L'opinione di Giovanni Saracco

17 dic 2016

Scienza del vivere.

Massaia, sostantivo femminile che definisce la donna dedita alla cura e amministrazione di casa e famiglia, attività o meglio professione del tutto priva di riconoscimenti di qualsiasi tipo; ricordo l'abbozzo di misera pensione solo nel caso di indigenza di qualche decina di anni fa.

Eppure sono ancora numerose – e non solo di risulta – le donne che la svolgono con insospettabili competenze, consentendo di sfangare la vita anche con redditi modesti.

La presenza di prole ne esalta sensibilità, tatto, delicatezza di cui beneficia certo la famiglia ma anche scuola e società, che se ne avvalgono come tacita ed efficace intermediaria.

Tonnellate, sì tonnellate, di alimenti passano dalle sue mani: dall'acquisto al mercato delle materie prime al consumo sul desco.

Depositaria di nozioni ed esperienze enciclopediche maturate facendo, spesso con scolarizzazione limitata all'obbligo.

Eccelle nell'assistenza infermieristica e nei rapporti relativi, scolasticamente aggiornata, sa di pedagogia, nozioni di idraulica pratica, a suo agio in sartoria, ancora un po’ misterioso il funzionamento dell'auto ma in panne non ci resta, informata su mercuriali e pratiche burocratiche più correnti, conosce gli sport più diffusi, capace nei rapporti umani, attenta sulle circostanze della vita altrui, memoria per tutti: compleanni, onomastici ed altre utili ricorrenze, cura con equilibrio la vita sentimentale ed emotiva.

Quanto valga tutto questo lo si comprende soprattutto quando viene meno ed altri debbono sopperirvi..

Se ha ancora senso l'adagio "esperienza vale titolo" alla massaia va certamente riconosciuto quello di livello magistrale in "Scienza del vivere", da attribuirsi a semplice richiesta presentando la fotografia di famiglia sottoscritta da tutti i componenti effigiati.

 

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