L'opinione di Giovanni Saracco

8 mar 2018

Per quanto ne capisco.

Provo a dire per quanto ne capisco.

Domenica 3 marzo scorso gli elettori hanno scelto di mettere alla prova di governo la coalizione di centrodestra a trazione Matteo Salvini ed il M5S con leader Luigi Di Maio.

Affidando alla coalizione di centrosinistra col Partito Democratico – insieme con quanto sta alla sua sinistra a partire da Liberi e Uguali – il ruolo di oppositori.

La prova inizierà con l'elezione da parte del Senato del suo Presidente; analogamente per quanto concerne la Camera dei Deputati.

E proseguirà con l'incarico del Presidente della Repubblica ad una persona – verosimilmente di una delle due forze politiche menzionate oppure di uno dei presidenti dei due rami del Parlamento – di esplorare la possibilità di mettere insieme una maggioranza capace di esprimere un governo da sottoporre al voto di fiducia del Parlamento unitamente al programma che intende realizzare.

Programma magari ambizioso, una sorta di miracolo, oppure più modesto ma essenziale, consistente nella messa a punto della legge elettorale vigente ov'essa non ha portato al risultato di eleggere una maggioranza ed una opposizione di legislatura.

Dopodiché si andrà a nuove elezioni auspicando di ottenere questo risultato. Da utilizzare anche nel tempo a venire, cioè maggioranza e opposizione che si alternano alla guida del Paese con naturalezza, considerando le differenze uno stimolo positivo e la diversità dei programmi come capacità di esprimere il meglio nel momento dato, dal punto di vista degli interessi generali e del bene comune.

Accorti nel fare tesoro soprattutto degli errori per non ripeterli; senza privarsi del contributo degli erranti che se ne fanno carico.

Con la Costituzione come stella polare per tutti, indigeni e migranti.

E la presenza da protagonisti nell'Unione Europea in divenire; a sua volta protagonista continentale nel mondo globale.

 

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