L'opinione di Giovanni Saracco

17 apr 2018

Novemila miliardi.

Prima della crisi da cui stiamo uscendo il risparmio privato in Italia ammontava a circa 9mila miliardi di euro; ora si è dimezzato ma resta sempre quasi il doppio del debito pubblico del nostro Paese.

Una risorsa importante da tutelare e valorizzare per aiutare la ripresa e per generare  sviluppo nuovo.

Le banche che fanno bene il loro mestiere offrano ai risparmiatori investimenti affidabili per il loro gruzzolo messo insieme con rinunce e sacrifici.

Ci sono già prodotti finanziari con queste caratteristiche; tra questi i Pir, Piani individuali di risparmio ed altri sono allo studio.

Ci sono però anche casi di investimenti rischiosi proposti dalle banche ai propri clienti da cui esse traggono sostanziose provvigioni, come l'acquisto di diamanti: un salasso per i risparmiatori che hanno avviato serrati contenziosi rivendicando che siano le banche a farsi carico delle perdite subite. Buone ragioni ad essi riconosciute con rimborsi che si stanno effettuando

Anche l'offerta di titoli derivati con a base le quotazioni del petrolio, non però quelle del mercato ma calcolate con astruse modalità note soltanto agli specialisti, stanno provocando danni: come la perdita del 15% del capitale investito e zero interessi per la durata triennale dei titoli.

Analogamente a quanto sopra le banche che hanno promosso l'acquisto di questi titoli utilizzando il rapporto fiduciario con i loro clienti, dovranno farsi carico delle conseguenze negative che si stanno verificando.

Si conferma quindi l'assunto che il risparmio privato può essere virtuosamente orientato al perseguimento di obiettivi costituzionalmente rilevanti (articoli 41 e 47: “L'iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale […]”; “La Repubblica tutela il risparmio in tutte le sue forme […]”) solo se le banche tutelano i risparmiatori che vi si affidano.

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