L'opinione di Giovanni Saracco

22 mar 2018

Costi quel che costi.

Sono passati quarant'anni dal rapimento ed assassinio di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana ed in predicato per diventarlo anche della Repubblica, per mano delle Brigate Rosse.

Un gruppo di forsennati che tenne sotto scacco lo Stato negli anni settanta del secolo scorso.

Chi ne orientò effettivamente l'azione, o le manipolò o interferì, non è tutt'ora certo; la tragica vicenda dello statista si inquadra in questo contesto.

L'intervista al figlio Giovanni ("la Repubblica" 13 marzo 2018) dà conto di come stanno le cose e termina così: "Ma oggi lei è più interessato alla verità o alla giustizia? La verità è l'unica forma di giustizia possibile. È la verità che fa giustizia" risponde Giovanni.

La verità con la "v" minuscola, perché quella con la "V" maiuscola non è di questo mondo.

Quindi è questa verità che dobbiamo continuare a cercare, soprattutto tenendo conto del lavoro istituzionale che Aldo Moro stava compiendo: quello di portare a responsabilità di governo il Partito Comunista di Enrico Berlinguer, che ad una delle assise del comunismo mondiale affermò l'esaurirsi della spinta al cambiamento espressa da tale forza.

Quindi due precursori di politiche che oggi diamo per scontate ma che allora mettevano in discussione equilibri e interessi enormi.

Che non impedirono ad entrambi di fare quello che ritenevano necessario e giusto fare, consapevoli delle fatiche e dei rischi anche personali cui andavano incontro. Mettendo al primo posto i vantaggi che ne derivavano in termini di equità e giustizia sociale e di applicazione e realizzazione della Costituzione.

Idealità forti e menti eticamente motivate e determinate, così da annoverare Aldo Moro ed Enrico Berlinguer tra quanti ne onorarono il dettato di svolgere le funzioni loro affidate" con disciplina ed onore".

Costi quel che costi.

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