3 dic 2013

Se c'è qualcosa che non va diciamocelo.

Ancora su come uscire dalla crisi col lavoro e per uno sviluppo nuovo, riducendo il debito dello Stato dall’attuale 130% del Pil al 100%.

Se ne esce lavorando in di più, in prospettiva tutti, e meglio. Per ottenere questo risultato occorre investire in modo mirato; ma per fare ciò lo Stato non ha i denari necessari.

Il 90% degli italiani ha ormai consumato i risparmi per stare a galla.

Invece il 10% possiede patrimoni per 4500 miliardi. Da lì devono uscire gli investimenti per ripartire; lasciando ai privati interessati la scelta tra il prelievo fiscale dell’ammontare necessario, oppure orientare i proprii investimenti in modo appropriato per ottenere il risultato desiderato.

Allo Stato il compito di proporre un quadro generale equo e credibile entro cui operare queste scelte.

Sempre allo Stato compete ridurre il proprio debito sotto il 100% del Pil, senza gravare ulteriormente sui contribuenti ormai esausti, specie se percettori di redditi fissi: stipendi, salari, pensioni, ecc., risparmiando 30 miliardi in 3 anni sul totale della spesa pubblica di 800 miliardi l’anno; e ricuperandone altrettanti dall’evasione fiscale di oltre 150 miliardi annui. Ed inoltre cedendo con oculata capacità porzioni di patrimonio non indispensabili per il suo buono e sano funzionamento. Ed ancora utilizzando le economie sui pagamenti degli interessi sul debito via via decrescente; nonché giovandosi dell’aumento del Pil con l’economia in ripresa.

Come ordini di grandezza ricordiamoci che un punto del debito pubblico vale circa 16 miliardi ed i punti da diminuire sono 30. Quindi in totale servono 480 miliardi nell’arco di una quindicina d’anni; cioè 32 miliardi l’anno.

Parrebbe tutto alla nostra portata senza sconvolgere alcunché.

Si tratta certo di ipotesi da uomo della strada, seppure con qualche esperienza.

Se c’è qualcosa che non va diciamocelo. Grazie.

 

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