L'opinione di Giovanni Saracco

30 ago 2016

Terremoto

Il terremoto del 24 agosto scorso che ha colpito alcuni comuni delle province di Rieti e di Ascoli Piceno causando un rilevante numero di morti e feriti e ingenti danni materiali e migliaia di sfollati, ha mobilitato la generosità degli italiani fin dal primo momento, coinvolgendo anche molti cittadini di altri Paesi.

Dopo avere apprestato con abnegazione ed efficacia i soccorsi necessari si tenta di capire se ad un fatto così drammatico possono avere concorso negligenze, trascuratezze o inosservanza delle norme antisismiche negli interventi effettuati sugli edifici e manufatti in genere specie pubblici o di uso pubblico e/o fruenti di contributi pubblici, e come operare nella ricostruzione sulla quale si sta già ragionando.

In altre parti del mondo su cui incombe il rischio sismico – si cita spesso la California negli Usa e il Giappone –  scosse di intensità 6,5 dell'apposita scala avrebbero causato vittime e danni in misura imparagonabilmente inferiore rispetto a quanto è successo.

Quindi si sa come fare per aumentare la sicurezza delle nuove costruzioni e di quelle esistenti con costi inferiori a quanto si spende per rimediare al disastro che abbiamo sotto gli occhi.

Si sa anche che in circostanze abbastanza simili il Friuli nel maggio del 1976 fece in fretta e bene la ricostruzione, mantenendo l'identità dei luoghi colpiti dal sisma, frutto dell'intelligenza e  dell'acume di generazioni di persone che hanno realizzato opere consone ed atte a soddisfare le loro esigenze con pochi mezzi e per quanto possibile in  armonia con l'ambiente certamente esigente.

Ed è con questo spirito che occorre lavorare coinvolgendo passo passo persone Enti e realtà istituzionalmente interessate e/o disponibili a collaborare, ricordando sempre che i destinatari del tutto sono i cittadini che hanno perso tutto oltre alla irrimediabile scomparsa di persone care.

Per evitare che a loro restino "solo gli occhi per piangere" ma prefiggendosi che quanto si fa diventi esempio e anticipazione di quanto si dovrà fare in  situazioni analoghe non necessariamente causate dal terremoto, come ad esempio le pessime periferie di molte città del nostro tempo, luoghi di scadente qualità in cui alligna malessere e rifiuto per quanti vi abitano senza intravedere possibilità di redenzione.