L'opinione di Giovanni Saracco

16 mag 2017

Joseph Stiglitz e Enrico Morando.

Due particolari e importanti punti di vista sulla situazione in Italia e in Europa espressi da Joseph Stiglitz Nobel per l'economia nel 2001 e da Enrico Morando viceministro dell'Economia in due recenti interviste rilasciate rispettivamente a "La Stampa" l'11 maggio scorso e a "la Repubblica" il 12 maggio.

Il premio Nobel asserisce che nel nostro tempo i ricchi lo sono sempre di più a fronte dei poveri che aumentano e stanno sempre peggio. E che non è il destino cinico e baro a determinare queste condizioni ma il perpetuarsi di ingiustizie che ingigantiscono le disuguaglianze; mettendo a rischio intere popolazioni e finanche la coesione  sociale e la stessa democrazia, aggiungo di mio.

Rimuovere le ingiustizie è compito della politica e lo si può fare guardando, ad esempio, ad alcuni Paesi del nord Europa che vi provvedono da tempo.

Stiglitz afferma poi che i parametri con i quali si valuta lo stato delle economie nei vari Paesi non si basano su analisi economiche proprie ma sono decisi discrezionalmente da chi ha il potere di farlo, quindi non certo dai meno abbienti. E che pertanto possono e debbono essere ridefiniti.

Occorre infine farsi dare di più da quanti la ricchezza non fa difetto, per soccorrere i molti ai quali non è andata così bene. Così da contribuire "al benessere di tutti".

Il vice Ministro Enrico Morando ritiene che gli squilibri in Europa tra i Paesi in cui l'economia tira e gli altri in disavanzo possono essere corretti e governati e rientrare nella norma se chi sta meglio, la Germania per esempio, fa investimenti e sollecita la domanda aggregata, cioè non pensa solo ai vantaggi per sé ma contribuisce a realizzare un contesto equilibrato nel quale tutti stiano meglio.

Egli stima che la situazione in Italia e in Europa sia stabile e che il nostro Paese debba avvalersi del nuovo europeismo propugnato da Macron giovane presidente francese; riducendo da parte sua le tasse per i lavoratori e le imprese per ulteriori 18-20 miliardi di euro.

Realizzando inoltre in Europa un istituto che si occupi di disoccupazione non fisiologica, coltivando parallelamente iniziative già in atto per incrementare la domanda.

Dalle due interviste si ricavano elementi e proposte complementari nelle quali è ben identificata una politica riformista che tiene conto delle specifiche condizioni dei singoli Stati nazionali, nei confronti dei quali un'Europa sovranazionale rappresenta garanzia di stabilità che consente di operare senza patemi nel lavoro di lunga lena che ci attende.

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