L'opinione di Giovanni Saracco

21 set 2012

Fiat

La Fiat chiude tutto o parte a Torino, Cassino, Melfi, Pomigliano cioè con l’auto in Italia, per andare da qualche altra parte perché rende di più agli azionisti?

Una cosa è certa, “Fabbrica Italia” e i 20 miliardi di investimenti promessi da Marchionne a tutti due anni fa sono rimessi in discussione, causa il peggioramento delle condizioni di mercato. Senza avere la pretesa di sapere chissà cosa, da questa pagina dicemmo già allora che le capacità di produrre auto in Europa superavano del 30-40% le richieste del mercato, per cui occorreva riconvertire la produzione degli stabilimenti in soprannumero.

Ora questo problema ritorna appesantito dalle illusioni propinate e coltivate finora mentre il tempo trascorso e le condizioni sopravvenute rendono difficile trovare soluzioni alternative (si parla di decine di migliaia di posti di lavoro in ballo, compresi quelli nell’indotto).

Fin d’ora va detto però forte e chiaro che la Fiat non può lavarsene le mani in questo modo: s’intende l’amministratore delegato Sergio Marchionne e l’azionista di maggioranza rappresentato dalle famiglie Agnelli. Lo stesso governo sa che il dio mercato non risolve tutto e che non basta creare le condizioni che esso predilige perché ciò avvenga.

S’attende quindi una vigorosa e incisiva azione congiunta Fiat-governo, volta semmai a trovare alternative a livello europeo ed anche oltre, con i protagonisti che spendono il meglio di sé per giungere a soluzioni efficaci e durature. Coinvolgendo lavoratori e imprenditori e loro rispettive organizzazioni.

Meglio prevenire – per quanto ancora possibile – che trovarsi comunque sul gobbo un ulteriore problema di questo genere, senza aver fatto l’impossibile per porvi rimedio.

Parliamo di stabilimenti Fiat, cioè del più importante produttore italiano di autoveicoli per l’Europa ed il resto del mondo, e non della “boita” in cui ho mosso i primi passi di metalmeccanico durante la guerra 1940-45, per passare alla Fiat negli anni ’50, migliorando la mia professionalità che ha concorso a costruirmi un futuro meno incerto di quello che oggi si prospetta per i suoi lavoratori.

 

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