L'opinione di Giovanni Saracco

5 feb 2014

Chi trova un amico/a trova un tesoro.

Amicizia.

Un bene multivalente escogitato dagli umani, entro il quale c’è quanto serve per giovare alle persone coinvolte, spesso molto utile, non infrequentemente perfino essenziale, determinante.

Contiene il potenziale massimo se intercorre tra donna e uomo, perché a tutto il resto aggiunge  la naturale sensibilità e complementarietà di genere: cioè quanto non hai tu ce lo metto io.

È annoverabile tra i beni di cui il nostro tempo patisce la penuria.

Non è fungibile con singoli specialisti, perché essi rappresentano solo una parte del tutto.

Attenzione, compassione, affetto, amore, una giostra sulla quale gli amici salgono a turno a seconda del momento: cioè come pazienti o docenti.

E sono certi di potervi ricorrere all’occorrenza, e di ricevere o dare quanto serve al momento per non soggiacere alle contrarietà della vita.

Sostituisce nulla ma insaporisce tutto.

Consente di aprire il cuore, certi di non essere violati ma compresi e aiutati.

Tanto forte da non perdersi nemmeno al venir meno di un coniugio rettamente inteso, ma continuando a connotare in modo civile e perfino cordiale i rapporti tra le persone interessate.

Intrigante perché può manifestarsi in circostanze e con modalità impensate, e necessita di poche ma qualificate attenzioni che hanno a che fare con l’intimo delle persone, per consolidarsi e svilupparsi.

E può addirittura contribuire a creare le condizioni per prevenire efficacemente l’insorgere di scompensi che aprono la strada a degenerazioni biologiche, contro le quali il mondo cerca con fatica rimedi a posteriori.

 

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