L'opinione di Giovanni Saracco

9 nov 2012

Operazione onestà.

Per continuare a riflettere insieme sul presente e sulle prospettive, è utile fare il punto su alcuni temi già trattati.

Uno degli interrogativi è se Mario Monti e il suo governo potevano raggiungere gli stessi buoni risultati, distribuendo in modo più equo e giusto i sacrifici necessari: chiedendo cioè di più a chi ha del superfluo e meno o nulla a chi ha poco o niente.

Non si può certo escludere che potessero; sta di fatto che hanno scelto la strada che sappiamo.

Toccherà al nuovo governo, espressione della maggioranza che uscirà dalle elezioni politiche della primavera prossima, migliorare il già fatto ed introdurre stimoli per fare ripartire il lavoro e l’economia. Per un nuovo sviluppo incentrato su: innovazione, imprenditività, solidarietà, equità, giustizia, merito, salute, eco-compatibilità. Operando affinché consistenti disponibilità finanziarie passino dalla rendita agli investimenti produttivi.

Nel frattempo l’attuale governo trovi il modo di lasciare un po’ di euro nelle tasche di chi non ne ha più per campare, o per tenere in piedi piccole attività uniche fonti di reddito per quanti le praticano. Recuperando le risorse necessarie dai risparmi nella gestione dello Stato e di altre istituzione e dal taglio dei privilegi ov’essi si annidano.

Ha ragione da vendere il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel sostenere che la legislatura deve giungere alla sua scadenza naturale; prima della quale il Parlamento deve approvare almeno due delle leggi attualmente in discussione: quella di stabilità, la nuova legge elettorale.

Circa le insistenti e giuste richieste di ridurre il numero dei parlamentari si ricorda che occorre modificare la Costituzione, che agli artt. 56-57 stabilisce siano 630 alla Camera dei deputati e 315 in Senato.

Sono infine evidenti le difficoltà della politica a dare risposte adeguate ai problemi sul tappeto, e la crisi dei partiti a svolgere efficacemente e con onore i compiti che la Costituzione riconosce loro (artt. 49-54).

Per fare buona politica occorrono infatti capacità, dedizione, etica. Qualità non innate ma da promuovere, riconoscere, valorizzare. Le difficoltà nascono dal fatto che per troppo tempo di questo s’è tenuto scarso o per nulla conto.

La crisi dei partiti deriva dall’essersi dedicati alla gestione del potere trascurando il servizio ai cittadini ed imponendo addirittura i candidati alle elezioni. La rivolta degli elettori ha determinato resipiscenze, che nel Partito Democratico hanno portato alle primarie e all’incandidabilità per chi ha problemi con la giustizia.

E’ maturo il tempo per una radicale e generale “operazione onestà”.

 

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