L'opinione di Giovanni Saracco

25 lug 2017

Nemmeno se casca il mondo!

Anche Pier Luigi Bersani avrà le sue ragioni per affermare: “Ci vuole un nuovo Sessantotto. Senza una svolta il governo cade” (La Stampa, 13 luglio scorso)

Ci sono i giovani che cercano invano un lavoro perché stiamo appena uscendo da una crisi lunga e velenosa determinata da avventurieri della finanza che hanno vanificato il lavoro dei più e li hanno impoveriti spostando denaro dalle loro tasche alle proprie ed aumentando smisuratamente il potere che ne deriva.

Tra questi ricchi di denaro ci sono anche imprenditori non da poco e ad essi si è rivolto recentemente Papa Francesco esortandoli ad intraprendere seriamente secondo la Costituzione, cioè operando anche con finalità sociali e pagando il giusto di tasse  (artt. 41 e 53).

Denaro che viene tutt'ora utilizzato per fare altro denaro sottraendolo all'economia reale che pena, e si orienta a risparmiare sul lavoro affidandolo ai robot.

Ci sono poi i servizi forniti dallo Stato e da altri enti pubblici che lasciano a desiderare in punto efficienza e qualità.

La criminalità organizzata maneggia per sé una incredibile quantità di miliardi di euro che penalizza ulteriormente lo stragrande numero di persone dedite ed  oneste ed il loro lavoro.

L'insicurezza e la povertà sono spettri che intimoriscono e toccano strati sociali da sempre indenni.

Per uscire come Paese verso una normalità moderna occorre riconoscere e premiare comportamenti onesti, probi, retti.

Chi può cimentarsi in un'opera di questo genere oggi in cui stentiamo addirittura a dotarci di una legge elettorale che consenta almeno maggioranze parlamentari e governi che durino l'intera legislatura ?

Quanti conoscendo bene a cosa vanno incontro si candidano a metterci mano ed hanno già dimostrato di avere voglia, volontà, energia, testa e quant'altro occorre per ottenere i consensi necessari per passare dalle parole ai fatti, coinvolgendo in profondità ed estensione quanti ci stanno; connotandosi come insieme capace di gioire e soffrire senza demordere. Nemmeno se casca il mondo!

21 lug 2017

Di persone in carne ed ossa.

Ho letto l'estratto del libro "Avanti" di Matteo Renzi su "la Repubblica" del 9 luglio scorso e  non mi trattengo dal dire la mia fin d'ora.

Si parla di noi italiani ma non solo, di persone in carne ed ossa che insieme ad altre cose dedicano un po’ del loro tempo a fare politica di sinistra, cioè ad occuparsi dei problemi di tutti, quindi anche dei loro, convinti che così si trovano le soluzioni migliori.

Per ottenere i risultati sperati dobbiamo valorizzare il meglio di ciascuno distinguendolo dal ciarpame inevitabilmente presente. Aprirsi ai cambiamenti quindi intanto anche personalmente iniziando dai proponenti.

Certo conoscendo e tenendo conto degli errori propri e di quelli altrui per non ripetere gli stessi.

Rivangarli e rinfacciarli come colpe che marchiano indelebilmente e sono di ostacolo a qualsiasi cambiamento, anche di se stessi, non va bene. Se si ricoprono ruoli importanti ricordarsi che si è al servizio del bene comune e dell'interesse generale specie in una materia così delicata come i rapporti tra  persone.

Perfino l'eventuale possibile malanimo perdurante va messo in conto senza che la dialettica tesi-antitesi-sintesi abbia a patirne.

Certo i tempi delle decisioni potranno allungarsi un po’ ma l'investimento resta e continuerà a produrre buoni esiti ancora in tempo utile.

Per sua intrinseca natura un sano relativismo è connaturato all'attività politica avendo a che fare con l'irripetibile unicità di ogni persona e del suo farsi insieme Paese, Continente, Mondo perché solo così si potrà stare  meglio tutti.

Applicando in particolare gli articoli 3, 4, 10, 34, 41, 53 della nostra Costituzione (vedi oltre).

 

Costituzione italiana (estratto)

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 10

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Art. 41.

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

 

12 lug 2017

Solo grazie al digitale.

Dicono gli esperti che "viviamo in ambienti sempre più complessi che funzionano solo grazie al digitale". Una opportunità di cui stiamo scoprendo via via  potenziale, limiti, pericoli di utilizzo improprio o addirittura arbitrario, soperchievole, piratesco; cioè tutta la gamma del verosimile umano ed oltre che in rete diventa immediato e globale.

Quindi di una rilevanza imponente da comprendere e finalizzare a vantaggio dell'interesse generale e del benessere di quanto vive sul Pianeta.

Soprattutto se si avvererà l'ipotesi che entro il 2025, cioè prestissimo, il 50% delle persone vivrà in città cablate, cioè sempre più connesse e, diciamo, digital-dipendenti.

Una situazione da immaginare ed acquisire fisiologicamente da parte di tutti, specie dalla generazione anziana con meno dimestichezza per questo genere di novità, per evitare di rimanere indietro e contare poco nelle decisioni da assumere.

Un rischio che si corre già ora è di lasciar fare fiduciariamente ai competenti. Infatti con le risorse finora accumulate è possibile appropriarsi di molto potere e fare il bello e cattivo tempo, senza che i più nemmeno se ne accorgano subito.

Qualche segnale in questo senso c'è già stato, rintuzzato con efficacia dai più accorti tra gli utenti della rete cui stanno giustamente a cuore le impareggiabili conquiste che essa consente in termini di libertà e diritti.

È quindi essenziale che anche in questo caso si estenda ed acuisca la consapevolezza che per fare andare bene le cose che riguardano tutti ognuno di noi deve fare la propria parte.

 

5 lug 2017

Il sindaco di Moncenisio.

Nella attuale situazione di effervescenza politica e dei partiti rifacciamoci alla Costituzione e in particolare: art.. 49 "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale"; art. 54 "… I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge."; art. 67 "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Applicando questi tre articoli secondo l'insegnamento e l'esempio dei "migliori" – Stefano Rodotà tra questi ma anche il sindaco di Moncenisio –  si è sulla strada giusta per fare bene le cose.

Curando la conoscenza della politica e della democrazia iniziando dai maestri antichi fino ai contemporanei. Consapevoli quanto entrambe siano impegnative, faticose, impervie ma anche stimolanti, gratificanti e capaci di liberare endorfine fisiologiche.

Anche per contenere le distanze tra enunciazione di principi e valori condivisi e gli atti quotidiani che ciascuno è chiamato a svolgere, senza che abbiano a patirne l'equilibrio e la salute personale.

Utilizzando i partiti che posseggono quanto occorre per svolgere i compiti oggi immani loro attribuiti.

Non conventicole quindi nella disponibilità di chi se le inventa per ragioni e/o interessi che nulla hanno a che vedere col dettato costituzionale.

Convenendo che alle migliori intenzioni devono fare seguito fatti concreti e coerenti con esse.

Con il consenso e la legittimazione dell'operato dei governanti da parte dei cittadini con  tempi e  modalità relazionate alla complessità di quanto si tratta, aiutandosi a capire e migliorare

Curiosi per l'eclatante risultato ottenuto dal centrodestra nei ballottaggi del 25 giugno scorso per l'elezione dei sindaci, cui hanno concorso circa un terzo dei voti che al primo turno avevano votato M5S!

Sapendo che non basta disporre del potere di decidere per farlo al meglio; né si può pretendere che le scelte giuste ottengano lì per lì il consenso che si meritano.

Mentre può essere coraggioso e meritorio assumere decisioni nell'interesse generale e del bene comune non rinviabili, per le quali si intuisce che il consenso dei cittadini non potrà che pervenire  postumo.

Essere aperti e ricettivi, disponibili al confronto critico-costruttivo può trasformare la gestione pro-tempore del potere in una positiva esperienza di vita senza uguali per tutti.