L'opinione di Giovanni Saracco

19 dic 2017

Questa è la posta in gioco.

In vista delle elezioni politiche della prossima primavera si stanno delineando le coalizioni che si contenderanno i seggi nei due rami del Parlamento: Camera dei deputati, Senato della Repubblica.

Perché questa è la posta in gioco.

Verosimilmente si tratterà del centrodestra con la Lega di Matteo Salvini; Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e Forza Italia di Silvio Berlusconi specchietto per le allodole, perché incandidabile con sentenza passata in giudicato.

Del centrosinistra con il Partito Democratico di Matteo Renzi, gli  Europeisti di Emma Bonino, i Socialisti della "Rosa nel pugno", i Nuovi verdi, i Centristi per l'Europa di Pierferdinando Casini, una parte di AP che si divide dopo che il suo leader Angelino Alfano ha deciso di non ricandidarsi.

Del M5S che fa coalizione a sé.

Dalla recente formazione "Liberi e Uguali" che coalizza la sinistra.

I sondaggi sulle intenzioni di voto evidenziano che centrodestra, centrosinistra e M5S si dividerebbero sostanzialmente la maggioranza dei voti, ma nessuno otterrebbe la maggioranza dei seggi in Parlamento; né si possono ipotizzare alleanze tra loro dopo il voto per formarla.

Nemmeno "Liberi e Uguali", data al 7% circa dai sondaggi, potrebbe risultare determinante nella non attuale ipotesi di un'alleanza col centrosinistra dopo le elezioni.

Una situazione di stallo.

Che potrebbe indurre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a prorogare la durata del governo Gentiloni per l'ordinaria amministrazione per dare il tempo di trovare una soluzione.

Handicap analogo nel quale è già incorsa la Spagna qualche tempo fa uscendone senza subire danni.

Una scossa positiva potrebbe comunque darla la candidatura di persone volitive, capaci, competenti, probe, eticamente motivate a servizio dell'interesse generale e del bene comune.

Tali da fare tornare la voglia di ritornare a votare a milioni di italiani che non ci vanno più.

Rimescolando così democraticamente il tutto e distillando il meglio, per raggiungere direttamente  o attraverso alleanze serie, programmatiche e di legislatura  la maggioranza occorrente.

 

 

 

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