L'opinione di Giovanni Saracco

5 nov 2012

Sandy

L’uragano “Sandy” che ha investito il nord-est degli Stati Uniti, New York compresa, ha causato oltre un centinaio di morti e danni materiali ingentissimi che non hanno precedenti in casi del genere.

Il tragico tributo umano e l’enorme costo da sostenere per rimettere in sesto strutture e infrastrutture danneggiate e ricostruire quelle distrutte dal cataclisma, indurranno gli Usa a vincere la riluttanza e ad occuparsi seriamente delle cause dei cambiamenti climatici attribuibili alla dissennata attività dell’uomo sulla Terra?

Essendo ormai dimostrato statisticamente e scientificamente che le emissioni di sostanze inquinanti (anidride carbonica co2, e non solo) in quantità non metabolizzabili dall’ecosistema, determinano “l’effetto serra” con l’impossibilità per il calore solare in sovrappiù sulla Terra di dissiparsi naturalmente nell’atmosfera.

Questo calore ha già aumentato la temperatura media di circa 2 gradi centigradi, un valore elevato che sovverte delicati equilibri realizzatisi in milioni di anni nell’universo, determinando: abnorme evaporazione delle acque superficiali, aumento delle maree e dei venti, concentrazione delle piogge, riduzione e parziale scomparsa dei ghiacciai polari e montani, migrazioni di fauna terrestre e marina.

Le gravi conseguenze di ciò sono ormai sotto gli occhi di tutti a partire dai danni alle produzioni agricole, alla siccità, carestie e all’enorme aumento del potenziale distruttivo degli eventi naturali. Al punto che le economie e la sicurezza dei paesi colpiti in particolare quelli sviluppati e sulla via di esserlo, sono messe a dura prova.

Così da chiedersi se non sia più saggio e vantaggioso spendere somme certe per eliminare per sempre le cause che provocano questi disastri, piuttosto che limitarsi a tamponarne le drammatiche conseguenze, lasciando che essi continuino, ed aumentino inesorabilmente nel tempo le nefandezze conseguenti.

Fino a rendere invivibile il Pianeta.

 

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