L'opinione di Giovanni Saracco

28 ago 2014

Il solito scopone del pomeriggio sulla spiaggia.

Il solito scopone del pomeriggio sulla spiaggia andò buco a causa del vento che faceva volare le carte.

Ma i giocatori non se ne andarono per proprio conto com’era già successo, ma rimasero lì a discutere con alcuni giovani che s’erano aggiunti, della situazione dell’Italia, dell’Europa e del futuro, nel contesto nazionale che stenta a prendere atto che se vogliamo uscire dalla crisi bisogna cambiare quanto ci ha portati. E che ben poco resterà come prima se vogliamo che i giovani possano costruirsi un futuro più vicino possibile alle loro aspirazioni e capacità; gli anziani abbiano la certezza di condizioni dignitose dopo una vita di lavoro, e la generazione di mezzo disponga della continuità di lavoro per provvedere alle esigenze proprie e della famiglia ed arrivare ad una pensione decente, sia come dipendenti che come lavoratori autonomi.

Per fare tutto questo occorre lavorare insieme con il giusto dosaggio di esperienza, competenza, capacità e volontà di fare, con la sana e generosa propensione a rischiare che è propria dei giovani, per rimuovere incrostazioni, disfunzioni, inadeguatezze, ritardi che rendono l’agire quotidiano della macchina pubblica (ed anche privata) non efficiente nel funzionamento, non efficace per raggiungere gli obiettivi che ci si dà, non economica cioè troppo costosa.

Dei benefici che si ricaveranno trarranno giovamento tutti, ma in particolare la maggioranza che vive solo con il frutto del proprio lavoro, ora insopportabilmente tartassata se paragonata con il poco finora richiesto alla minoranza detentrice della grande ricchezza.

Il rilevante numero di giovani che ai vari livelli si sono assunti responsabilità politiche e di governo, insieme ai meno giovani che sanno il fatto loro ed hanno accettato di spendersi per aumentare consistenza e credibilità di quanto si sta facendo, insieme ai risultati ottenuti, lasciano intendere che siamo sulla strada giusta.

Ma il quid che può aiutare molto fino a fare la differenza, è dato dall’atteggiamento personale di ciascuno di noi che ovunque operi e comunque la pensi, sia improntato a ricercare e proporre soluzioni più adatte, migliori e fattibili di quelle avanzate, rivendicandole con senso di responsabilità e orgoglio.

Sia che ciò accada in un partito od organizzazione politica ovvero nel libero dibattito in altre sedi, ove il confronto è finalizzato a sintetizzare in proposta politica il meglio delle opinioni che si confrontano. 

 

Langhe, Roero e Monferrato.

L’intervento di Giovanni Vassallo su “La Stampa” del 26 agosto scorso entra con disincantata, competente proprietà nel vivo del problema di come far fruttare al meglio il riconoscimento Unesco di Patrimonio dell’Umanità di importanti porzioni di territorio vitato di Langhe, Roero e Monferrato con strutture ed attività connesse.

Proponendo di fare squadra, mettendoci il meglio di quanto già disponiamo e facendolo interagire, affinché l’offerta che ne scaturirà soddisfi un ventaglio di aspettative più ampio possibile, da mettere alla prova già con l’Expo 2015 ormai alle porte.

Sul presupposto già collaudato che le differenze esistenti possono e devono diventare pungolo, stimolo all’integrazione tra specifici che lavorano insieme per migliorarsi senza omologarsi, ma rimanendo tali per continuare a svolgere il loro ruolo nel tempo.

Mettendo via via a punto quanto la pratica suggerirà, progredendo nella collaborazione con gli indubitabili, tangibili vantaggi cui si perverrà e dei quali tutti potranno godere in proporzione dell’impegno profuso.