L'opinione di Giovanni Saracco

19 set 2017

Bella Ciao!

A Carmagnola, ridente cittadina in provincia di Torino, non si può cantare "Bella Ciao" perché non piace al vice sindaco ed alla Giunta comunale. Era già successo con la Banda musicale in occasione del 25 Aprile Festa della Liberazione.

Domenica 10 settembre nell'ambito della Festa del Peperone di cui Carmagnola è produttrice regina era prevista l'esibizione del "CoroMoro" delle Valli di Lanzo, del quale fanno parte giovani profughi in un percorso di integrazione che prevede anche di esprimersi  in piemontese, con in repertorio "Bella Ciao". Il vice sindaco chiede di toglierla dalla serata ma il gruppo musicale  risponde che non è possibile.

Lo stallo si risolve con la rinuncia del CoroMoro ad esibirsi rendendo pubblica la vicenda.

Ho discreta seppure datata conoscenza della gente del posto e mi sento di escludere che alle cittadine e cittadini di Carmagnola andasse per storto "Bella Ciao".

Mi è tornato infatti in mente il contiguo comune di Carignano dove risiedetti per anni con la famiglia e svolsi un lavoro impegnativo nella pubblica amministrazione.

Alla stele di Pilone Virle era in corso la celebrazione di martiri partigiani lì barbaramente uccisi dai nazifascismi durante la Resistenza. Ad un certo punto prima sommessamente poi più sonora "Bella Ciao" divenne il sottofondo che coinvolse i numerosi presenti evocando l'irripetibile nascita e vita della lotta di Liberazione dalla tirannide.

Tirannide vissuta come imposizione autoritaria e violenta di modi di fare e di vivere estranei al comune concetto di libertà sul quale era impostata, insieme alla sobrietà, probità e laboriosità, la vita di quelle operose comunità.

Quanto al vice sindaco di Carmagnola veda se non sia il caso di avvicinarsi un po’ alla sensibilità media dei cittadini al cui servizio egli è.

14 set 2017

Un ragazzo di settant'anni fa.

Ad un ragazzo  di settant'anni fa riaffiorano episodi della sua adolescenza.

Scaduta la mezzadria alla "cascina del medic" la famiglia si trasferisce nel capoluogo del comune nell'astigiano: asilo infantile, scuole elementari, guerra 1940-45.

Aspirante nell'Azione cattolica e chierichetto in parrocchia; ragazzotto in campagna poi apprendista meccanico in piccola officina. Amicizie con coetanei e sfollati da Torino.

Gioco delle bocce su sterrato della piazza principale e acciottolato dell'adiacente via. Alle partite degli adulti la domenica con due file di spettatori ai lati. Gioco del biliardo nei 5 caffè e ristoranti che ne disponevano.

Calcio sull'acciottolato nella piazzetta della parrocchiale e nei  prati appena dopo la fienagione improvvisando le porte.

Uomo a undici anni sorpreso dal modo con cui si annuncia.

In gruppo con le biciclette da grandi fino alla fonte solforosa di Montafia lungo la provinciale solo inghiaiata; dissetandosi ai pozzi artesiani ai lati della strada azionando l'apposita saracinesca. Alla Scarassera un pozzo che pompava acqua sulla collina con un ingegnoso sistema che emetteva un ritmico "colpo d'ariete": bum….bum.

Lettura di tutti i libri della modesta biblioteca dell'Azione cattolica.

Ricupero petardi ferroviari inesplosi – usati come segnali acustici in caso di nebbia – e loro esplosione col botto centrandoli con una pietra.

Commissioni per conto terzi tra cui ritiro quotidiano dei giornali alla stazione ferroviaria con vendita lungo il percorso e consegna all' edicola nel capoluogo. Servizio remunerato con una copia dei settimanali "l'Intrepido" e "Il Vittorioso ".

Rincorsa in bicicletta dei rari camion alimentati dal gasogeno, cioè bruciando carbonella, per appendersi e farsi rimorchiare per un tratto.

Eiaculazione spontanea durante il sonno capita parlandone con gli amici o con la mamma.

25 luglio 1943. Assiste esterrefatto allo smantellamento di un grande fascio littorio sulla facciata delle scale che adducono all'edificio scolastico.

8 settembre 1943. La mamma aiuta militari che scappano fornendo loro abiti usati e ricevendo quelli militari.

Sotto bombardamento e mitragliamento aereo di treno di munizioni fermo alla stazione; un miracolo che nessuna delle centinaia di persone in fuga sia stata colpita.

Autunno 1944. Impiccagione del partigiano Luigi Capriolo da parte di militari nazifascisti al balcone di casa Marrone a Borgovecchio con minaccia di bruciare le case se il corpo fosse stato rimosso nella notte. La sera stessa la famiglia si trasferì nel granaio di uno zio in campagna e vi rimase per il resto della guerra.

Lezioni di francese a casa della maestra Borgnino con esercizi che simulavano risposte a domande poste da stranieri; chiese lumi  a papà che tranquillizza: ti serviranno tra un po’.

Aprile 1945. Dalla vigna dello zio in collina segue la parziale distruzione del ponte sul torrente Triversa ad opera dei partigiani. Dopo qualche giorno arrivano i soldati angloamericani con camion e carri armati: sigarette, gallette, benzina in cambio di non ricorda cosa. Per passare costruiscono in poche ore un ponte di ferro sovrastante quello danneggiato.

Dicembre 1946. Primo libretto di lavoro e assunzione alle Officine Meccaniche Cuffini ad  un chilometro da casa.

 

12 set 2017

Il crogiolo di tutti i problemi.

Nel Mondo mai come oggi ci sono state le condizioni per vivere meglio tutti.

Nel senso che se si utilizzassero beni e risorse di cui disponiamo ed orientassimo la produzione verso ciò che serve per stare meglio, già adesso si potrebbe bandire la miseria.

Invece si inducono e diffondono paure di ogni genere – ritorna addirittura quella della bomba atomica – per tenere in apprensione e  non si pensi ad altro.

E si continua a produrre armi sempre più costose e sofisticate, mentre il terrorismo internazionale da malattia acuta s'è trasformata in espressioni forse più subdole e intimorenti. Perfino la propaganda elettorale alimenta cinicamente paure per raccattare consensi. Ci sono poi ambienti retrivi che si propongono di scimmiottare la "marcia su Roma" come se non bastassero le barbarie della dittatura che seguì.

Lungi dal pensare  che un'unica mente perversa possa arrivare a tanto, resta la motivata convinzione che gruppi ristretti guadagnino da queste paure a danno dei più e specialmente di quanti patiscono infime condizioni esistenziali.

La paura utilizzata cioè per ritardare e/o impedire cambiamenti di cui c'è diffusa consapevolezza ed esigenza, per eliminare ingiustizie ormai intollerabili.

Anche insinuandosi in gangli vitali di poteri pubblici e da lì continuare imperterriti a sottomettere gli interessi generali ed il bene comune alle proprie brame.

 Se così stanno le cose il da farsi è chiaro: niente paure e continuare tenacemente ad utilizzare la testa ed esprimersi in libertà, operando per conquistare queste condizioni ov'esse manchino a livello globale.

Perché è questo il crogiolo di tutti i problemi ma anche delle risorse per affrontarli e risolverli.

PS. Lo spunto per trattare questo argomento e la fonte per le necessarie informazioni sono stati i seguenti numeri della rivista "Internazionale": 1208, 1214, 1215, 1216, 1217, 1218 e 1220 dell’anno 2017.

 

 

 

Parole nuove.

Secondo gli studiosi dei fenomeni negli stati tecnologicamente avanzati dobbiamo aspettarci cambiamenti tali che poco o nulla di quanto c'è rimarrà così com'è. E la velocità con cui si manifesteranno non attenderà che maturi una pur auspicabile diffusa consapevolezza.

Avvisaglie che non si possa continuare come adesso sono già pervenute, come i malesseri interni alle realtà opulente per risolvere i quali ci si affida a chi promette l'impossibile, vedasi Trump negli Usa ma non solo; oppure la fuga di moltitudini da luoghi dove vivere è così difficile da indurre a correre qualsiasi rischio pur di andarsene. Ed ancora il peggioramento delle condizioni ecoambientali di vaste zone del Pianeta. Paradigmatica per noi mediterranei la situazione israelo-palestinese di due stati per due popoli dolorosamente irrisolta da decenni; il terrorismo di distorta matrice islamica drammaticamente presente ed attuale.

Sono solo alcuni dei molti problemi che la modernità ha evidenziato e che le persone ed istituzioni preposte ad occuparsene e risolverli non ce la fanno. Lasciando intendere di non esserne capaci e/o di non volerlo fare.

Siccome nonostante tutto le persone tendono a vivere esse si ingegnano sperimentando embrioni di modi alternativi per comunque ovviare a quanto non va.

Organizzare queste modalità che nascono dal basso riconoscibili come efficaci dai risultati che esse ottengono e orientarle verso obiettivi di interesse generale, pare sarà uno dei modi nuovi di fare politica. Con il protagonismo femminile  alla ribalta. Il tutto supportato con il necessario di nuova tecnologia disponibile.

Quanti e quali saranno gli approdi nessuno lo sa. Per certo provando e riprovando fortemente stimolati dalla vita che urge risultati si otterranno. Se si discernerà il meglio dall'espressione del Mondo in ricerca se ne gioverà la qualità in grado di alimentare il desiderio di felicità motore di un'impresa senza eguali.

Per definire la quale saranno necessarie parole nuove con assonanze familiari alla pluralità di quanti vi parteciperanno. 

6 set 2017

Spottone elettorale ?

Dopo avere letto entrambi le recensioni convenimmo – un non iscritto ed io – che chi avesse letto per primo: “Matteo Renzi- Avanti. Perché l'Italia non si ferma” (Feltrinelli), avrebbe detto spassionatamente all'altro il suo pensiero.

"Spottone elettorale?" mi comunicò dopo qualche settimana, indicando a matita nel testo quanto reputava andasse oltre. Lo lessi e concordai che lo scopo del libro è di comunicare a quanti sono anche solo curiosi, cos'ha fatto l'Italia nei mille giorni in cui il segretario nazionale del Partito Democratico è stato anche Presidente del Consiglio dei Ministri e cosa intende  fare se gli elettori gliene rioffriranno la possibilità. Senza nascondere che la somma algebrica ha già dato un risultato positivo, cioè il buono è prevalso sulle  inadeguatezze, insufficienze, errori e presunzioni di troppo. Ciò in forza dell'immissioni di capacità di lavoro, slancio, volontà, determinazione inusitate Un buono misurato oggettivamente dagli Enti preposti (Istat ed altri). Certo migliorabile specie dove gli esiti pratici sono insoddisfacenti; da rafforzare e sviluppare nel complesso.

Tra gli errori evidenziato il modo di porsi nel referendum del 4 dicembre 2016 mescolando riforme essenziali con altro di importanza secondaria o addirittura che poco ci entrava, col conseguente pollice verso della maggioranza dei votanti.

Dimissioni di Renzi da entrambe le cariche di segretario nazionale del Partito Democratico e di capo del Governo.

Da qui la nascita del libro di cui trattiamo e del Governo Gentiloni con la dichiarata volontà di continuare in autonomia il lavoro del precedente fino alla scadenza naturale della legislatura Le primarie con la rielezione a segretario nazionale del Partito Democratico; l'uscita dal Partito di dissidenti di peso: Bersani, D'Alema, Speranza ed altri con la costituzione di  una nuova formazione politica (Mdp), che finora ha sostanzialmente sostenuto, seppur criticamente, il governo di centrosinistra.

E siamo ai giorni nostri, disponendo tutti di dati, elementi e considerazioni in più per farci l'idea di quanto Matteo Renzi abbia tratto dall'esperienza maturata, per eliminare il negativo che ad essa ha portato.

E tenerne conto.

P.S. Siccome la politica è fatta dalle persone che s'impegnano e la praticano per realizzare gli obiettivi che ci si propone ed occorrono coese maggioranze parlamentari e governi di legislatura, è tra chi è in grado di realizzare queste condizioni che si svolge il confronto, auspicabilmente con la più ampia partecipazione di cittadine e cittadini poi elettrici ed elettori.