L'opinione di Giovanni Saracco

27 gen 2014

Le idee diverse sono una ricchezza.

Ho letto la lettera di Carlo Ventura su “La Stampa” del 23 gennaio scorso, nella quale egli rileva alcune incongruenze presenti nella vita del Partito Democratico di Asti e provincia, nel quale entrambi militiamo.

In particolare Carlo si riferisce al venir meno della possibilità per gli iscritti, di avere la parola durante le riunioni dell’Assemblea provinciale del partito.

Mentre, osserva lui, recentemente è stato consentito di fatto a chiunque, di partecipare addirittura all’elezione del segretario nazionale.

Convengo con Ventura che di democrazia è meglio averne in soprappiù che avvertirne la penuria, aggiungere piuttosto che togliere.

L’auspicio è dunque che l’Assemblea provinciale ritorni sui suoi passi e ripristini la possibilità di parola per gli iscritti presenti alla sue sedute, allargandola semmai anche ai simpatizzanti.

Così da invogliare a parteciparvi, e tenendo conto degli eventuali apporti.

Infatti per apprezzare la democrazia e svilupparla non c’è niente di meglio che praticarla, sempre ed in ogni circostanza, con senso di responsabilità, perseverante pazienza e spirito di servizio.

Dimostrando concretamente che le idee diverse sono una ricchezza, se trovano nel partito il luogo in cui convergere a sintesi unitarie, forza propulsiva e antidoto sicuro contro il formarsi di fazioni a sé che brigano solo per prevalere.

27 gennaio "Giorno della Memoria"

Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa abbatteva i cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz e liberava i prigionieri superstiti.

La data è stata assunta come “Giorno della memoria”, istituito in Italia con apposita legge nell’anno 2000, per ricordare la Shoah, l’olocausto di 6 milioni di ebrei; di zingari, omosessuali, oppositori politici, prigionieri militari, e diversi in generale, rastrellati dai fascisti e dai nazisti in Germania, in Italia con le leggi razziali del 1938, e nelle nazioni occupate, e fatti morire di lavoro, angherie, stenti e torture, per realizzare il folle disegno di Hitler e dei suoi accoliti, di dominio della pura razza ariana.

Tutto questo è potuto succedere in Europa, culla della civiltà.

Rigurgiti turpi dell’ideologia che ha portato a questo orrore si manifestano qua e là, pochi giorni fa in Italia, rintuzzati dagli ordinamenti democratici e dal sistema immunitario della stragrande maggioranza dei cittadini che sanno, non dimenticano, tramandano e vigilano.

Perché non si ripeta.

26 gen 2014

Azionista di maggioranza.

Sia come sia, le elezioni politiche a venire si dovranno tenere con una nuova legge elettorale, visto che il “porcellum” vigente da anni è stato recentemente dichiarato incostituzionale dalla Consulta, che nell’occasione ha chiarito i principi da salvaguardare legiferando in materia.

D’altro canto è notorio che il governo Letta è a termine, cioè durerà solo il tempo per realizzare gli obiettivi per cui è stato costituito ed ha ottenuto la fiducia in Parlamento, tra cui appunto, la nuova legge elettorale.

Siccome il Partito Democratico è “l’azionista di maggioranza” di questo governo, s’è fatto carico di redigere alcune proposte che ha sottoposto a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, intrattenendo attraverso il nuovo segretario nazionale Matteo Renzi i necessari rapporti.

Forza Italia pur essendo all’opposizione ha condiviso una delle proposte, che si richiama alla legge elettorale spagnola.

Successivamente la medesima è stata approvata a larga maggioranza dalla Direzione nazionale del PD.

Subito formalizzata come disegno di legge è stata depositata per l’avvio del prescritto iter parlamentare, durante il quale potranno essere introdotti miglioramenti, facendo salvi i principi generali su cui si fondano le intese raggiunte.

Nel corso dell’intenso lavorio svolto con inusuale solerzia, s’è aperta nel Paese una positiva discussione, che nel PD ha portato Gianni Cuperlo a rassegnare le dimissioni da presidente del partito, motivandole con il piglio decisionista e un deficit di qualità democratica da parte del segretario Matteo Renzi.

La voglia di giocarsela, l’impegno e la determinazione sono alcuni dei tratti che caratterizzano il segretario e l’hanno portato così in alto nelle primarie e nella considerazione dei cittadini.

La prassi e il modo di fare di tutti nel Partito, iniziando da lui e dagli altri dirigenti, non deve intaccare la sostanza della democrazia, ma la deve sviluppare, ponendo l’attenzione a critiche e proposte, suscettibili di migliorare questo e quant’altri provvedimenti saranno assunti nel corso del nostro tempo, nonché la vita stessa del Partito Democratico.

Nell’interesse ed a beneficio di tutta l’Italia, a partire da quanti ne hanno fin d’ora più bisogno.

 

17 gen 2014

Ed ogni cittadina/o pretenda e verifichi che venga fatto non meno di questo.

È di tutta evidenza che la crisi pesa di più su cittadini e famiglie con modesti redditi fissi da lavoro dipendente o pensione, e su quanti il lavoro non ce l’hanno, o l’hanno perso, o sono in cassa integrazione.

E che questa situazione ha coinvolto significative porzioni di lavoratori autonomi, tanto da stimare che i poveri in Italia, secondo i parametri correnti per indicare questo stato, sfiorino ormai il quinto della popolazione, cioè 12 milioni circa.

Di pari passo sono aumentate ansie, preoccupazioni, timori, paure ed è diminuita la fiducia di poter uscire senza ulteriori danni da questo difficile e lungo periodo, scandito da episodi drammatici con la perdita di vite umane.

Con lo stagnare di iniziative di quanti potrebbero fare, intraprendere, creare lavoro, inducendoli a ritirarsi nel proprio guscio in attesa di tempi migliori, non si sa da chi promossi e attuati, né quando. Per vincere questa riluttanza contagiosa non basta la constatazione che qualche timido segnale di ripresa pur s’intravvede, ad opera di coraggiosi che non si danno per vinti; pochi tra quanti portano responsabilità di classe dirigente a livello politico, economico, finanziario, culturale, etico.

Allora cosa occorre fare per ridare fiducia all’Italia del lavoro ed a quella che dispone delle risorse per alimentare la ripresa; in cui tutti abbiano stimoli ed interesse ad essere della partita?

Ma sant’Iddio, bisogna constatare insieme, certo da punti di vista molto diversi: l’élite finanziaria che dalla crisi ci guadagna, quanti hanno beni e risorse cospicue da salvaguardare, i più che hanno dato fondo a tutti i risparmi per stare a galla, fino alla moltitudine dei senza lavoro, che abbiamo solo da perdere se il malessere scalfisce, intacca, indebolisce la democrazia.

Traendone le debite, eque e responsabili conclusioni.

Perché la democrazia è presidio essenziale e leva potente per riformare le regole ed eliminare storture ed ingiustizie sulle quali si regge lo statu quo, che frena il cambiamento verso un’economia nuova e di qualità, per stare bene tutti.

Quindi da subito ogni atto di governo, anche il più modesto, a partire dai Comuni fino allo Stato, deve realizzare un tassello del previsto e noto mosaico di riforme, migliorando in pari tempo le condizioni di vita di cittadini, famiglie, lavoratori, imprese, attribuendo la priorità a quanti stanno peggio.

Ed ogni cittadina/o pretenda e verifichi che venga fatto non meno di questo.

Paperino e Qui, Quo, Qua.

Alla interessante e pertinente provocazione dell’editorialista Luca Ricolfi su “La Stampa” del 13 gennaio scorso, circa la competenza di Renzi e della giovane segreteria nazionale del Partito Democratico a trattare i problemi del lavoro, paragonandoli ai tre anatroccoli di Walt Disney, ha fatto riscontro una sbarazzina ma non impertinente lettera del diretto interessato al quotidiano, nella quale, stando al gioco, fa notare che i tre nipotini del fumetto qualche problema lo risolvono, mentre zio Papero non ci azzecca proprio.

Fuori di metafora, Renzi richiama poi il “Piano del lavoro” già presentato con il titolo Jobs Act, e spiega perché il Partito Democratico l’ha fatto, e cosa si prefigge di realizzare per l’Italia.

Prendendo per esempio di petto il problema del 42% di giovani senza lavoro, una vergogna che viola la Costituzione e priva il Paese di una risorsa vitale capace di dare una salutare scossa al sistema che langue.

Analogamente per altri nodi irrisolti che angustiano gli italiani, i quali vedono nelle proposte avanzate e nella determinazione per realizzarle, il cambio di passo cui tutti siamo chiamati a contribuire per uscire dai guai, governo Letta in primis.

Non v’è dubbio che questo modo spiccio ed irrituale di fare, può suscitare qualche perplessità per gli scarsi precedenti cui rifarsi.

D’altro canto se di nuovo si deve trattare, questo non può che essere inedito, altrimenti che nuovo sarebbe?

Se infine il Financial Times ritiene la proposta del Partito Democratico “una scommessa che vale la pena di andare a vedere” [….] “per le molte cose positive che essa contiene” in attesa di conoscerne i dettagli, vuol dire che non siamo di fronte a degli sprovveduti ragazzotti, ma semmai a giovani che conoscono i loro limiti, non patiscono timori reverenziali, si impegnano e confrontano vigorosamente e democraticamente alla luce del sole, e chiedono di essere valutati in base ai risultati concreti cui si perverrà, non tra anni ma nel giro di qualche mese.

 

Stamina

L’argomento staminali e metodo stamina tiene banco tra speranze, dubbi, perplessità, contrarietà.

Ci rifletto da cittadino dopo essermi documentato leggendo: E. Soresi “Il cervello anarchico”, UTET 2005; E. Soresi e altri “Guarire con la nuova medicina integrata”, Sperling & Kupfer Editore, e seguendo il dibattito in corso.

Esprimo il succo di quanto m’è parso di avere capito.

Prima di adottare qualsivoglia pratica medica o somministrare farmaci, si deve disporre dell’evidenza scientifica, cioè sperimentale, che quanto si propone non solo non nuoccia, ma giovi al paziente e lo aiuti a guarire.

Per evitare che il paziente diventi una cavia inconsapevole.

Ci sono quindi protocolli e regole da osservare per accertare e dimostrare che si è seguito il percorso giusto; con i preposti che controllano.

Nel caso della produzione di cellule staminali e del loro impiego, le aspettative sono elevate perché potrebbero rigenerare e guarire “naturalmente” organi malati.

Va da sé che pazienti affetti da patologie per le quali non si dispone ancora di cure risolutive, nutrano particolari e più urgenti speranze.

C’è però da decidere se considerare le staminali alla stregua della somministrazione di farmaci o come trapianti; perché diverse sono le procedure autorizzative e di controllo da adottare.

Nel primo caso infatti l’utilizzo deve essere preceduto da una sperimentazione ormai usuale e collaudata; mentre se le si considera trapianto è di somma importanza accertare previamente le caratteristiche e la qualità delle cellule e la loro idoneità ed efficacia nei confronti della patologia da curare.

Cosa tutt’altro che agevole allo stato delle cose; ragion per cui gli esiti del confronto scientifico e l’etica comportamentale potrebbero risultare determinanti.

Recentemente la ministra della sanità ha nominato i membri del nuovo comitato che dovrà esprimersi sul metodo stamina.

 

Palla lunga e pedalare.

Arrigo Sacchi sosteneva che i 4 minuti durante i quali, mediamente, ogni giocatore di calcio tratta il pallone nel corso della partita (90:22=4,09), hanno a che fare con le capacità personali di ogni atleta e da queste dipendono; mentre nei restanti 86 minuti è compito dell’allenatore impartire le opportune disposizioni su come muoversi e cosa fare, cioè come stare in campo.

Si tratta di ragionamento condivisibile e confermato dalle innovazioni tecnico-tattiche che continuano ad essere adottate in questo gioco collettivo tra i più belli, capace di divertire i protagonisti e far divertire gli spettatori.

Sulla loro importanza ed efficacia non ci sono dubbi, se si raffrontano le disposizioni impartite da trainer del passato – palla lunga e pedalare, di Sperone – con gli arzigogoli posti in atto dai più preparati tra quelli attuali.

Trovare il giusto equilibrio, armonizzare la disciplina di come muoversi in campo senza pallone, con la personalità, il carattere e le doti dei singoli, e fare discendere il risultato favorevole alla propria squadra dalla qualità complessiva del gioco che si esprime, è l’esito cui tutti ambiscono.

Per realizzare il quale ormai concorrono più professionalità, insieme e quelle strettamente attinenti la pratica sportiva; tra cui nutrizionisti, psicologi, psicoterapeuti, oltre agli assistenti religiosi presenti da sempre.

Competenze e doti che se compresenti in giusta misura nella stessa persona – è il caso di Nereo Rocco e, forse, di Helenio Herrera tra i primi a disporne – contribuiscono certamente a collocarla ad alto livello nel mestiere.

Tra queste persone non pare esagerato annoverare oggi Giampiero Ventura del Torino, che con capacità, umanità, acume e pazienza sta dando ai singoli ed alla squadra un’impostazione originale, capace di suscitare il meglio di ognuno, stimolando l’espressione di qualità e potenzialità sopite, oppure sopperendo alla penuria di doti naturali valorizzando l’impegno perseverante.

Un lavoro che avvantaggia il gioco, lo spettacolo e la classifica; contribuendo inoltre alla formazione di persone che sanno stare al mondo come si deve.

 

 

 

8 gen 2014

Italia, Europa, Mondo dal punto di vista de "il Manifesto" di domenica 5 gennaio scorso.

Italia.
Giuseppe Onofrio, direttore Greenpeace Italia scrive che “ L’Italia è un Paese che non ha mai fatto seriamente i conti col proprio passato e la propria storia. E questo vale anche per alcune delle questioni ambientali irrisolte e oscure, come quelle delle ‘navi a perdere’ o la gestione criminale dei rifiuti tossici. Oppure “come l’inquinamento delle aree industriali – da Taranto a Porto Torre, da Marghera alle tante aree da bonificare – (dove) la battaglia per la tutela dell’ambiente in cui viviamo e per affermare il principio che ‘chi inquina paga’ è ancora in corso”. Si vedano in proposito i guasti causati nella “Terra dei fuochi” in Campania ma non solo.Girando l’Italia per presentare il suo libro ’Il costo della vita’: la tragedia dei 13 operai della Mencavi di Ravenna, morti nel 1987 mentre pulivano la stiva di una nave gasiera, Angelo Ferracuti racconta di incontri con giovani che sopravvivono lavorando quando possono; di lavoratori a rischio di mesotelioma pleurico per avere inconsapevolmente manipolato amianto senza le necessarie protezioni, di fabbriche ed altre attività dismesse e di rilocalizzazioni selvagge che hanno lasciato solo desolazione. Specchio di un Paese, scrive, “dell’Europa ai tempi del neoliberismo, il risultato tangibile di un capitalismo selvaggio” che, citando Volponi, “fa pagare da sempre agli altri le sue sofferenze”.
Europa.
Riferendosi all’appello ‘invertire la rotta’ di un gruppo di intellettuali, tra cui Stefano Rodotà e Guido Rossi, “che auspica un deciso cambio di rotta delle politiche europee e, in particolare, la non applicazione dell’obbligo di pareggio di bilancio previsto dal fiscal compact”, Monica Frassoni partecipa al dibattito che s’è aperto, osservando che politiche europee più incisive per uscire dall’austerità, sono possibili solo se dalle elezioni del 24 maggio prossimo uscirà un Parlamento europeo che “investa in attività industriali sostenibili e in nuovi lavori verdi [….] Un’Europa forte e fiera” capace di politiche di accoglienza, scudo contro derive autoritarie, la corruzione e il malaffare; decisa a realizzare una vera unione bancaria e separare attività speculative da quelle di credito.Secondo l’autrice per avere un Parlamento con queste caratteristiche bisogna cambiare la legge elettorale per le europee riducendo l’attuale sbarramento dal 4% al 2%; contrastando così il fronte anti Unione nostrano formato da FI e M5S e l’astensione.
Mondo
Aldo Garzia si chiede retoricamente se discutere su Cuba si può, senza cadere nel clima da derby Roma-Lazio.Cuba, perché si tratta di una situazione emblematica di come uscire con la democrazia dalla rivoluzione castrista.Ci sarebbero una serie di fatti concreti che fanno ritenere possibile l’evento.Il regime cubano ha introdotto significative liberalizzazioni all’esercizio di attività private; il 29 ottobre scorso l’Assemblea delle Nazioni Unite ha votato quasi all’unanimità contro l’embargo economico degli Usa verso Cuba; sono state introdotte più possibilità di ottenere visti per spostarsi da un Paese all’altro.Il tutto sintetizzabile nella stretta di mano tra Obama e Raul Castro in occasione del recente funerale di Nelson Mandela.L’articolo si conclude con una citazione di Galeano sull’imprescindibilità dell’apertura democratica, che deve essere operata dai cubani autori della loro rivoluzione.D’altro canto l’alternativa è un imprevedibile redde rationem dal sapore di guerra civile, che nessuno auspica, nemmeno Washington. 

6 gen 2014

Messaggi di fine 2013.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato seguito in tv da 10 milioni di italiani, il 2,8% in più dello scorso anno.

Per dare l’idea delle condizioni di vita in Italia, ha commentato alcune delle decine di migliaia di lettere che riceve ogni anno da cittadine/ini.

Serve il coraggio e la capacità di voltare pagina per fornire risposte a chi la sfanga con fatica, oppure non cela fa più, ed a quanti non si danno per vinti ma sono stati lasciati soli in questa contesa impari, è stato il suo imperioso richiamo alle classi dirigenti; dalla sua posizione istituzionale sopra le parti e di garante della Costituzione e dell’unità nazionale.

Impegnandosi a ricoprire l’alta funzione cui è stato insistentemente chiamato, prima dalle forze politiche che non riuscivano a trovare l’intesa e successivamente dal voto dei tre quarti del Parlamento in seduta comune ,“fino a quando la situazione dell’Italia e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le forze me lo consentiranno”.

S’è dichiarato fiducioso sulla possibilità di superare le perduranti difficoltà, se il loro peso sarà ripartito equamente, se si punterà sul lavoro, la solidarietà non abbandonerà chi sta peggio,il governo e il parlamento manterranno finalmente gli impegni assunti, e dialetticamente saldo rimarrà il nostro rapporto con l’Unione Europea.

I falchi di Forza Italia hanno invitato a non accendere la tv e ad esporre il tricolore per boicottare il messaggio presidenziale. L’iniziativa non ha raccolto le adesioni che i promotori s’attendevano, anche se il loro leader –l’ex deputato Giuseppe Moles –ha dichiarato di essere soddisfatto dei 28.000 contatti avuti.

Sul suo blog Grillo, portavoce del M5S, ha tenuto una sorta di contemporaneo contro messaggio, chiedendo alla sua maniera al Capo dello Stato di dimettersi, prima della richiesta di impeachment che il movimento minaccia da un po’.

Circa le elezioni per il rinnovo del Parlamento dell’Unione Europea che si terranno il prossimo mese di maggio, egli ha espresso posizioni politiche vicine alla Lega nord ed alla destra francese della signora Le Pen, molto critiche verso la cessione di sovranità da parte degli Stati membri e della moneta unica, considerate tra le cause dei guai in cui si trovano alcuni Paesi, tra cui l’Italia.