine del suo settennato), compete affidare l’incarico di formare il nuovo governo. E’ prassi non solo in Italia, scegliere il leader della coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti.

L’obiettivo è realizzare maggioranze stabili e coese sia alla Camera che al Senato, e formare un governo capace, che fronteggi efficacemente le difficoltà in cui versa l’Italia, con la priorità del lavoro, gli investimenti e la ripresa dell’economia per uno sviluppo nuovo.

Per raggiungerlo occorre confermare e rafforzare il consenso di cui gode la coalizione di centrosinistra a guida Bersani, curando in particolare il voto del Senato e la definizione di proficue intese con quanti sono disponibili a mettere faccia e impegno per il bene dell’Italia e dei suoi cittadini.

 

Wolfgang Münchau

L’editoriale dell’inglese Financial Times di lunedì 21 gennaio scorso a firma di Wolfgang Münchau affermava che Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia dopo le elezioni, ed elencava i perché, non ultimo la sua predilezione per la politica della Merkel.

A Monti lo scritto non è piaciuto nel merito né nei toni, ed ha chiesto e ottenuto spazio per replicarvi.

A seguire, l’intervento del direttore Lionel Barber e un altro editoriale non firmato, hanno precisato che Monti e Bersani dispongono di competenza e stima personale utili all’Italia per uscire dalla crisi e garantire l’inizio di una ripresa nuova. E che quanto di buono è stato fatto finora per ridare credibilità al nostro Paese ed all’Eurozona, è frutto del lavoro di Monti e della Banca centrale europea (Bce) governata da Mario Draghi.

Il solo fatto che nella contesa elettorale di casa nostra si sia adombrata una qualsiasi ragionevole disponibilità tra forze politiche a lavorare su punti compatibili dei rispettivi programmi (anzicché continuare a litigare senza costrutto), avrebbe fatto saltare la mosca al naso ad ambienti vicini al Financial Times con il venir meno dell’aplomb anglosassone, da cui il giornale ha preso le distanze ammettendo l’abbaglio?

Oppure la semplice circostanza che in Italia si possa dar luogo ad un governo di centrosinistra capace ed autorevole, è vissuto come fastidio dalla parte più retriva dell’alta finanza britannica?

Circa la cosiddetta pulizia delle liste elettorali.

Il centrosinistra ( e per primo il Partito Democratico) vi ha posto mano per tempo con le primarie, facendo scegliere dagli elettori il leader Bersani e i candidati e risolvendo i pochi casi rimasti applicando le regole disposte da tempo.

Il centrodestra (ed in particolare il Popolo della Libertà) vi si è accinto quando non poteva farne a meno, essendosi accorto che i cittadini non tollerano più indegnità in lista.

Ormai è chiaro a tutti che tra i compiti dei partiti c’è quello di accertarsi che i proposti posseggano i requisiti per operare secondo l’art. 54 della Costituzione, cioè “con disciplina ed onore”.

Con in testa e nel cuore l’interesse dell’Italia e degli italiani, ricordando sempre che la sovranità appartiene al popolo (art. 1 Costituzione).

 

21 gen 2013

Donne in missione di pace.

Nel regno animale l’istinto protegge le femmine perché portatrici di vita, quindi essenziali per la riproduzione della specie.

La ragione che connota gli umani dovrebbe svolgere almeno la stessa funzione nei confronti delle donne. Invece questo principio è spesso violato fino a causarne la morte. Cosa dire poi se quest’ultima è addirittura pianificata – come tutto lascia intendere – nel caso delle tre donne kurde che rivestivano ruoli di rilievo nel movimento indipendentista e nel partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), uccise pochi giorni fa nella sede in pieno centro di Parigi con colpo di arma da fuoco alla nuca?

Proprio mentre sono in corso trattative con la Turchia per porre fine al trentennale conflitto con i separatisti che ha già causato oltre 40 mila morti.

Sakin Cansiz 55 anni, Fidan Dogan 32 anni, Leyla Soymelez 20 anni, ora lavoravano per porre fine alla lotta armata e per il riconoscimento della minoranza curda.

Donne in missione di pace quindi che si immolano perché altre persone siano salve. Come portare in grembo una nuova vita e offrire la propria purché essa possa nascere.

Perché il sacrificio di tante donne per raggiungere un fine che in natura è la norma cui tutto tende?

Forse perché la natura è preordinata a essere com’è, mentre noi umani soltanto con il corretto uso del libero arbitrio di cui disponiamo possiamo ottenere risultati analoghi.

A noi quindi fa capo l’onore e l’onere di tenere a bada con la ragione la nostra parte perversa e latente, che altrimenti può addirittura confliggere con la primordiale funzione di salvaguardia e riproduzione della nostra specie.

 

Giorno della Memoria.

Domenica 27 gennaio prossimo è il “Giorno della Memoria” che si commemora in tutta Italia con iniziative e modalità appropriate.

Parteciparvi giova.

 

No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!

G. Ulivi (25 ottobre 1925 – 10 novembre 1944)

17 gen 2013

Iperpolitica.

“Macché antipolitica, è iperpolitica. Dietro le polemiche più furibonde rivolte contro i partiti e le istituzioni rappresentative c’è la pretesa assolutamente irrealistica che lo Stato possa risolvere qualsiasi problema”. E’ il titolo dell’articolo di Umberto Curi su “La Lettura” supplemento del “Corriere della sera” 13 gennaio scorso, in cui è efficacemente riassunto il pensiero dell’autore che sostiene sia tutto frutto di “dimenticanza”.

Successe già ai compagni di Ulisse (Omero, Odissea), approdati in un’isola sconosciuta furono accolti dagli ospitali abitanti che offersero il loro cibo abituale: fiori di loto. Che tanto piacque da indurli a rimanere, dimentichi che il loro scopo era di proseguire sulla via del ritorno in patria.

Platone spiegava che siamo portati a dimenticare in un mondo che “gira alla rovescia”, di cui “Dio ha abbandonato la barra del timone, e perciò non ci conduce più al pascolo” ma lascia a noi il compito di “guadagnarci la nostra sopravvivenza” con la tecnica e la politica tenendo conto che quest’ultima è “una medicina che intossica, un rimedio inevitabilmente parziale”.

“Thomas Hobbes ribadirà a suo modo l’assunto platonico. Non vi è proprio nulla di naturale, né ancor meno di divino, nella politica […]. Il contratto fra lo Stato e i cittadini […] è fondato piuttosto sul realistico riconoscimento che l’unica alternativa alla politica è la guerra” di tutti contro tutti.

Si può quindi evidenziare che è errato “pretendere che la politica funzioni come rimedio assoluto, come farmaco senza effetti tossici”.

E chiosare che convivere con questi limiti della politica non significa però accettarne per buona una qualsivoglia, ma solo quella che, nel momento storico in cui si vive e considerato quanto dianzi accennato, dà ai problemi la soluzione migliore possibile.

 

16 gen 2013

Un signore over settantacinque in doppiopetto blu.

Fin dal grembo materno siamo accuditi perché la nostra irripetibile unicità possa formarsi al meglio.

Poi al nido che sostituisce mamma e papà altrimenti impegnati. Alla materna inizia l’educazione ed il rispetto delle prime regole compresa la disciplina. La famiglia è coinvolta e svolge il suo ruolo: offrire sicurezza, assistere, completare, rifinire, consolidare.

Alle elementari si impara a studiare ed a stare con gli altri fino alla pubertà. A questo punto due generazioni fa i più erano già pronti per la vita. Adesso si dispone delle basi per capire e proseguire negli studi.

Si conosce il significato delle parole onestà, sincerità, educazione, laboriosità, verità, bugia, menzogna, Dio, rispetto, gioia, dolore, felicità, malinconia ed altre. Si è già donne e uomini in condizione di procreare. Si sa stare in società da persone perbene.

Giovedì 10 gennaio scorso, si guardava “Servizio pubblico” su La7, in studio un conduttore navigato, un giornalista inesorabile, un vignettista tosto, due collaboratrici preparate e documentate. Altre persone con ruoli diversi, pubblico assortito e numeroso.

Ospite un signor over 75 in doppiopetto blu, deputato, già titolare di importanti funzioni istituzionali, fondatore e presidente di un partito di centrodestra che è stato al potere 11 anni negli ultimi 18.

Si discute della situazione politica italiana, difilato per tre ore.

Sotto il fuoco di fila delle domande l’arzillo ospite non si scompone e risponde imperterrito cosa e come gli pare: dicendo, contraddicendo, asserendo, negando a seconda della sua convenienza, con una sicumera da consumato imbonitore. Saltando con noncuranza “di palo in frasca”, dimentico che i parlamentari devono comportarsi con disciplina ed onore (art. 54 Costituzione).

In molti abbiamo pensato alla figuraccia dell’attempato personaggio nel sostenere l’insostenibile e propinare panzane per inoppugnabili verità.

Invece i media del giorno dopo hanno evidenziato un aumento dei consensi in suo favore.

Allora, per riuscire nella vita bisogna comportarsi così e non come ci hanno insegnato nel grembo di mamma, in famiglia, a scuola, in chiesa, sul lavoro, ed in cui abbiamo creduto e crediamo? Ed anche se si causano danni non da poco utilizzando malamente il potere avuto dal popolo sovrano, tutto è dimenticato o ammesso e tollerato?

Che il sonno della ragione generi mostri è storicamente provato.

In questo caso per tenere sveglia la ragione bisogna dimostrare che il suo uso giova e non l’imbroglio. E la dimostrazione consiste nel migliorare da subito le condizioni di chi sta peggio tra i cittadini, le famiglie, le imprese, mobilitando la solidarietà di quanti possono.

Dopo di che ci penseranno gli italiani a premiare chi vale ed a scansare i verbosi che non cavano un ragno dal buco.

 

11 gen 2013

Si può fare.

Poco più di un anno fa il governo Monti ha iniziato a lavorare sostanzialmente su tre obiettivi: evitare il baratro e porre in sicurezza i conti pubblici; interrompere la stasi dell’economia e l’emorragia di posti di lavoro e rilanciare entrambi per un nuovo sviluppo; riportare in mani italiane quote del debito pubblico e ridurre il suo ammontare al di sotto del Pil.

Oggi si può considerare a buon punto il primo obiettivo, il cui consolidamento richiederà ancora interventi di razionalizzazione organizzativa e funzionale dello Stato. Il prezzo dei sacrifici occorrenti lo stanno pagando soprattutto le persone e le famiglie con modeste possibilità. Ad esse non si può chiedere di più, anzi bisogna iniziare a restituire.

Il secondo obiettivo è stato appena abbozzato e richiede l’apporto di risorse variamente allocate e l’utilizzo di opportunità finora trascurate. Per renderle disponibili e attivarle occorre: perseguire la criminalità organizzata e confiscare i proventi dei reati; recuperare l’evasione fiscale, tassare le attività finanziarie e speculative; rendere fiscalmente convenienti le assunzioni di giovani e gli investimenti nei vari comparti produttivi, indurre le banche ad erogare credito.

Al terzo obiettivo si è posto mano senza pervenire a risultati concretamente apprezzabili, anzi il debito pubblico è ancora aumentato superando i 2 mila miliardi di euro e raggiungendo il 125% del Pil. Infatti è convincimento diffuso che alla vendita di immobili dello Stato non più utilizzati e di partecipazioni varie, alla revisione dei canoni per l’uso di beni demaniali ed altre iniziative prospettate, debba accompagnarsi una patrimoniale di scopo applicata con criteri di progressività (art. 53 Costituzione), facendo salve le prime case.

Il molto che resta da fare deve entrare come priorità nei programmi delle forze politiche che hanno a cuore le sorti del Paese, specialmente in occasione delle prossime elezioni del 24-25 febbraio per la formazione del nuovo Parlamento. Quindi programmi fattibili, seri, vincolanti per chi li propone. Candidati scelti dai cittadini mediante le primarie e con parità di genere, ed eletti che ci mettano la faccia, capacità, impegno e le migliore energie per realizzarli. Chi è maggioranza porti avanti il programma, chi è opposizione controlli che così sia.

Si può fare ed è ora di dimostrarlo.

 

7 gen 2013

Rita Levi Montalcini

Dopo aver lasciato la sua impronta nella scienza del ‘900 diafana indomita farfalla Rita Levi Montalcini ha inaugurato col laticlavio a vita il terzo millennio.

Femminilità, grazia, intelletto, determinazione, modestia, fuse in una sintesi mirabile: la sua personalità.

Scopo della sua vita deciso in totale adesione alla sua natura: la ricerca scientifica. In particolare sul sistema nervoso e di cosa spinge i neuroni del cervello a formare la complessa rete di filamenti detti assoni essenziali per il suo funzionamento. E la scoperta che si tratta della proteina Nerve Growth Factor (Ngf) le valse il Nobel.

Onore e vanto dell’Italia nel mondo.

Garbato e discreto il suo commiato simbolo di com’è vissuta.

Cammeo da godere e tramandare.

Le parlai la prima ed unica volta a Ferrere d’Asti parecchi anni fa nel corso di una manifestazione pubblica presenti i nipoti Piera ingegnere e vicesindaco, Emanuele architetto, figli del fratello Luigi detto Gino.

Un suo avo, possidente, fu sindaco del comune astigiano nella prima metà del secolo scorso ed è ricordato come promotore di opere pubbliche e filantropo.

La particolare sensazione che provai – confermata in seguito dagli eventi istituzionali cui ella partecipò – fu di donna che impegnava generosamente tutta se stessa in ciò che faceva.

Certa che le persone, anche d’età, hanno in serbo notevole capacità mentali insegnava ad utilizzarle; promuoveva i giovani coinvolgendoli nella sua attività scientifica, sosteneva le donne nelle scelte di vita.

Ci lascia beneficiari delle sue scoperte ed eredi di esempi e pensieri elevati, concretamente fruibili per stare meglio e trarvi gioia.

Tre milioni

Per la signora Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario e il suo ex marito Silvio B. è arrivata la sentenza di primo grado sulla loro separazione, non avendo trovato prima un’intesa economica tra loro.

Va detto subito che potrà essere impugnata in appello da chi riterrà di avere valide ragioni per dolersene.

La sentenza dispone tra l’altro che Silvio B. somministri alla sua ex consorte 3.000.000 (tre milioni) di euro al mese vita natural durante, per consentirle un tenore di vita analogo a quello goduto durante i venticinque anni di matrimonio.

Tale somma è stata ritenuta congrua rispetto alla ricchezza di cui dispone il soccombente.

Non ho ben capito se in tale esborso è compreso il ristoro per i dispiaceri patiti dalla signora Lario a seguito della condotta del marito, da cui ha preso le mosse la sua richiesta di separazione.

Si tratta di un importo che irride la crisi economica-finanziaria in cui versa l’occidente opulento, e si colloca tra i primi al mondo per la sua consistenza.

Si può arguire che al trauma sentimentale ed affettivo della separazione s’aggiungerà lo strascico economico, il cui stillicidio mensile protrarrà nel tempo risentimenti e malinconie, acuite dall’inesorabile avanzare dell’età dei protagonisti.

Cui porrà solo in parte rimedio la montagna di denaro che cambia di tasca nell’occasione.

Infatti allo scialo di umanità e valori fa riscontro un gravame pecuniario che a chi paga non costerà fatica perché attinto dal superfluo.

 

Servizio reso al Paese

Il tema è cosa fare in Italia per uscire dalle difficoltà in cui versiamo, con l’Europa a partire dall’euro moneta unica continentale essenziale. Fondando il progetto su una forte e diffusa volontà comune e sulla fiducia solidale, il tutto sorretto da un’etica antica ed attuale ad un tempo.

Le citazioni che seguono possono aiutare a comprendere che esistono autorevoli precedenti cui rifarsi ed incoraggianti elaborazioni in corso.

Per salvaguardare la moneta unica come fattore di efficienza tra gli Stati dell’Unione europea che l’anno adottata, ad essa deve accompagnarsi “la buona volontà dei politici, delle banche centrali e, in ultima analisi, anche dei residenti, verso un cambiamento delle proprie politiche ed abitudini”. (L’euro attende ancora la teoria economica che possa legittimarlo. “La Stampa” 28.12.12).

“Ma venendo al serio: da trent’anni il grosso delle imprese italiane ha destinato i profitti o a dividendo per gli azionisti o per investimenti finanziari e speculativi. Pochissimo a investimenti nelle aziende per modernizzare l’offerta e allargare la base occupazionale. Se si vuole restringere la base operativa dello Stato (ndr come suggeriscono i professori Giavazzi e Alesina), occorre come preliminare che gli imprenditori tornino ad investire nelle aziende, altrimenti non ci sarà più manifattura né nell’industria né in agricoltura. Torneremo ai pascoli.” (E. Scalfari. Editoriale de “la Repubblica” 30.12.12).

“Anzi la moltitudine dei credenti aveva un cuor solo ed un anima sola: né vi era chi dicesse suo quello che possedeva, ma tutto era tra loro comune. [….]. Ma un uomo chiamato Ananìa, con Saffira sua moglie, vendette un podere, e, d’accordo con la moglie si trattene parte del prezzo; quindi prese il resto e lo depose ai piedi degli Apostoli. Ma Pietro gli disse: Ananìa, come mai ti sei lasciato riempire il cuore da Satana (fino al punto) di mentire allo Spirito Santo, e farti ritenere parte del prezzo del podere? [….]. Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio. Ananìa udite queste parole, cadde e spirò. (Vangelo – Atti degli Apostoli – 4,31-36; 5,1-11).

Il lavoro da fare è certo impegnativo ma ne vale la pena, soprattutto se a quanti vi si dedicano sarà riconosciuto come servizio reso al Paese.