L'opinione di Giovanni Saracco

5 nov 2013

Smagliature operative.

Ancora considerazioni dopo quelle di due giorni fa, relative ai congressi locali del Partito Democratico.

La partecipazione facilitata con il tesseramento lì per lì ai lavori congressuali ed alle votazioni per il rinnovo dei coordinatori dei circoli, dei segretari provinciali e dei delegati ai congressi provinciali, avrebbe richiesto un coinvolgimento maggiore nei dibattiti e nei confronti, in particolare per le “new entry”, che purtroppo non c’è stato.

D’altro canto l’adozione di adempimenti formali meno implicanti del tesseramento, come avvenuto ed avverrà per la partecipazione alle elezioni primarie, avrebbe creato inammissibili disparità tra tesserati e non, consentendo a questi ultimi pari diritti senza assumersi i corrispondenti doveri.

Quindi il tesseramento su due piedi per funzionare richiede un di più diffuso di senso di responsabilità e di etica. Che non accetta di acquisire semplicisticamente ed in modo acefalo dei numeri, semmai intensifica e migliora il lavoro per costruire consensi consapevoli.

Ricordandosi dell’importanza della prevenzione. E che germi e virus attaccano in prevalenza organismi vulnerabili – partiti compresi – il cui sistema immunitario è per qualche ragione carente.

Rafforzarne perciò l’efficienza e curarne il buon funzionamento, dissuade e previene gli attacchi. E se si dà comunque il caso, li contrasta con autonoma immediatezza ed efficacia.

Ci si renda infine conto che l’inedita procedura adottata per il tesseramento ha lasciato spazi di discrezionalità, con i quali gli addetti ai lavori hanno giocoforza dovuto fare i conti, anche improvvisando.

È possibile che in tali circostanze si siano verificate smagliature operative di cui avrebbe approfittato una malintesa competitività, con forzature, abusi e/o altro.

Di cui, se ricorrono gli estremi, se ne occuperanno i preposti organi di partito, cui compete altresì rimediare alle anomalie procedurali emerse nel corso della recente esperienza applicativa.

 

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