L'opinione di Giovanni Saracco

27 gen 2015

27 Gennaio "Giorno della Memoria".

In piazza Castello a Torino c’è in mostra un carro bestiame ferroviario di quelli usati per trasportare ebrei ed altre persone (zingari, gay, avversari politici e “diversi” in genere) nei campi di sterminio nazisti in Germania e negli stati occupati, coi fascisti complici.

Questi carri servivano anche per inviare soldati ed equini ai vari fronti nella 2a guerra mondiale e potevano contenere 8 animali o 40 soldati.

Gli ufficiali viaggiavano nell’unica vettura esistente nella tradotta.

In carri scoperti trovavano posto cucine, automezzi, cannoni, veicoli corazzati ed altro materiale militare.

Giovani in grigioverde seduti con gambe penzoloni nei vani dei portelloni aperti su ambedue i lati; altri variamente distribuiti sui carri con materiali al seguito; canti, grida, sbracciarsi a salutare ed anche imprecazioni contro la guerra.

Carri bestiame per treni della morte stipati di persone: bambini, anziani, donne e uomini; portelloni inchiavardati e finestrotti in alto chiusi con griglie, per giorni e notti già ridotti a cose verso lo sterminio.

Ferrovieri di servizio eludendo la vigilanza di sgherri armati riuscivano qualche volta a facilitare la fuga di quanti la tentavano.

Dall’estate del 1944 gli Alleati sapevano che le cose stavano così, ma non si sa bene perché poco o nulla fecero per almeno buttare sabbia nei ferocemente efficienti ingranaggi della “Soluzione finale”, la Shoah, l’Olocausto, il Genocidio pianificato degli ebrei di tutta l’Europa.

Circa il ruolo avuto dai cittadini tedeschi c’è una lettera di Primo Levi del 5.4.1983 ad una scolara che gli pose questa domanda, eccola:

“Cara Monica, la domanda che mi poni, sulla crudeltà dei tedeschi, ha dato molto filo da torcere agli storici. A mio parere, sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora; ed ancora più assurdo coinvolgere nell’accusa i tedeschi di oggi. È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato ed applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva, non solo nei Lager, ma in tutti i territori occupati, e specialmente in Europa Orientale. Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere senza correre eccessivi rischi. La cosa più brutta vista in Lager credo sia proprio la selezione che ho descritto nel libro che conosci.

Ti ringrazio per avermi scritto e per l’invito a venire nella tua scuola, ma in questo periodo sono molto occupato, e mi sarebbe impossibile accettare. Ti saluto con affetto.

Primo Levi”

 

A proposito dell'Islam.

Siccome “ogni promessa è debito” ho letto, sentito, riflettuto a proposito dell’Islam e desidero condividere quanto artigianalmente acquisito.

Consta che nel mondo islamico la vita delle persone e della società risenta significativamente del sentimento religioso.

La religione islamica – monoteista, un solo Dio come nel cristianesimo – dà molta importanza alla massima “scherza coi fanti e lascia stare i santi“ ormai desueta da noi per la secolarizzazione, laicità intervenuta.

Ricordo che fino a dopo la seconda guerra mondiale nelle nostre chiese si esortavano le donne ad indossare abiti “decorosi”; mentre i vestiti delle nostre nonne perlopiù scuri arrivavano alle caviglie.

Nel tempo tutto questo è stato superato responsabilizzando i fedeli ad osservare comportamenti coerenti con le aperture adottate dalla Chiesa.

Mentre l’islamismo mantiene tuttora l’abbigliamento femminile e numerosi altri comportamenti personali e sociali tradizionali.

È un fatto che applicando rigidamente principi religiosi, per loro natura intangibili, a comportamenti umani in divenire si rischi di protrarre nel tempo cambiamenti attesi, determinando insofferenze ed anche conflitti.

Per altro verso la libera espressione di sé e del pensiero laddove essa vige, trova i propri limiti nell’eticità e deontologia degli autori e nelle norme generali che la disciplinano.

Se questa libertà di espressione si manifesta in realtà multietniche e multireligiose deve trovare altri limiti, ad esempio nel rispetto delle sensibilità delle diverse  componenti sociali, da determinarsi concretamente attraverso il confronto ed il dialogo che le coinvolga.

Addurre motivi religiosi per compiere atti di violenza e praticare il terrore è sacrilego verso la religione professata, ed umanamente e socialmente esecrabile.

Una prevenzione severa che dissuada e l’individuazione e rimozione di eventuali cause che potrebbero indurre persone e gruppi a mettersi su questa strada senza uscita, parrebbero le scelte migliori da operare senza indugi coordinandole a livello dell’Unione Europea.

 

19 gen 2015

La nostra parte non è facile, il nostro lavoro è il più oscuro, forse infangato.

Con un articolo di Mirella Serri lodevolmente inusuale per dimensione e rilievo, “La Stampa” del 14 gennaio scorso informa che è in libreria: Paolo Borgna – Il coraggio dei giorni grigi. Vita di Giorgio Agosti. Laterza, pagg. 220, 24 euro.

Nell’articolo è diffusamente tratteggiata la figura del protagonista: studente al liceo “Massimo d’Azeglio” di Torino (dove Augusto Monti insegnò lettere e rettitudine personale e civile ed ebbe in classe Pavese, Bobbio, Ginzburg, Pajetta, per ricordare solo alcuni di quanti assunsero posizioni di rilievo nella storia d’Italia), quindi universitario, magistrato e tra i fondatori del Partito d’Azione nel 1942. Partigiano subito dopo l’8 settembre 1943 e primo questore di Torino dopo la Liberazione.

L’articolo è corredato da due lettere; scelgo e riporto quella che Giorgio Agosti scrisse a Dante Livio Bianco il 4 aprile 1944 (contenuta nel libro di G. De Luna, Un’amicizia partigiana, Bollati Boringhieri, 2007), per l’essenzialità e la limpidezza del pensiero e della scrittura che dicono molto della sua personalità ed aiutano a capire le ragioni profonde che ne motivarono scelte ed azioni, insieme a quanti decisero di opporsi alla tirannide ed all’obbrobrio nazifascista e per riconquistare libertà e dignità anche a costo della vita.

“ Carissimo, la nostra parte non è facile, il nostro lavoro è il più oscuro, forse infangato. Per gli uni saremo dei pazzi, per gli altri dei sovversivi: a cose finite tutto il buon senso dei filistei ci giudicherà con sufficienza o con avversione. L’alternativa di oggi è di lasciarci la pelle in combattimento o di finire […] al muro o in campo di concentramento in Germania. L’alternativa di domani è di ritrovare, ignorati o dimenticati, il nostro lavoro, o di doverci difendere da nuove persecuzioni, che vengano da destra o da sinistra. Eppure questa lotta, proprio per questa sua nudità, per questo suo assoluto disinteresse, mi piace. Se ne usciremo vivi, ne usciremo migliori; se ci resteremo, sentiremo di avere lavato troppi anni di compromesso e di ignavia, di avere vissuto almeno qualche mese secondo un  preciso imperativo morale.”

 

So poco dell'Islam.

So poco dell’Islam, so che c’è Dio Allah e che Maometto è il suo profeta e da lui proviene il Corano libro sacro.

Desidero saperne di più e m’impegno per questo con attenzione e rispetto.

Sono inoltre interessato a conoscere come si vive nelle nazioni musulmane, quali libertà ci sono, chi esercita il potere e come ci si arriva, quali servizi pubblici ci sono per persone famiglie e imprese, com’è amministrata la giustizia, se tutti dispongono del necessario per vivere dignitosamente, se donne e uomini sono uguali di fronte alla legge, se c’è la pena di morte e per quali reati viene comminata, se si può praticare qualsiasi confessione religiosa, se vige una Costituzione o qualcosa di simile.

E mi fermo qui.

Per orientarmi di massima e fin da subito ho comunque deciso di fidarmi di quanto dice e scrive il monferrino Domenico Quirico che è stato in Medioriente,  anche in prigionia a lungo dopo un sequestro come giornalista.

Tenendo presente tutto ciò mi sono fatto una prima idea che l’Islam non sia un monolite che dispone ed al quale tutti i musulmani ubbidiscono, specie per quanto riguarda i rapporti tra persone di diversa confessione religiosa.

Infatti al suo interno ci sono posizioni dialoganti ed altre estremistiche che arrivano fino al terrorismo ed allo stragismo nel nome di Allah, che operano militarmente per costruire stati islamici e califfati con queste modalità dappertutto.

Già volere imporre una fede armi alla mano nel terzo millennio suona un po’ strano. Se poi si arriva a compiere stragi per irriverenze satiriche a figure religiose ed a minacciarne altre, occorrono fermezze a contrasto di qualità opposte verso le quali paiono spingerci l’efferatezza come normalità praticata dai loro spietati assassini.

Utilizzando ragione e cuore, lavorando con quanti ci stanno per garantire sicurezza e rimuovere eventuali cause che possono avere concorso a generare questo drammatico stato di cose.

Continuando a sorridere divertiti dagli strambotti e altre impertinenti modalità espressive che vivacizzano la vita e le ricorrenti feste e manifestazioni che si svolgono nel nostro Paese.