L'opinione di Giovanni Saracco

22 mar 2013

Brevi riflessioni su alcuni argomenti all'ordine del giorno.

Lavoro. Posto che il costo medio di un posto di lavoro sia 75 mila euro, che un punto di Pil (Prodotto interno lordo) valga 15 miliardi e che i disoccupati siano 3,5 milioni, per ottenere la piena occupazione occorrerebbero 260 miliardi circa (cioè 3,5 milioni per 75 mila). Supponendo di voler ottenere questo risultato in 10 anni occorrerebbe investire 26 miliardi l’anno. Somma importante ma non impossibile da recuperare; guardando anche all’Europa e oltre e dimostrandoci Paese affidabile. In particolare per gli esborsi iniziali atti a fare ripartire l’economia nei settori in cui siamo particolarmente versati, per uno sviluppo nuovo, di qualità, sobrio, ecocompatibile, durevole. A seguire sarà la stessa ripresa a produrre quanto occorre.

Economia. Si leggono messaggi che a prima vista paiono contraddirsi: “Made in Italy, il 2013 parte col turbo. A gennaio esportazioni più 8,7% e import meno 1.8%. Agroalimentare record con un più 21%” (pag. 24, “La Stampa” 19.03.2013). “Cala il fatturato e la cassa vola. Ordinativi meno 12,8% in 3 mesi, e boom delle ore in cassa integrazione guadagni straordinaria” (pag. 47 di Asti e provincia “La Stampa” citata).

Si dovrebbe dedurre che a livello nazionale la situazione tende a migliorare, mentre nell’Astigiano stagna? Propendo per questa ipotesi, da indagare però per capire meglio.

Un aiuto temporaneo sta arrivando dallo sblocco di 70 miliardi che le imprese attendono dalla Pubblica amministrazione per lavori e prestazioni già effettuate da tempo. In attesa di decisioni nazionali che aiutino il Paese ad orientare energie e risorse in direzione univoca.

Finanziamento dei partiti, equità. Quello pubblico è già stato dimezzato nella scorsa legislatura. Ci sono proposte (tra cui quella del Partito Democratico) per rivedere modalità e fonti e dare una più compiuta disciplina all’attività dei partiti e organizzazioni analoghe. Nel frattempo sospendere ogni erogazione.

Un’accelerazione verso l’equità viene dalla Svizzera e dal Parlamento italiano.

La Svizzera sta riducendo i compensi ai manager nei limiti di una accettabile proporzione con gli altri lavoratori e tenendo conto dei risultati concretamente ottenuti dalle realtà cui sono preposti.

In Italia i nuovi presidenti della Camera dei deputati e del Senato si sono autoridotti i proprii emolumenti di un terzo, e lavorano per ottenere altrettanto da tutti i parlamentari, utilizzando l’autonomia gestionale di cui godono ambedue i rami del Parlamento.

Non v’è dubbio che disporre presto di un governo operativo, capace e autorevole sarebbe di sicuro giovamento per le molte cose che bollono in pentola.

 

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