L'opinione di Giovanni Saracco

3 nov 2013

Incominciamo dagli errori.

Quando uscirà questa paginetta i congressi del Partito Democratico a livello locale e provinciale saranno pressoché svolti, e si conosceranno i cambiamenti cui hanno dato luogo.
Augurandoci fin d’ora che gli stimoli che hanno animato il confronto congressuale si ricompongano nella coesione indispensabile per continuare con rinnovata lena il lavoro verso l’uscita dalle difficili condizioni in cui viviamo.
Già ora è però possibile trarre dall’impegno profuso alcune indicazioni, utili per confermare molte cose buone fatte, individuare quelle migliorabili, e gli errori da evitare in futuro.
Incominciamo dagli errori.
Avere consentito a tutti i cittadini che lo desiderano di partecipare al voto, tesserandosi senza particolari formalità, ha significato offrire ulteriori opportunità per occuparsi di politica, condividendo idealità, principi, orientamenti e modi di fare, ricavandone apporti nuovi e disponibilità di cui giovarci tutti.
Tralignare, discostarsi dalla “ratio” che ha motivato questa scelta, abusarne, non è cosa accettabile e può diventare biasimevole, riprovevole, o peggio, quanto maggiore risulta lo scostamento.
Quindi se e dove si è incorsi in questo errore esso sarà certamente rilevato e sanzionato dai preposti organi di Partito, rimediando altresì agli eventuali esiti alterati che ne siano conseguiti.
Circa le cose migliorabili si attende che conclusi i congressi non ci siano vincitori e vinti, ma che tutti i talenti e quanto di buono è emerso sia utilizzato in modo appropriato.
Potendo contare su competenze, ruoli e responsabilità assegnate, per perseguire insieme con determinazione gli obiettivi democraticamente decisi.
Ci sono infine le cose buone e sono tante. A partire dal lavoro organizzativo svolto encomiabilmente dagli organici di Partito ormai ridotti all’essenziale, e da una moltitudine di volontari compresi i candidati ai vari livelli.
La mobilitazione ha suscitato un interesse diffuso che ha portato alle iniziative ed ai seggi un numero rilevante di cittadini.
Se si può paragonare il Partito Democratico ad una persona, si può dire che essa si trova all’età della pubertà – adolescenza in cui si manifestano le potenzialità, che curate e sviluppate portano ad una giovinezza vigorosa e feconda su cui contare, per costruire col lavoro in Italia un futuro per sé e migliori condizioni di vita per tutti.

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