L'opinione di Giovanni Saracco

11 gen 2013

Si può fare.

Poco più di un anno fa il governo Monti ha iniziato a lavorare sostanzialmente su tre obiettivi: evitare il baratro e porre in sicurezza i conti pubblici; interrompere la stasi dell’economia e l’emorragia di posti di lavoro e rilanciare entrambi per un nuovo sviluppo; riportare in mani italiane quote del debito pubblico e ridurre il suo ammontare al di sotto del Pil.

Oggi si può considerare a buon punto il primo obiettivo, il cui consolidamento richiederà ancora interventi di razionalizzazione organizzativa e funzionale dello Stato. Il prezzo dei sacrifici occorrenti lo stanno pagando soprattutto le persone e le famiglie con modeste possibilità. Ad esse non si può chiedere di più, anzi bisogna iniziare a restituire.

Il secondo obiettivo è stato appena abbozzato e richiede l’apporto di risorse variamente allocate e l’utilizzo di opportunità finora trascurate. Per renderle disponibili e attivarle occorre: perseguire la criminalità organizzata e confiscare i proventi dei reati; recuperare l’evasione fiscale, tassare le attività finanziarie e speculative; rendere fiscalmente convenienti le assunzioni di giovani e gli investimenti nei vari comparti produttivi, indurre le banche ad erogare credito.

Al terzo obiettivo si è posto mano senza pervenire a risultati concretamente apprezzabili, anzi il debito pubblico è ancora aumentato superando i 2 mila miliardi di euro e raggiungendo il 125% del Pil. Infatti è convincimento diffuso che alla vendita di immobili dello Stato non più utilizzati e di partecipazioni varie, alla revisione dei canoni per l’uso di beni demaniali ed altre iniziative prospettate, debba accompagnarsi una patrimoniale di scopo applicata con criteri di progressività (art. 53 Costituzione), facendo salve le prime case.

Il molto che resta da fare deve entrare come priorità nei programmi delle forze politiche che hanno a cuore le sorti del Paese, specialmente in occasione delle prossime elezioni del 24-25 febbraio per la formazione del nuovo Parlamento. Quindi programmi fattibili, seri, vincolanti per chi li propone. Candidati scelti dai cittadini mediante le primarie e con parità di genere, ed eletti che ci mettano la faccia, capacità, impegno e le migliore energie per realizzarli. Chi è maggioranza porti avanti il programma, chi è opposizione controlli che così sia.

Si può fare ed è ora di dimostrarlo.

 

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