L'opinione di Giovanni Saracco

24 ago 2011

Prima di degenerare


Lo scenario italiano che si presenterà alla ripresa dei lavori parlamentari dopo le vacanze potrebbe essere ragionevolmente il seguente. Utilizzare la disponibilità del governo di centrodestra per introdurre le necessarie migliorie alla manovra aggiuntiva da 45 miliardi di euro, approvata con il decreto di ferragosto. Migliorie consistenti essenzialmente nella più efficace ed equa ripartizione degli oneri, nell’investimento di risorse per rilanciare l’economia, il lavoro, i consumi interni e le esportazioni, nel contrasto e ricupero dell’evasione fiscale.
Le proposte sul tappeto sono molteplici e non sarà impresa da poco condurle a sintesi e decidere saggiamente.
Tra esse però ce n’è una che “taglierebbe la testa al toro”, avanzata addirittura da “finanzieri e capitalisti illuminati per un’imposta patrimoniale come estrema forma di attaccamento al sistema che li ha generati prima di degenerare” (Gad Lerner, La Repubblica, 18.8.2011).
Si tratterebbe di prelevare il 10% sui patrimoni del 20% degli italiani più ricchi – escludendo le case ed i titoli di Stato – ottenendo un gettito intorno ai 200 miliardi di euro, ampiamente sufficiente per realizzare le iniziative per superare la crisi, pareggiare il bilancio e ridurre il debito sotto il famigerato 100% del PIL, che non è stato possibile ottenere nemmeno durante la XIIIa legislatura con l’Ulivo (1996-2001), che pure portò l’Italia nell’euro.
Un’operazione che richiede lungimiranza e coraggio, perché si tratta di utilizzare anticorpi prodotti dalla crisi stessa, quindi partecipi come protagonisti a tutti gli effetti, senza violare il primato della politica.
D’altro canto la proposta di attingere ai grandi patrimoni di quanti hanno tratto cospicui vantaggi dal lavoro di tutti, era stata formulata anche dalle opposizioni, Partito Democratico in testa, poi diluitasi tra le molte sopravvenute.
Essa trova autorevole legittimazione nel dettato Costituzionale, che afferma essere dovere dei cittadini contribuire alle spese dello Stato applicando il criterio della progressività, cioè chi ha di più, più deve.
Va da sé che per dare continuità al risanamento restano necessari interventi strutturali sulla spesa pubblica e per migliorare l’efficienza dei servizi e il funzionamento dello Stato e delle istituzioni, cui partecipa la totalità dei cittadini, secondo equità e giustizia.

22 ago 2011

Crisi

Fino a poco tempo fa per il governo di centrodestra la crisi non esisteva, o comunque non riguardava più di tanto l’Italia. E chi asseriva motivatamente il contrario era considerato un menagramo. Invece eccola, particolarmente virulenta per l’Italia. Tanto che non è valsa la manovra per decine di miliardi di euro approvata dal parlamento alcune settimane fa, né è bastato l’aiuto della Banca Centrale Europea (BCE), che ha comperato titoli del nostro debito pubblico: BOT, BTP, CCT, per evitare che vendite massicce li penalizzassero e gli interessi per quelli di nuova emissione salissero a livelli insostenibili per il nostro bilancio.

Infatti a fronte dell’aiuto la BCE ha chiesto all’Italia una manovra aggiuntiva di 45 miliardi di euro, subito disposta dal governo per decreto, per garantire l’affidabilità del nostro Paese nella realizzazione degli obiettivi di risanamento del bilancio, di contenimento e riduzione del debito pubblico (era al 104% del PIL alla fine della XIIIa legislatura dell’Ulivo nel 2001 ed ora è al 120%!), di ripresa dell’economia con sviluppo sostenibile, senza i quali nulla di quanto previsto è realizzabile.

Va da sé che uno sforzo così imponente può avere successo solo se il suo peso viene equamente distribuito, osservando il dettato costituzionale, cioè considerando che l’economia ha finalità sociali e che tutti devono contribuire alle spese dello stato secondo il proprio reddito, applicando criteri di progressività.

Tenendo conto che l’Italia ha un problema in più rispetto agli altri stati in situazione analoga: l’inadeguatezza del governo, con la credibilità e l’autorevolezza al minimo. Ciò si riflette sull’insieme dei provvedimenti assunti, raffazzonati per tamponare l’emergenza ed il cui onere grava soprattutto su persone, famiglie e componenti della società che le tasse le pagano da sempre, alle quali si tagliano indispensabili servizi pubblici, causando iniquità ed ingiustizie e minando alla radice l’indispensabile coesione sociale.

Ora l’obiettivo deve essere la modifica del decreto durante la sua conversione in legge da parte del parlamento. Contemporaneamente occorre operare per darsi un governo all’altezza, formato da persone il cui vissuto, competenze e capacità rappresentino di per sé un rafforzamento della credibilità e garanzia di cui l’Italia dispone per risolvere i suoi problemi. Onorando così anche il suo ruolo di cofondatore dell’Europa unita e legittimando l’aspirazione di partner di prima fila nella costruzione del mondo globale, giusto, solidale e in pace.

 

 

 

 

5 ago 2011

Ezio, tassista in Alessandria

Dedico queste righe alla sagace determinazione di Ezio tassista di Alessandria ed alla collaborazione di suoi colleghi, protagonisti di un gesto di solidarietà di cui ho beneficiato poco prima della vacanza a Laigueglia in Liguria, nel nitore della quale sto rigenerando spirito e corpo.

Dopo una corsa in taxi dalla stazione ferroviaria della città che resistette al Barbarossa e inventò il cappello “Borsalino”, m’accorgo con malcelato disappunto di non avere più il cellulare con me. Ritorno subito sui miei passi, ma il taxi se n’è già andato ed un altro è lì.

Un po’ concitato racconto ad Ezio, tassista sopravvenuto, come stanno le cose, descrivendogli sommariamente l’auto ed il collega con cui ho viaggiato. Gli bastano pochi cenni per farsi l’idea di chi possa essere e mi invita a seguirlo alla stazione per rintracciarlo.

Qui giunti, un altro collega ci informa che l’interessato era già ripartito per una corsa fuori città e ci fornisce il numero del suo cellulare. Lo chiamiamo, si ricorda di me e gli chiediamo se ha trovato il mio cellulare sull’auto; probabilmente gira la domanda al cliente che sta trasportando, ricevendo risposta negativa. Si ripromette comunque di verificare meglio a fine corsa.

Trascorre qualche minuto e telefona: l’ha trovato in un interstizio del sedile posteriore, non visibile ad una prima occhiata. Lo raggiungiamo e me lo consegna, riluttante ad accettare anche solo i miei ringraziamenti perché “è suo costume comportarsi così”.

Torniamo in città ancora in tempo utile per il mio appuntamento; infatti tutto è successo in meno di un’ora.

Nel loro piccolo, episodi come questo confermano che è ben riposta la speranza di un futuro migliore per la vita del nostro Paese.

 

 

 

 

Potere, privilegi, denaro, bella vita

Recrudescenza di comportamenti criminosi che coinvolgono in particolare pubbliche amministrazioni e persone che se ne occupano ai vari livelli? Stando ai fatti che le cronache riportano, la risposta è sì.

Gira e rigira i moventi sono sempre gli stessi: potere, privilegi, denaro, bella vita; cioè i connotati di moda per essere considerati vincenti. L’armamentario cui si pone mano per raggiungere lo scopo è inaudito e travalica spesso la fantasia più sfrenata. Il vuoto di valori, il disprezzo delle regole che emerge è desolante.

Il sistema immunitario della società civile è messo a dura prova e la stessa magistratura è chiamata a supplire allo stravolgimento dell’etica e di ogni freno inibitorio. Il lassismo la fa da padrone e il male pare avere intaccato organi vitali dello stato e della stessa società civile. Ai cittadini cadono le braccia e non sanno più a che santo votarsi.

Eppure è proprio l’incombenza del buio a generare il rifiuto a soggiacervi, stimolando iniziative che vi pongano rimedio.

La prima delle quali è di riattivare l’intera filiera democratica, così come prevista dall’architettura costituzionale. L’esempio si può trarre dall’esito dei recenti referendum, coi quali i cittadini hanno reciso direttamente tre nodi: sì all’acqua pubblica, no al nucleare, no al “legittimo impedimento”, che il parlamento non riusciva a sciogliere. Superando con generosità appartenenze che dividono, per conseguire il bene comune che unisce.

Così devono comportarsi le forze politiche che hanno a cuore le sorti del Paese e sulla volontà e capacità di farlo vanno giudicate. Rimuovendo democraticamente quanto osta; ponendo mano ad una legge elettorale che riconsegni ai cittadini-elettori la sovranità di decidere gli eletti, scegliendo tra candidati espressi da elezioni primarie e presentati in collegi uninominali.

Premiando capacità, impegno, onestà, etica e amore per l’Italia, dov’è bello vivere ed allevare figli e nipoti. Costruendo tutti i giorni la pace tra i popoli del mondo globale. Utilizzando le differenze come ricchezza, perché ognuno possa esprimere il meglio di sé con quanti è dato in sorte di condividere l’esistenza su questa minuscola, unica, meravigliosa Terra nell’universo immenso.

 

 

 

 

Quattordicimila miliardi di dollari.

L’innalzamento del debito pubblico USA a 14.000 miliardi di dollari ed il teatrino del contenzioso tra repubblicani e democratici in parlamento, la dice lunga sull’uso spregiudicato che si può fare della democrazia, anche in uno dei paesi che ne è il tempio. Non ci sarà la temuta bancarotta dei conti dello Stato, ma il compromesso raggiunto ha prima tenuto con il fiato sospeso il mondo intero, poi ha offuscato la stima di cui gode il presidente Obama, costringendolo a ridimensionare la sua politica di più equa ripartizione della ricchezza tra i cittadini e di interventi nel campo socio-sanitario per i meno favoriti. Tutto questo a circa un anno dalla campagna elettorale in cui egli si proporrà per il secondo mandato presidenziale.

Storie di donne. Nel 2004 una giovane iraniana Ameneh Behrami respinge il suo corteggiatore Majid Mohanvedi, che per vendetta le sfregia il viso accecandola con l’acido. Il tribunale lo condanna a subire la stessa sorte per mano di lei. Ora tutto è pronto per l’esecuzione della sentenza: cinque gocce di acido muriatico instillati negli occhi accecheranno il reo. Sennonché la ragazza con una decisione sorprendente perdona l’uomo, trasformando in bene l’indicibile male ricevuto.

Federica Pellegrini conquista due medaglie d’oro (nei 200 e 400 metri stile libero) nel campionato del mondo di nuoto a Shanghai, meritando l’encomio del capo dello stato Giorgio Napolitano. Sul podio sale anche l’astigiana Alice Franco, tutta grinta e volontà, con il bronzo nella 25 chilometri. Pure il “settebello” di pallanuoto conquista l’oro e contribuisce a far crescere la considerazione di cui gode l’Italia nel mondo.

Ma sono le donne a dimostrare che il meglio di sé si esprime compiutamente solo in condizioni di piena libertà.

Si legge che l’on. Maria Teresa Armosino dedica generosamente tempo e impegno a far quadrare le cose nel Pdl in Piemonte. Mentre la Provincia di Asti di cui ella è a capo, non lascia da tempo alcun segno di sé nella soluzione di problemi riconducibili alle sue competenze, intese in senso evolutivo, cioè con riferimento alle difficile condizioni in cui versano cittadini, lavoratori e imprese a causa della pesante crisi in atto.