L'opinione di Giovanni Saracco

9 feb 2018

Il bicchiere metà pieno.

Dare all'Italia un nuovo parlamento ed un governo che funzionino bene è un compito democratico da prendere molto sul serio

Sul che fare con il diritto-dovere del voto le opzioni sono: andare o non andare ai seggi il 4 marzo prossimo; andarci per votare o deporre la scheda bianca.

Se si va e si depone la scheda bianca significa che nessuna formazione politica e nessuno dei candidati in lista soddisfa. Un ulteriore passo sarebbe votare chi si reputa più vicino alle proprie aspettative.

La cosa migliore sarebbe trovare identità di vedute con una lista ed i candidati della medesima, così da esprimere il voto nella pienezza della sua espressione, come la nuova legge elettorale consente di fare.

Di seguito sintetici ragionamenti su quanto viene sostanzialmente proposto agli elettori.

Coalizione di centrodestra. Si tratta di un coacervo con di tutto un po’ ed il suo contrario, il cui collante è la logica ferrea di: "intanto arriviamo nella stanza dei bottoni poi si vedrà". Due delle tre principali formazioni di cui è costituita: Forza Italia e Lega sono già state insieme al governo per non poco negli ultimi vent'anni con gli esiti a tutti noti, con il tracollo finale e le dimissioni del governo Berlusconi per evitare il peggio al Paese nel pieno della crisi. Certo, c'è stato un rinnovamento delle persone nei due partiti e nelle liste ma l'ultima parola continua a dirla Berlusconi ormai logoro, immemore, ripetitivo. Per avere un centrodestra affidabilmente di governo come l'Italia avrebbe bisogno non pare ancora giunto il tempo.

M5S. Si può sintetizzare da quanto espresso dal suo leader Di Maio alla tv da Lilly Gruber (La 7, "8 e mezzo" 29 gennaio 2018). Cioè che presenterà la sua proposta di governo rappresentativo dell'Italia prima delle elezioni con il programma. Se l'esito delle elezioni lo consentirà governerà da solo. Se non lo consentirà ma otterrà l'incarico di formarlo dal Capo dello Stato, non farà alleanze ma proporrà alle altre forze politiche di aderire al proprio programma migliorandolo all'occorrenza e votando la fiducia al suo governo in parlamento. Un misto di ingenuità e supponenza che lascia sconcertati.

Coalizione di centrosinistra. Ha governato con Letta, Renzi e Gentiloni i due terzi della recente legislatura ponendo mano e attuando provvedimenti attesi da tempo ed altri più discutibili, ma uscendo dalla crisi ed avviando la ripresa con una impronta socialmente più equa nella ripartizione della ricchezza prodotta da lavoratori e sistema delle imprese. Con particolare attenzione verso lavoro, giovani, donne, famiglie, pensionati; parità salariale tra i generi, equo salario minimo. Suscitando condizioni favorevoli per la riduzione del debito pubblico sotto 100 punti del Pil entro un decennio. Ed altro ancora.

Il riconoscimento elettorale di quanto fatto può giovarsi di esplicite dichiarazioni che confermino Gentiloni e la diffusa credibilità che il suo operato riscuote, nella eventuale formazione del nuovo governo; con Renzi a fare la sua parte a sostegno guidando il partito.

Coalizione con "Liberi e Uguali". Il 7% pare la quota di consensi cui può ambire per rappresentare idee, esperienze, saperi, esigenze, bisogni per sé ed a servizio dell'Italia. Prefiggendosi obiettivi su cui sia possibile convergere strada facendo.

Se gli scarni cenni di questa paginetta aiuteranno a intravvedere il bicchiere metà pieno in virtù dell'ottimismo della volontà cui s'attinge ebbene, continuando a lavorare alacremente, concreti possibili risultati positivi non mancheranno.

 

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