L'opinione di Giovanni Saracco

25 lug 2011

Lessico imprescindibile

1.      Terra:         luogo unico per viverci nell’immensità cosmica

2.      Coscienza: parte di noi cui non si sfugge

3.      Fede:          accettare di spingersi oltre i propri limiti

4.      Fiducia:      sempre più necessaria, come l’aria

5.      Qualità:      è il futuro, sta a noi decidere quanta

6.      Salute:        stare bene con se stessi

7.      Solidarietà: l’agire umano per eccellenza

8.      Giustizia:   diventi comune pratica di vita

9.      Guerra:      strumento obsoleto nel mondo globale

10. Pace:          essenziale perché il meglio possa prevalere

 

 

 

 

24 lug 2011

Scandalosamente esiguo

L’Africa culla della vita sul pianeta, sta diventando la tomba per milioni di persone, bambini e donne in particolare. Siccità e carestia sono le cause contingenti che si sommano ad altre: colonialismo, sottrazione di risorse naturali, malattie endemiche, malgoverno, guerre. Colpite in particolare Somalia, Kenia, Etiopia.

Il mondo s’è mobilitato per soccorrere la fiumana di persone che fuggono da luoghi dove non riescono più a sopravvivere, verso un altrove costituito per ora da campi profughi sostenuti dalla solidarietà internazionale. Non mancano le iniziative per aiutare persone e famiglie che restano sul posto e porle nella condizione di farcela.

Nonostante le difficoltà economiche in cui versano i cittadini di alcuni paesi sviluppati tra cui l’Italia, restano imparagonabili le condizioni di vita tra queste realtà e quella africana. Prestare aiuto e soccorso umanitario rappresenta quindi una priorità cui ciascuno di noi è chiamato. L’appello è di provvedervi con la generosità sempre manifestata verso popolazioni in condizione di grave afflizione.

Per salvaguardare i conti dell’Italia e difenderla dagli attacchi della speculazione finanziaria, è stata approvata dal parlamento in tempi record una manovra dell’enorme importo di 80 miliardi di euro circa: il doppio di quella realizzata dall’Ulivo nella XIII^ legislatura (1996-2001), che ci consentì l’ingresso nell’euro!

Questo risultato è stato possibile per il senso di responsabilità delle opposizioni che hanno accolto l’invito del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La manovra è comunque squilibrata ed iniqua. Squilibrata perché impostata per il 60% sull’aumento delle entrate e solo per il 40% su risparmi di spesa (E. Morando, “l’Unità” del 18.07.11). Iniqua perché a pagare sono le categorie di cittadini che da sempre versano allo Stato la quota più consistente di risorse necessarie per il suo funzionamento: lavoratori dipendenti, pensionati, artigiani, commercianti, agricoltori, piccoli professionisti, e così via. In poche parole, quanti producono ricchezza vera, beni e servizi essenziali per la vita con il lavoro. Su costoro e sulle loro famiglie gravano inoltre i maggiori costi per l’utilizzo indispensabile di servizi socio-sanitari, trasporti, scuola. Colpiti perfino i loro modesti risparmi, investiti per lo più nei titoli del debito pubblico, bot, btp, cct.

Scandalosamente esiguo l’apporto richiesto ai possessori di patrimoni, rendite e redditi cospicui.

Il governo di centrodestra in carica, debole e percorso da scandali che ne minano ulteriormente la credibilità, intende puntellarsi con gli esiti positivi del comune lavoro svolto.

Occorre invece un cambio di passo con un governo autorevole e credibile che dissuada la speculazione, induca fiducia e coesione nel Paese per attuare il risanamento, assuma i necessari provvedimento per stimolare l’economia e la ripresa promuovendo lavoro, ristabilisca accettabili condizioni di equità nella distribuzione dei sacrifici che tutto ciò comporterà nel tempo. E nel mentre salvaguardi le sostanziali garanzie per una buona qualità di vita per tutti i cittadini, a partire dai meno favoriti.

Alla politica compete fare questo, con sollecitudine e bene. Prestando il massimo rispetto alla democrazia, alla Costituzione ed agli italiani chiamati a sostenere una prova così impegnativa.

 

 

 

 

15 lug 2011

Unioni civili

In Italia è all’ordine del giorno la richiesta di una disciplina delle unioni tra persone, diverse dalla famiglia tradizionale. Si tratta di un fenomeno che ha ormai assunto una significativa valenza sociale. Altri Stati vi hanno provveduto.

Il dibattito è aperto e sono già state formulate proposte, giunte in Parlamento senza diventare legge.

Qualche Comune ha cercato di dare a queste unioni una parvenza di legalità, forzando un po’ la mano all’ordinamento esistente.

Le maggiori difficoltà si manifestano quando si tratta di unioni tra persone dello stesso sesso, che sono anche le più attive nel richiedere un riconoscimento. La loro consistenza è cresciuta, sia per la scelta di esplicitare questa esigenza, sia perché la scienza aiuta a capire meglio le ragioni che presiedono l’instaurarsi di rapporti affettivi così implicanti.

D’altro canto per trovare società evolute con la presenza di comportamenti analoghi e riconosciuti, bisogna rifarsi al mondo greco antico. Successivamente ed ancora in tempi a noi più vicini, essi sono stati stigmatizzati con rozze generalizzazioni di comodo, emarginando e perseguitando le persone interessate.

Ora si ritiene che questo modo d’essere sia riconducibile alle diversità dispensate da madre natura, su cui possono influire atteggiamenti personali, volti a disciplinare in vario modo le rispettive propensioni.

Qui giunti, è evidente il dovere dei governanti di porre a disposizione della totalità dei cittadini, i necessari strumenti per l’esercizio pieno dei loro diritti di cittadinanza, secondo lo spirito e il dettato della nostra Costituzione. Tenendo conto della notevole quantità di lavoro svolto e disponibile.

Abbandonando ogni remora di qualsivoglia natura ed attenendosi strettamente al principio che si tratta di cittadini che rivendicano la possibilità di esprimere al meglio se stessi, come tali, nel consesso civile di appartenenza.

 

 

 

 

13 lug 2011

Fastoso evento

Il solleone non ha fermato l’attivismo del ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta, che nel suo gran daffare ha trovato il tempo per impalmare la graziosa fidanzata Titti Giovannoni, con cambiamento di programma che ha disorientato i precari, ovvero “l’Italia peggiore” autoinvitatisi al banchetto nuziale e non del tutto graditi.

Le fotografie del fastoso evento sono state cedute in esclusiva ed il ricavato devoluto dagli sposi in beneficenza.

Il ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti non era tra gli invitati; risulterebbe pervenuto a Brunetta un plico con l’intestazione dubbia contenente un campione di pregiata essenza che alluderebbe alla virilità.

Il presidente del consiglio era rappresentato dal suo portavoce, latore di un munifico dono e del rammarico di non poterne omaggiare personalmente i diretti interessati. Possibile comunque una sua telefonata nel corso del banchetto.

Durante il protrarsi di una pausa del servizio ai tavoli, gli sposi hanno aderito alle insistenti richieste degli astanti: bacio, bacio, lei seduta e protesa verso l’amato in piedi al suo fianco.

Superando non si sa bene come i discreti ma severi controlli, un precario in irreprensibile abito da cerimonia, si è avvicinato alla coppia donandole un mazzolino di fiori di campo; scusandosi, anche a nome dei colleghi, di non poter fare di più, avendo speso nel noleggio dell’abito e nel viaggio in treno quanto raccolto con la colletta. Allo sposo sono venuti i lucciconi ed ha tosto lanciato un “hip hip hurra”, cui hanno aderito i convitati. Notato nell’occasione il particolare entusiasmo del ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi.

Numerosi brindisi hanno costellato il convivio. Prima di quello finale s’attendeva la telefonata del leader del centrodestra e capo del governo, purtroppo non giunta.

La medesima è poi pervenuta quando il personale stava ormai sparecchiando. Ha risposto lo sposo, ancora lì per caso, assicurando che tutto stava andando molto bene e che anche la legislatura ne avrebbe tratto sicuro giovamento.

 

 

 

 

10 lug 2011

Economia

La ripresa è lenta, l’Astigiano arranca, le famiglie non risparmiano più, anzi si indebitano, dopo aver consumato quanto avevano da parte. La disoccupazione giovanile è al 35%. Tra i pochi segnali positivi l’aumento del 12,4% delle esportazioni nei primi mesi del 2011, rispetto allo scorso anno.

Questo è l’impietoso quadro socio-economico del Piemonte, tratteggiato dalla Banca d’Italia presso la Camera di Commercio di Asti qualche settimana fa.

I sindacati hanno chiesto al Comune di Asti ed all’Amministrazione provinciale, il sostegno per affrontare le situazioni più difficili e l’impegno ad accelerare il lavoro di programmazione in corso, concludendolo con un progetto comune, per la ripresa e lo sviluppo.

Non v’è dubbio che per superare la stagnazione in atto occorra il contributo di tutti, enti locali in testa, poi via via gli altri enti pubblici e le realtà con finalità di pubblico interesse. Ciascuno spendendosi al meglio, coordinandosi e prestandosi a svolgere anche ruoli inediti, perchè inedite sono le cause che estromettono una parte rilevante delle nuove generazioni, dal confronto con la vita attraverso il lavoro. Mentre cresce e si diffonde la consapevolezza che solo lavorando meglio e tutti, si possa vincere la sfida.

Enti e realtà che coinvolgono quindi il loro Personale nella preparazione del progetto comune, sostenendo il protagonismo di quanti vi pongono mano e contribuiranno alla sua realizzazione, non appena esso vedrà la luce. Incoraggiando l’espressione dei talenti personali e valorizzando la volontà e la capacità di assumersi responsabilità.

Una pluralità di soggetti che orienta energie e risorse verso condivisi obiettivi di interesse generale, per contribuire ad arginare la crisi e rilanciare lo sviluppo. Sviluppo che per protrarsi nel tempo dev’essere in armonia con i ritmi vitali di madre Terra.

Facendo leva sulla solidarietà e puntando sul lavoro, fonte preminente di ricchezza vera.

Per il Comune di Asti e l’Amministrazione provinciale chiamati in causa, un’occasione da non perdere, per contribuire a far uscire cittadini ed imprese dalle pesanti difficoltà in cui attualmente versano.

 

 

 

 

6 lug 2011

Figuraccia

Abbiamo sentito e letto l’ennesima figuraccia.
La proposta di manovra, lievitata ormai a 50 miliardi di euro, approvata dal consiglio dei ministri per mettere a posto i conti e ridare fiato all’economia, ha impiegato due giorni per andare da palazzo Chigi, sede del governo di centrodestra, al Quirinale dove lavora il Capo dello Stato!
Nell’esaminare il documento per gli adempimenti di competenza, i collaboratori di Giorgio Napolitano si sono imbattuti in una estemporanea modifica dell’articolo 373 del codice di procedura civile, che non ha alcuna attinenza con la manovra. Con essa il condannato nel processo di appello a pagare una somma non inferiore a 20 milioni di euro, può, a sua discrezione, sospendere il pagamento in attesa della sentenza della Cassazione, versando semplicemente una cauzione.
Ha colto un po’ tutti di sorpresa apprendere che a beneficiarne sarebbe stato il presidente del consiglio, la cui azienda Fininvest è già stata condannata in primo grado a pagare 750 milioni di euro ed è in attesa dell’ormai prossima sentenza di appello.
Ennesimo, inverecondo tentativo rintuzzato sul nascere.
Purtroppo sono anni che si va avanti in questa inconcepibile maniera.
Un potere dello Stato che non perde occasione per tentare di inoculare nel corpo della nostra democrazia elementi distorcenti.
Altri poteri s’oppongono all’abuso.
Il sistema immunitario rappresentato dai cittadini ha finora reagito efficacemente, impedendo l’insorgere di patologie gravi.
Prudenza insegna che è comunque giunto il tempo di prevenire, rimuovendo democraticamente le cause. Prima si fa e meglio è.