L'opinione di Giovanni Saracco

5 dic 2017

Mi sono pizzicato alcune volte.

Mi sono pizzicato alcune volte per accertarmi di essere desto. È successo domenica 26 novembre scorso vedendo su rai 1 "Che tempo che fa".

Silvio Berlusconi stava ripetendo quasi alla lettera quanto detto ventitrè anni fa quando scese in campo "per difendere l'Italia dal comunismo", riducendo in brache di tela gli italiani con lo "spread" a 540 punti, lui dimissionario da capo del governo, e un nuovo governo d'emergenza per tamponare la drammatica situazione in cui aveva precipitato il Paese.

Come se non bastasse vi aggiunse condanne che lo privarono, tra l'altro, del cavalierato e dalla possibilità di ricoprire qualsiasi carica istituzionale.

Con il recente ricorso all'Alta Corte Europea di Strasburgo si ripromette di ricuperare soprattutto la possibilità di candidarsi alle prossime elezioni politiche, sperando di vincerle e di ricevere dal Presidente della Repubblica l'incarico di formare il nuovo governo

Riprendendo, come se nulla fosse, l'andazzo che portò l'Italia sull'orlo del baratro.

Aiutato ora dalla Lega di Salvini e da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, con i quali Forza Italia è in coalizione.

Rivendicando il valore aggiunto di consensi personali che i sondaggi paradossalmente gli attribuiscono nonostante tutto.

Il personaggio ha  perso dunque un po’ di pelo ma non il vizio.

Contendergli i consensi diventa quindi il primario dovere politico del Partito Democratico e della coalizione di cui sarà parte, dopo l'impegnativo lavoro di costruzione in corso.

Utilizzando la forza che verrà dal voto di donne e uomini per continuare le riforme volte ad ammodernare lo Stato al servizio del lavoro di cittadini, famiglie, imprese e per estenderne l'accesso a quanti lo desiderano.

Utilizzando la ricchezza che si produce per migliorare le condizioni di vita a partire dalle persone che più ne hanno bisogno.

Rammentando che lo scopo principale della buona politica è di fare in modo che ad ogni persona sia data la possibilità di sviluppare le proprie capacità, perché possa esprimere il meglio di sé per sé e giovando in modo unico ed irripetibile al progresso del Mondo globale.

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