L'opinione di Giovanni Saracco

4 dic 2012

Ballottaggio

Ecco i primi dati del ballottaggio primarie del centrosinistra del 2 dicembre scorso: votanti oltre 2 milioni 300 mila; Pierluigi Bersani voti 1 milione 400 mila circa (60%); Matteo Renzi voti 900 mila e rotti (40%).

Si ricorda che al primo turno i votanti furono circa 3 milioni dei quali 1 milione 395 mila (45%) per Bersani e 1 milione 105 mila (36%) per Renzi.

Regolarità delle operazioni di voto e sollecitudine nello scrutinio delle schede garantite da oltre 100 mila bravi volontari nei 9 mila seggi.

Le primarie sono state una sfida vera, che tra i 5 concorrenti: P. Bersani, M. Renzi, N. Vendola, Laura Puppato, B. Tabacci, ne ha selezionati due, Bersani l’usato sicuro, e Renzi l’incalzante. Nel testa a testa ha vinto il primo.

Nel loro insieme i concorrenti e l’indotto che ne è scaturito, hanno rappresentato uno stimolo per la buona politica, un corroborante per il Partito Democratico e il Centrosinistra, ritrovato vigore per l’Italia.

Bersani sarà quindi il candidato leader alle elezioni politiche di primavera e potrà ricevere l’incarico di formare il nuovo governo dal Presidente della Repubblica, se il centrosinistra vincerà le elezioni.

In questo caso si aprirebbero prospettive nuove con la possibilità di attuare politiche legittimate dal voto popolare, che confermino il percorso virtuoso del governo Monti, ma praticate tenendo conto degli esiti dei provvedimenti adottati finora, delle mutate situazioni, delle diverse priorità che ci si dà.

Con la consapevolezza che la ripartenza dell’economia per la ripresa e lo sviluppo nuovo richiede la salvaguardia del lavoro che c’è e la creazione di nuovo anche con investimenti esteri, coesione sociale, il credito per le aziende, il ritorno di denari nelle tasche di chi non ne ha più, lo spostamento di risorse private dalla rendita alle attività produttive, il consistente recupero di quote di evasione, la solidarietà contributiva specie dei grandi patrimoni secondo il dettato costituzionale.

 

 

 

 

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