L'opinione di Giovanni Saracco

28 feb 2014

Movimento 5 Stelle.

A seguito delle elezioni di febbraio 2013, entrano nel Parlamento Italiano circa cento deputati e oltre cinquanta senatori, perlopiù giovani; ben rappresentate le donne.

Con liste messe in piedi attraverso la rete, con Beppe Grillo e Roberto Casaleggio proprietari del simbolo, che dichiarano di puntare nel tempo al 50% dei voti più uno, per realizzare una sorta di palingenesi mediante internet.

Tagliando fuori tutti i corpi intermedi in cui si articola la nostra democrazia rappresentativa costituzionale, ponendo il cittadino nella condizione di esercitare direttamente la sovranità di cui è titolare.

Denunciando le insufficienze dei partiti, i mali e le ingiustizie reali a danno dei più deboli, formulando giuste istanze e proponendo un metodo operativo inedito, quindi discutibile.

Fin dalla formazione del primo governo il presidente incaricato Pier Luigi Bersani prima, ed Enrico Letta poi ricevettero un rifiuto sdegnoso alle loro proposte di collaborazione, inducendo quest’ultimo a cercare altrove il consenso necessario, con la formazione delle cosiddette larghe intese.

In tali occasioni il M5S ribadì la sua indisponibilità ad accordi con chicchessia, riservandosi di convergere di volta in volta su provvedimenti ritenuti coerenti con la propria impostazione ideale: fare emergere l’incapacità delle forze politiche a risolvere i problemi del Paese.

Già in questa fase il M5S fu attraversato da dubbi e perplessità circa l’efficacia di una impostazione politica che lo isolava nella realtà in cui operava.

E ci furono le prime defezioni ed espulsioni di parlamentari.

Recentemente con Renzi presidente incaricato, Grillo si dichiarò indisponibile a partecipare alle consultazioni, ma dovette andarci perché la rete così decise. Nella circostanza egli si comportò con ostentato, indisponente distacco, noncuranza e perfino derisione.

E siamo ai giorni nostri, con altri parlamentari che se ne vanno dai Gruppi della Camera e del Senato, dimettendosi o trasmigrando altrove.

Per emanciparsi da tutele, insofferenti agli aut aut, specialmente se si considera completato il loro apprendistato politico e la prevalente voglia ed il piacere di mettersi alla prova.

Convinti in ciò dal paragone, che quanto vale per i cittadini elettori circa l’espressione diretta della sovranità personale, debba anche valere per i cittadini eletti.

Come autorevolmente affermato dall’art. 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincoli di mandato”.

 

 

 

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