L'opinione di Giovanni Saracco

30 set 2015

Volevo la luna.

Ha girato la boa del secolo l'irriducibile compagno Pietro Ingrao prima di dire addio alla vita vissuta con intensità senza pari da protagonista.

Rivendicando il "non essere d'accordo", ma governando con alto senso di responsabilità le conquiste cui contribuì; unitamente alla realizzazione di sintesi sempre più avanzate stando "nel gorgo" degli accadimenti.

Nel PCI per portare i lavoratori a fare la storia, sì tra compagni ma anche con quanti si riconoscessero nei principi architravi della Costituzione: libertà dal bisogno, equità e giustizia sociale, progresso.

Convincimenti profondi maturati lottando contro ogni forma di totalitarismo e nella Resistenza contro il nazifascismo.

Propugnò e svolse con determinazione una pratica politica per realizzare un mondo nuovo che ben si confà con quello delineato da Felice Balbo nei suoi scritti: "Opere 1945-1964", Boringhieri: “Voglio avere sopra di me il cielo stellato, il sole vero, attorno a me le cose di ogni giorno, le sorprese, le novità, le cose strane e care che abbelliscono la nostra vita, voglio la Vita: i compagni lavorano e combattono perché i propri figli, gli uomini che verranno, abbiano sempre di più "quelle cose vere", perché tutti quegli uomini che oggi non hanno né pane, né cielo, né sole, né sorprese, né giuochi, né mezzi per una più ampia vita, possano averne”.

Pietro Ingrao ha concretamente operato per raggiungere questi obiettivi,  consapevole dell'incompiutezza del proprio fare perché, come scrisse, "Volevo la luna". 

Ed alla luna Lui e tutti noi ci stiamo avvicinando.

 

 

23 set 2015

Non è possibile nemmeno congetturare gli esiti.

Dal reportage di Domenico Quirico da Horges, Serbia (La Stampa 18.9 scorso), riassumo.

I migranti che trovo lì sono diversi, irriconoscibili da quelli che ho incontrato in altre difficili circostanze facendo il mio lavoro.

Sono diventati più duri e determinati; decisi ad ottenere un posto in cui vivere e lavorare in pace.

Ho l'impressione che lo pretendano.

Sanno organizzarsi, una marcia, un corteo; cartelli con materiali di ricupero con scritte appropriate: Grazie Serbia!, Europei: questi sono i vostri diritti umani?. E poi intrattenere rapporti, reperire taxi, trovare stazioni e treni, procacciarsi quanto serve per campare adattandosi all'ambiente e reagendo positivamente.

M'è rimasta impressa una giovane donna con il suo bambino: sa il fatto suo, consapevole, determinata, serena; con una mano lo sorregge e con l'altra lo rinfresca amorevolmente con l'acqua di una bottiglia di plastica.

Di mio aggiungo.

L'Europa è opulenta rispetto a loro. I suoi giovani sono però indispettiti, irritati, arrabbiati per quanto gli tocca in sorte: 40% di disoccupazione.

Scolarizzati, diplomati, laureati; la stragrande maggioranza disponibili a lavorare purchè dignitosamente. Molti scoraggiati, amareggiati, avviliti il lavoro non lo cercano neanche più e vivacchiano rintanati nel proprio guscio.

Se questa generazione decide di mettere in comune i problemi e richiederne la soluzione ci sarà molto da fare.

A tenerli a bada non servirà la repressione che ha fermato le "primavere arabe", o le blandizie a mascherare gli egoismi degli Stati nazionali, gli stessi che ritardano il cammino dell'Europa verso il federalismo; magari desiderando che ci fosse già quando le crisi evidenziano viepiù i limiti e le inadeguatezze di quanti dovrebbero provvedere.

Potrebbe presentarsi  il momento in cui  sarà pressante  l'obbligo di risposte serie, giuste, eque, solidali ai problemi, per potere proseguire insieme lo stimolante impegno per una vita migliore.

In difetto la giovane generazione del tempo potrebbe operare direttamente per soddisfare le proprie esigenze vitali.

Trattandosi di evento senza precedenti cui rifarsi non è possibile nemmeno congetturare gli esiti.

 

21 set 2015

Purché non ci arrendiamo alla banalità, all'utilitarismo, all'appagamento.

Il prof. Emanuele Bruzzone ha scritto  una lettera a "La Stampa" (16.9 scorso) da par suo: rigorosa, sapiente, in spirito di libertà e di servizio concretamente praticato.

Personalmente amo il Senato della Repubblica per avere avuto il privilegio di farne parte per un quinquennio ormai ultrasessantenne, quasi a suggello del massimo che si può attendere dalla vita.

Non v'è dubbio che la Costituzione, oltre che la madre di tutte le leggi è anche un "manuale" che aiuta la pratica e lo sviluppo della democrazia, appena adolescente al tempo della sua formazione ed approvazione.

Metterci le mani presuppone quindi mantenere intatte queste sue prerogative e semmai migliorarle.

È di tutta evidenza che la nostra democrazia abbia bisogno di essere concretamente praticata da tutti o almeno dai più.

I partiti che dovrebbero essere le palestre entro le quali ci si educa a questo, non eccellono certo nel loro compito.

È diffusamente avvertito che per  taluni aspetti di necessaria riorganizzazione dello Stato si debba rivedere la Costituzione.

Circa le modifiche per quanto riguarda il Senato si sta operando al meglio o si forza, correndo i rischi dai quali il prof. Bruzzone ci mette in guardia?

Dire di sì mi pare azzardato.

Che si possa migliorare metodo e merito è più che auspicabile.

Poi ci sarà il referendum con il determinante intervento degli elettori.

La democrazia può fare questo piccolo miracolo.

Purché non ci arrendiamo alla banalità, all'utilitarismo, all'appagamento. (Azar Nafisi, scrittrice).

 

15 set 2015

Che nessuno aveva mai visto e forse mai vedrà.

America attonita, bookmaker sul lastrico, bagarini impazziti, esperti e giornalisti esterrefatti; lo stadio da tennis più grande del mondo con l'ingresso che costa un occhio della testa "costretto" a vedere una partita che nessuno sognava potersi giocare e che nessuno aveva mai visto e forse mai vedrà (Vittorio Zucconi "la Repubblica"), le stesse protagoniste un po’ sorprese.

Due normali ragazze pugliesi che giocano bene e vincono da parecchio si giocano tra loro la finale del più ambito trofeo statunitense l' Us Open.

Flavia Pennetta e Roberta Vinci due grandi amiche abituate a non risparmiarsi mai, prima di giocarsela tra loro hanno superato le avversarie senza timori reverenziali.

Atleticamente equilibrate, belle persone le due amiche hanno giocato come sanno e non come le avversarie si aspettavano giocassero: tranquille, agili, pulite, precise, accorte, quanto serve di furbizia, servizio a velocità umana.

Poi corsa, tanta corsa riuscendo ad imporla anche alle avversarie, alla leader Serena Williams in particolare di altra stazza e potenza e conseguente fatica di tipo diverso, cui le nostre connazionali erano avvezze e loro meno.

Ed il pubblico invitato simpaticamente ad applaudire, avvinto dallo spettacolo applaude a scena aperta.

Come se tutto questo non bastasse, Flavia la vincitrice dichiara che nel corso dell'anno si ritirerà, si sposerà e farà altro.

Grata allo sport cui deve molto.

Consapevole che l'esistenza ha in serbo altre sorprese altrettanto gratificanti meritevoli di essere vissute.

 

9 set 2015

Aylan.

Il dramma di Aylan migrante di tre anni raccolto sulla battigia in Turchia morto annegato, ci ripropone l'interrogativo: perché è toccato proprio a lui bimbetto innocente mentre i rei di tanto male vengono risparmiati?

E più in generale, perché c'è chi muore dopo pochi secondi di vita mentre altri superano il secolo?

Ingiustizia cosmica o qualcosa di diverso accettabile dalla ragione?

Assumo che a tutti gli umani viventi sia dato di esprimere compiutamente la propria irripetibile unicità.

C'è chi lo fa nei pochi secondi di vita a disposizione inducendo effetti che durano nel tempo

Ad altri occorre l'intera esistenza per raggiungere la sufficienza in relazioni così implicanti tra unicità.

Tra  penuria e  dovizia, ovvero tra poco e molto, c'è la "normalità" con le sue possibili infinite variabili.

"Normale" si può definire quella riferibile ad Aylan, in questo caso testimone della non irragionevolezza dell'assunto.

6 set 2015

Non condivido il suo pessimismo.

In Europa per ora gli unici Stati in grado di dare lavoro ai propri cittadini e ad un significativo numero di migranti sono la Germania ed alcuni altri più a nord; tutti gli altri non ne hanno a sufficienza nemmeno per sé.

Per cui non resta che distribuirci solidaristicamente, razionalmente ed efficacemente quello che c'è. Ragionevolmente certi che questa situazione non sarà di breve durata, né si conoscono in  anticipo le strade giuste per non subirla oltre misura.

Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale sul "Corriere della Sera"  del 31 agosto scorso ne elenca in 4 punti le cause: migrazione di massa di dimensioni mai avvenute; scarsa natalità media europea, nemmeno in grado di mantenere gli attuali abitanti; deterioramento delle condizioni ecoambientali del Pianeta; mutamenti radicali in corso nell'ambito del lavoro in generale. Non cita le guerre in atto tra cui quella in Siria tra le più torbide, crudeli, sconvolgenti, tragiche per i combattenti e le popolazioni coinvolte.

Accenna ad alcuni interventi per affrontarle tra cui la costruzione in tempi medio-lunghi del consenso necessario per decisioni che comportano oneri immediati e vantaggi protratti. Cui aggiunge l'esigenza di corroborare nel Paese il sentimento collettivo di appartenenza e di condivisione degli obiettivi.

Di mio aggiungo l'esigenza di comportamenti e di esempi concreti agevolmente comprensibili ai più, dai quali trarre quanto serve ad ognuno per fare la propria parte.

Papa Francesco che va da solo come un comune cittadino a cambiare le lenti degli occhiali e non la montatura può rientrare tra questi.

Nelle conclusioni Galli della Loggia ritiene che le democrazie faranno ben poco di tutto questo e andranno "a occhi bendati come stanno facendo, verso le tenebre del futuro".

Non condivido il suo pessimismo.

Infatti l'Umanità programma già; lo dimostra la moltitudine di persone che senza alcuna preventiva intesa fanno insieme le stesse cose: esodi di massa mai visti impervi e dolorosi, non solo dall'Africa verso l'Europa ma anche tra altri continenti.

Analizzandoli con la necessaria attenzione si scoprirà che oltre agli specifici inediti problemi ci sono anche elementi utili per la loro soluzione.

Magari radicalmente innovativa, rivoluzionaria.

 

1 set 2015

450 milioni di abitanti.

Sembra paradossale ed invece no. Dall'Africa migrano in Europa i suoi figli migliori: giovani, in salute, preparati perché devono farcela: arrivare, stabilirsi, lavorare, guadagnare per vivere ed aiutare familiari e parenti rimasti.

Fuggono da guerre, miseria, vita di stenti senza speranza; richiedenti asilo, rifugiati od altro.

Dopo averli salvati con generoso impegno in mare o in altre circostanze, in Italia non trovano una situazione che li invogli a restare e preferiscono transitare andando a nord.

Ora l'Unione Europea ha stabilito delle quote per ogni singolo Stato aderente ed a queste ci si dovrà attenere.

Mentre si sta studiando il modo di farli arrivare sottraendoli al ricatto della criminalità e degli scafisti ed evitando che periscano durante il viaggio, si tessono rapporti con gli Stati di provenienza per realizzare lì condizioni di vita accettabili, per contenere le partenze e disciplinare per quanto possibile il fenomeno.

Papa Francesco prima ed ora anche Angela Merkel cancelliera tedesca invitano i Paesi europei a considerare i migranti non una iattura che disturba il  quieto vivere, ma una risorsa da valorizzare aiutandoli a diventare cittadini a pieno titolo negli Stati in cui vengono indirizzati.

Si muove anche l'Onu, seppure con i tempi e le modalità di una organizzazione mondiale che deve fare convergere su decisioni di profilo adeguato la volontà dei 193 Stati membri. Cogliendo la complessità di questo fenomeno migratorio mai verificatosi in passato, contribuendo a indicare ed attuare le iniziative che saranno decise.

Poche parole ancora con le quantità con le quali si devono fare i conti.

L'Europa conta circa 450 milioni di abitanti. Ci sono Stati in cui i migranti costituiscono già il 10% della popolazione, senza che ciò dia luogo a problemi particolari. Se si assume come media accettabile questa percentuale l'Europa e gli Stati che ne fanno parte  sono tranquillamente in grado di ricevere le quote loro assegnate. Specialmente se l'Onu contribuirà a fornire le risorse occorrenti, trattandosi di fenomeno che tendenzialmente e per non poco tempo coinvolgerà tutti i continenti con flussi da quelli poveri verso quelli più prosperosi.